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15/08/2014

Europa delle sanzioni? Mosca cambia bottega e fa affari ad Oriente


Mentre Stati Uniti e Unione Europea si allineano sulla strategia delle sanzioni, la Russia pensa agli affari. Dopo l’accordo miliardario firmato con la Cina per la fornitura di gas, il Cremlino potrebbe trovare un’intesa per importare petrolio dall’Iran. Sale il prezzo da pagare per l’Ucraina.

Mentre la crisi ucraina s’inasprisce e l’Ue si allinea alle sanzioni introdotte dagli USA contro la Federazione Russa, il presidente russo Putin mette a segno una serie di colpi che dovrebbero far riflettere le Cancellerie occidentali. A maggio Gazprom e China National Petroleum Corp, le società di idrocarburi russa e cinese, hanno siglato a Shanghai un accordo trentennale per la fornitura russa di 38 miliardi di metri cubi di gas naturale alla Cina orientale a partire dal 2018, del valore di 400 miliardi di dollari. Prezzo di favore per la Cina (350-380 dollari per mille metri cubi) e maxi affare.

Nell’accordo, la Cina si è impegnata a contribuire ai costi della costruzione delle infrastrutture necessarie, come il nuovo gasdotto da affiancare all’esistente Power of Siberia, con almeno 20 miliardi di dollari, mentre la Russia si è impegnata a fornire le tecnologie e a finanziare nuove esplorazioni in Cina. Non è difficile immaginare che le relazioni commerciali tra i due giganti subiranno un’accelerazione e porteranno a una maggiore integrazione nei sistemi economici. Ma l’allarme è globale, per il senatore repubblicano Edward Royce, della House Foreign Affairs Usa.

Era giugno quando il senatore Royce, nella veste di presidente ‘case degli affari esteri’ ha inviato una lettera allarmata al segretario di Stato John Kerry in cui denunciava la minaccia che poteva rappresentare l’accordo da 20 miliardi di dollari tra Iran e Russia per lo scambio di petrolio contro merci, mandando a gambe all’aria l’efficacia delle sanzioni contro il regime di Teheran e per il futuro del preliminare accordo siglato a Ginevra con il P5+1. L’accordo Russia-Iran potrebbe permettere allo Stato islamico di accrescere le esportazioni di petrolio di 500.000 barili al giorno.

Ovviamente questo permetterebbe alla Russia di consolidare il ruolo di ‘player internazionale’ del gigante petrolifero Rosneft. Di quest’accordo, che le due parti contraenti non hanno mai smentito, si parla ormai da mesi e le sanzioni dell’UE potrebbero quindi accelerare la definizione degli ultimi dettagli (fornitura di missili S-300 e di materiale bellico, oltre a macchinari industriali e derrate alimentari). È evidente a tutti - speriamo anche a Washington - le ricadute di un simile annuncio prima della firma degli accordi sul nucleare tra l’Iran e i Paesi del gruppo 5+1 a Ginevra.

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