Con il contributo determinante dei voti di proprietà di Silvio Berlusconi passa la prima lettura della riforma al Senato. Si tratta di un prova in aula che ha dimostrato che, numeri del voto alla mano a differenza di poche settimane fa, Forza Italia è qualcosa di più di un potere ancillare nei confronti del Pd. Oppure una grande azienda (Mediaset) che più che i residui parlamentari fa valere il proprio peso economico e finanziario. Di sicuro Berlusconi, nelle prossime settimane, farà pesare l'abbraccio finale nei confronti di Renzi. Anzi, renderà indispensabili i propri voti, il proprio spazio di manovra politica, per la tenuta del governo specie contro Bruxelles.
Tutto questo non farà certo effetto nell'elettorato PD, ormai indifferente anche ad un'alleanza con Himmler, ma metterà a dura prova un intero sistema politico piuttosto che un singolo partito. Tra tagli di Bruxelles e tensioni sui mercati, infatti, le pressioni esterne verso "incisive" riforme a Roma, molte non gradite proprio a Berlusconi, si faranno più forti. La riforma del Senato in sé e ancora alla prima lettura. Ce ne saranno altre tre, di cui una ancora al senato. Vista così sembra proprio una riforma per tenere impegnato il parlamento mentre il governo fa annunci e decreti. Con un risultato che consolida il metodo Boldrini alla Camera, sul decreto salva banche: le procedure parlamentari ormai impediscono ad ogni tipo di dissenso di esprimersi, far discutere e votare gli emendamenti.
Il parlamentare dissidente ha ormai il solo potere simbolico di mostrare striscioni e simili. E di farsi espellere dall'aula per essere dopo declassato a polemica dai media. I contenuti della riforma sono un bel pasticcio: si eleggeranno, in un Senato poco più che simbolico, senatori dei sindaci che, a questo punto, non si sa cosa faranno sul territorio. Il Senato servirà di fatto solo per ratificare le direttive di Bruxelles, quindi per dire solo "si".
Più chiara, invece, la accessoria riforma del titolo V della costituzione. Molte competenze delle regioni tornano allo Stato: per tagliarle.
Segnaliamo poi un articolo di Wall Street Italia tratto da Armstrong economics, il blog di uno storico americano dell'economia. Si parla esplicitamente di fine della democrazia in Italia, dopo la dismissione del Senato. Già, perché senato e repubblica sono un'invenzione di Roma. Tutto questo mentre in aula la ministro Boschi abbraccia visibilmente al Senato sia la segretaria di Berlusconi che il capogruppo Romani, ex ministro ed ex produttore di "Colpo Grosso". Tutti convinti di averlo fatto davvero il colpo grosso. A nostre spese, come sempre, s'intende.
Redazione - 8 agosto 2014
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