Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.

10/03/2016

La Francia in piazza contro la riforma del lavoro

Questa giornata potrebbe davvero segnare la nascita di un nuovo movimento sociale per la Francia contemporanea. Lo dicono gli organizzatori della mobilitazione nazionale, che oggi ha visto partecipare centinaia di migliaia di cittadini, contro il progetto di riforma del codice del lavoro, la cosiddetta legge El-Khomri. Studenti e lavoratori sono scesi in piazza in circa cento città francesi, da Parigi a Grenoble, da Rennes a Marsiglia.

L'iniziativa, promossa da sindacati e associazioni studentesche, si è saldata con quelle, già previste e legate al rinnovo del contratto, dei ferrovieri. L'effetto di questa mobilitazione unitaria, inedita se si guarda alla storia recentissima della République, potrebbe risvegliare definitivamente quel segmento di elettorato di centrosinistra che quattro anni fa aveva votato Hollande, convinto di rinverdire il ricordo delle due presidenze Mitterand, e che, oggi, si ritrova nel bel mezzo di un incubo neo-liberalista in salsa socialista. Il progetto di riforma del codice del lavoro rappresenta, per le migliaia di manifestanti che hanno popolato le strade di Francia, l'ennesima provocazione di questo governo post-ideologico. Nei loro desiderata, sicuramente, l'ultima. La legge El-Khomri, in estrema sintesi, prevede una diminuzione degli indennizzi per licenziamento senza giusta causa, l'aumento dell'orario di lavoro fino a sessanta ore settimanali, e accordi separati nelle aziende con bislacche quanto ossimoriche maggioranze del 30% (la porta sarebbe aperta al ricatto del licenziamento economico).

Per il momento, non è ancora stata presentata in Consiglio dei Ministri. La giovane titolare del dicastero del lavoro farà conoscere il progetto di riforma ai suoi colleghi il prossimo 24 marzo. Inizialmente la data di presentazione era stata fissata proprio per oggi, ma, vista l'aperta ostilità di una larga parte della società francese, il primo ministro Valls si è concesso quindici giorni supplementari per ascoltare le parti sociali. Dal frenetico susseguirsi di colloqui non è, però, venuto ancora fuori alcun punto di possibile mediazione. CGT e Force Ouvrière, due dei sindacati principali, se non maggioritari in alcuni settori, chiedono esplicitamente il ritiro del progetto di legge nella sua interezza.

Anche sulla rete la riforma non ha fatto troppi proseliti. A testimoniarlo ci sono 1.230.000 firme raccolte dalla petizione online lanciata per chiederne il ritiro. Solo per dare una dimensione della grandezza di quanto accade in Francia, la petizione contro il matrimonio per le coppie omosessuali aveva raccolto poco meno di 700.000 adesioni (oltre ad avere suscitato molta più attenzione da parte della stampa italiana). Certo, le petizioni on-line non sono sezioni da scrutinare e le piazze non si riempiono con un clic, ma il dado è tratto. Quanto questo movimento durerà lo si vedrà presta. Le prossime mobilitazioni sono previste per il 17 e il 31 marzo.

9 marzo 2016

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