| Macerie a Beit Lahiya (Foto: Khalil Hamra/AP) |
Tregua o no? Dopo che ieri sera poco prima dello scadere della mezzanotte e della tregua di 72 ore cominciata lunedì le delegazioni israeliana e palestinese si erano accordate per un’estensione del cessate il fuoco di altri 5 giorni, razzi sono caduti in territorio israeliano e bombe sono state sganciate sulla Striscia di Gaza poco dopo la mezzanotte.
Secondo il Ministero degli Interni palestinesi sarebbero stati quattro i bombardamenti israeliani nella notte. L’esercito israeliano ha ribadito che si è trattato di azioni dirette a “siti del terrore” colpiti in risposta al lancio di sei razzi verso il sud del paese. Stamattina, nonostante la tregua, suonano le sirene di avvertimento nel sud di Israele, ma dalle 3 di ieri notte non si sono registrati attacchi da nessuna delle due parti.
Ma tregua o no, restano i dubbi sui progressi dei negoziati al Cairo: come nei giorni precedenti, voci discordanti arrivano dall’Egitto. Da una parte il negoziatore palestinese Azzam al-Ahmed ha ribadito che l’accordo sarebbe vicino e che le due parti si sono già accordate su “molti punti” (tra cui la fine dell’assedio di Gaza). Dall’altra il leader di Hamas, Moussa Abu Marzouk, insiste sull’incapacità di trovare basi comuni per una tregua duratura e ha parlato di un altro round di negoziati: “Non possiamo dire che ci siamo accordati su qualcosa – ha detto Abu Marzouk – I disaccordi riguardano la terminologia che Israele usa in ogni frase della bozza di accordo. Quello che Israele dà con una mano, se la riprende con l’altra”.
Stamattina ha parlato anche il premier del governo di unità nazionale dell’Autorità Palestinese, Rami Hamdallah, che in un’intervista ha fatto sapere che l’ANP è pronta a prendersi la responsabilità dei valichi di frontiera di Gaza e dell’aeroporto che Hamas intende costruire nella Striscia.
E mentre al Cairo si discute con difficoltà, decisioni significative vengono prese dai governi occidentali. Ieri il premier britannico Cameron aveva ribadito l’intenzione della Gran Bretagna di non vendere più armi a Israele, ovvero di sospendere le consegne in corso, se l’offensiva contro Gaza fosse ripresa. A sorpresa la stessa decisione sarebbe stata presa anche da Washington, che nei giorni scorsi – mentre si infilava i panni del mediatore – aveva rifornito Israele delle munizioni per il funzionamento del sistema anti-missile Iron Dome. In una telefonata tra il presidente Obama e il premier Netanyahu, la Casa Bianca avrebbe parlato della sospensione di missili Hellfire da parte del Pentagono e di altre armi, che Israele in passato avrebbe utilizzato per fini bellici senza comunicarlo agli Usa: “Siamo stati accecati – ha detto un diplomatico statunitense – Gli Usa sono i loro migliori amici. Il fatto che ci abbiano usato o ci abbiano pubblicamente manipolato, è un calcolo errato del loro posto nel mondo”.
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