Come era prevedibile, l’avviso di garanzia
a Nogarin ha innescato un terremoto soprattutto nel mondo dei social,
che è la bussola con cui il M5s si confronta. Si trattava di quello che
io chiamo “effetto Savonarola”.
Se un noto gangster svaligia una banca,
la cosa fa notizia ma, non si scandalizza nessuno (in fondo, i gangster
fanno proprio quello), ma se ad appropriarsi indebitamente di un decino,
anche solo per fare l’elemosina, è Gerolamo Savonarola che dal pulpito
tuona ogni domenica contro il malcostume e le rapine, la cosa fa molto
più rumore e tutti sono sbalorditi.
Temo che il vertice del M5s (chissà se
mi perdoneranno di aver usato la parola “vertice” ma non sapevo come
altro dire) si sia fatto prendere la mano dal panico, sopravvalutando
grandemente l’effetto Savonarola, che può essere anche molto vistoso, ma
in genere ha breve durata. Poi c’è stata la solidarietà di Grillo a
Nogarin che ha fatto gridare ancora di più allo scandalo gli uomini
della rete (“Ma allora siamo proprio come tutti gli altri!”); e su
questo hanno soffiato quelle verginelle del Pd. Magari qui sarei stato
più cauto, assumendo la posizione ufficiale “Attendiamo di vedere cosa
c’è nelle carte”, il che non avrebbe escluso una solidarietà privata
comprensibilissima.
Nemmeno 24 ore dopo è arrivata la
notizia di Pizzarotti (ero in trasmissione ad Agorà proprio quando è
arrivato e mi è toccato commentarla a caldo, con un battibecco con una
parlamentare del Pd). E qui le cose sono cambiate, perché Fico ne ha
chiesto subito il passo indietro. Poi è arrivata la famosa mail
“anonima” che ha aggiustato parzialmente il tiro, sospendendolo dal
movimento ma non per la cosa in sé, quanto per non aver comunicato
tempestivamente al movimento di aver ricevuto l’avviso di garanzia,
violando l’obbligo di trasparenza (quindi non c’è menzione dell’obbligo
di dimettersi da sindaco per l’avviso di garanzia). E’ già un
ragionamento più accettabile, anche se, a rigore, l’avviso di garanzia
non dovrebbe essere reso pubblico, tanto a garanzia del cittadino
indagato quanto della riservatezza delle indagini (ogni tanto
ricordiamoci che c’è quella bazzecola del segreto istruttorio che,
ormai, sembra una cosa caduta in desuetudine).
E così è venuto fuori il caso del
sindaco di Pomezia che non ha detto niente al movimento dell’avviso
ricevuto, ma che poi ha visto archiviata la denuncia per manifesta
infondatezza. Che facciamo? Sospendiamo anche lui, anche se è stato del
tutto prosciolto? Domanda: quanti parlamentari sono iscritti nel
registro degli indagati, magari per semplici reati di opinione? Hanno
fatto tutti coming out? Si sono confessati? Prendiamola un po’ sul
ridere per alleggerire il clima.
La verità è che non è scritto da nessuna
parte (che mi risulti) che un eletto del M5s debba comunicare (poi a
chi? Al Direttorio? A Beppe Grillo? Alla rete? In una allocuzione urbi
ed orbi? ) di aver ricevuto un avviso di garanzia o debba farlo prima
ancora di vedere se il caso viene archiviato o prosegue.
Allora, diciamocelo, anche se magari
Pizzarotti avrebbe fatto meglio a tutelarsi informando il M5s
dell’avviso ricevuto, questa omissione è decisamente un peccato veniale,
fatto anche da altri. Per cui lasciamo perdere. Anche perché questo ha
dato subito il là ad una nuova campagna di attacchi: “Guarda Pizzarotti
si perché un dissidente, l’altro no perché è un ortodosso”. Peggio
ancora, anche perché le critiche stanno piovendo non solo dalla stampa
caudataria del Pd, ma anche dal Fatto che non mi pare sia accusabile di
ostilità preconcetta al M5s. Il guaio è che Pizzarotti ed i vertici del
M5s (aridaje!) si tengono rispettivamente sul piloro e questo complica
decisamente le cose.
I punti veri da discutere sono due:
1. si possono chiedere dimissioni per un avviso di garanzia?
