La nostra testata, di sinistra, non ha
mai avuto un atteggiamento di rifiuto compulsivo verso i 5 stelle né ha
mai mostrato pregiudizi o atteggiamenti snob verso quel movimento.
Infatti ci siamo presi la briga di analizzarlo fin dal lontano V Day,
permettendoci poi di dire che la vittoria di Pizzarotti a Parma del 2012 avrebbe potuto creare un’onda lunga che sarebbe arrivata a Livorno.
A sinistra ci trattarono da sciroccati ma, per quanto complesse, la
politica e le mutazioni sociali hanno le loro regole. E infatti a
Livorno, due anni dopo, andò come avevamo fiutato. E, sempre nel 2012,
con il primo exploit grillino alla regionali siciliane, scrivevamo che
si stava formando “un qualcosa che può arrivare alla giugulare dei
partiti della seconda repubblica”.
I motivi erano semplici: gli choc finanziari nella società hanno l’effetto di terremoti vasti ma silenziosi. La
società italiana ne ha subiti due, ravvicinati (2008 e 2011), che ne
hanno cambiato di molto la faccia e anche l’atteggiamento verso la
politica. Se sovrapponiamo questo alle mutazioni tecnologiche,
che hanno investito la vita sociale e la politica, è chiaro che la
questione delle mutazioni radicali della rappresentanza politica,
espressione di un vasto cambiamento sociale, stava solo nel chi e nel
come.
Insomma, c’è stata attenzione rispettosa
della novità ma anche critica, specie nel momento in cui, sui
territori, il Movimento 5 stelle faceva vedere di poter “creare nuovi mostri”. E qualche piccolo mostro lo ha creato ma, in fondo, fa parte della politica che di mostri ne fabbrica.
Quello che però emerge adesso veniva già rilevato nell’autunno del 2014: i cinque stelle come uno dei “partiti
pigliatutto (catch-all-parties) tipici della comunicazione
politica all’americana che sono “nè di destra nè di sinistra” giusto nel
momento elettorale. Successivamente, una volta ottenuto il potere,
svoltano verso destra”.
Questo per un’altra logica elementare della politica: nelle
organizzazioni, anche quelle che rifiutano di essere chiamate come tali,
nel momento in cui si rappresentano istanze differenti tra loro prevale
l’istanza che rende possibile, che cementa gerarchie di potere. Il Movimento 5 stelle, da dicembre, ha infatti uno statuto gerarchico (con
tanto di “capo politico” altro che “uno vale uno” delle origini) e oggi
tratta un governo possibile con un partito parafascista (la Lega) con
l’appoggio esterno di Berlusconi (mafia? P2? Bunga-bunga? Conflitto di
interessi? C’è solo da scegliere...).
Qui non si vogliono fare
critiche di tipo identitario e nemmeno dire che sotto il marketing della
democrazia dei cittadini, c’era il trucco. E’ al tipo di alleanza che
può formarsi tra Lega e 5 stelle, con l’appoggio esterno di Berlusconi,
che si guarda. Alla sua consistenza in termini di visione economica e sistemica. Flat tax e reddito di cittadinanza,
cavalli di battaglia elettorale di Lega e 5 stelle, non possono
convivere. Perché la flat tax, al netto della propaganda, riduce
nell’immediato il gettito fiscale di un paese. E quando si riduce il
gettito fiscale diventa impossibile finanziare il reddito di
cittadinanza. Anche perché la logica economica della flat tax prevede
che, liberando risorse altrimenti in mano al fisco, si scateni in una
seconda fase una nuova ondata di gettito fiscale dal lavoro nuovo
generato. Per cui, pensata per liberare nuove risorse economiche e nuovo
lavoro, la flat tax è esattamente il contrario del reddito di
cittadinanza, che invece scommette sulla stabilità sociale in assenza di
lavoro. Certo, Bloomberg, non Programma Comunista, un anno e mezzo fa
pubblicò uno studio che dimostrava come solo in pochi paesi la flat tax
avesse avuto successo. Ma questo non interessa a chi sta provando a
formare un governo oggi. Quello che a 5 stelle e Lega interessa è trovare un equilibrio di potere e, poi, raccontare qualcosa al proprio elettorato.
Il fatto che questo elettorato vedrà disattese le proprie speranze
proprio perchè la logica economica degli eventuali alleati è
contraddittoria? Diciamo che l’elettorato lo scoprirà vivendo.
Si tratta di equilibrio di potere che,
in Europa, è destinato a trovare forti, se non fortissimi, elementi di
conflitto. Alimentando potenzialmente uno scontro tra tecnocrazie di
destra europee, nonché potere tedesco, e ceto politico populista
italiano che non promette niente di buono. Con l’Italia nel mezzo. Allo
stesso tempo c’è da chiedersi quale sinergia, sui territori, può avere una alleanza del genere se concretizzata. La
Lega viene da 25 anni di governo dei territori dove la deregulation
dell’ambiente, del lavoro, della speculazione immobiliare hanno
dominato. Viene, vista l’amata legalità da parte dei 5 stelle,
da arresti importanti di leghisti nel settore sanitario in Lombardia,
vedi la storia del numero 2 di Maroni ben noto a Salvini, che hanno
rivelato insidiosissimi, e pericolosi, comitati d’affari. Viene da infiltrazioni della ‘ndrangheta storiche e anche recenti.
Insomma, un bel socio con il quale si intravede un modello di sviluppo
territoriale che è il contrario di cui in Toscana, ad esempio, si ha
bisogno. Perché diciamolo chiaramente, in Toscana già a partire
dalle prossime elezioni amministrative potrebbe essere proprio il
Movimento 5 stelle, con contorsioni dialettiche e diktat nazionali a
sdoganare Lega, fascisti e destre nei nostri territori.
Quindi cari 5 stelle, che non avete mai
fatto un congresso che è sempre prova di trasparenza, che vi chiudete
nel silenzio e nell’opacità non appena le cose si fanno serie è l’ora di
gettare la maschera. La fase della novità è finita. Ora c’è quella
delle scelte, quelle vere. Saremmo curiosi di sapere la base e chi ha
ruoli istituzionali cosa ne pensa.
Redazione
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