2. questo può accadere indifferentemente per qualsiasi tipo di reato
come se una omissione di atti di ufficio valga quanto un omicidio?
Alcuni dentro il M5s hanno sostenuto “Lo
abbiamo sempre detto che di fronte ad un avviso di garanzia ci si deve
dimettere, per cui...” Ed avete sempre detto una solenne fesseria cari
amici. Sapete cosa è un avviso di garanzia? Se un
cittadino fa una denuncia più o meno fondata, il magistrato fa una
sommaria verifica per decidere se il fatto denunciato sia possibile o no
(ad esempio tizio accusa caio di aver ucciso la nonna, ma da un
semplice accertamento viene fuori che la nonna è viva e vegeta) in caso
negativo archivia subito, in caso positivo deve accertare con delle
indagini quanto sia fondata l’accusa e, per questo iscrive nel registro
degli indagati l’accusato, poi, entro due mesi la legge lo obbliga a comunicare all’interessato l’iscrizione. Ma questo non implica alcun
giudizio di merito del magistrato, non c’è alcun fumus di colpevolezza,
è solo il seguirsi automatico di atti previsti dalla procedura. E voi
per una scemenza del genere pretendete un atto definitivo come le
dimissioni? Ed allora perché non si dimettono i parlamentari del M5s che
risultano indagati magari per aver criticato Napolitano? (Per carità,
fermi! Non fatelo!). Questo di scambiare un avviso di garanzia per una
condanna anticipata è un malcostume iniziato con la stagione di Mani
Pulite che poi accompagnò e servì al colpo di Stato di Pannella,
Occhetto e Segni con il referendum sulla proporzionale. Ricordiamolo.
Insomma, senza sapere cosa c’è nelle carte, di cosa parliamo?
E le carte si scoprono al momento della richiesta del rinvio a
giudizio, quando si può iniziare a capire se gli elementi emersi abbiano
una gravità politica tale da imporre misure che precedano il corso
processuale. Perché, su questo sono d’accordo, il giudizio politico può
procedere quello penale e non è tenuto ad aspettare la sentenza. Ma, pur
sempre, graduando le misure sulla conoscenza del fatto, per cui, senza
carte non si può decidere niente.
Sino ad allora piantiamola con questi
auto da fè. Ma, dirà qualcuno, abbiamo richiesto le dimissioni di Alfano
per l’avviso di garanzia relativo alla vicenda del prefetto di Enna.
Giusto: c’è da chiedere scusa ad Alfano per quello sproposito, poi,
però, aspettiamo di vedere che viene fuori dall’istruttoria. A proposito
di onestà: riconoscere i propri errori e chiedere scusa è un atto di
onestà intellettuale.
Veniamo poi all’equivalenza dei reati:
ma non vi viene in testa, cari amici, che mettere sullo stesso piano un
reato bagatellare o poco più come l’omissione o l’abuso innominato in
atti d’ufficio con il concorso esterno, la concussione, l’occultamento
di prove eccetera, sia un grande regalo ai delinquenti? L’inchiesta per
un abuso può anche finire in un semplice illecito amministrativo, lo
avete presente? Questa confusione per cui un reato vale l’altro è
esattamente quello che vogliono quei gentiluomini del Pd, non vi viene
il sospetto di star facendo il loro gioco?
Poi ci sono alcune valutazioni di ordine
più spicciolo: quella mezza condanna di Pizzarotti, al di là del merito
e delle intenzioni, suona come un imbarazzato riconoscimento di
colpevolezza quanto mai inopportuno. Peggio la pezza del buco. Vi sembra
il momento? Magari se ne sarebbe potuto parlare dopo le amministrative
vi pare?
Anche perché, a giudicare dai sondaggi,
non pare che, almeno per ora si registrino flessioni del M5s. Gli
italiani sono meno stupidi di quello che si pensa ed, in maggioranza,
hanno subodorato il gioco dei mass media al carro di Renzi, che cercano
di nascondere le vergogne del Pd dietro il velo delle inezie
giudiziarie del M5s. Ma soprattutto, siete sicuri di non stare cadendo
mani e piedi nel trappolone del Pd & soci? No non mi riferisco solo
all’impropria equivalenza fra reati, ma ad un’altra cosa. Immaginiamo
che insistiate in questa posizione per cui ad un avviso di reato, anche
solo per futilissimi reati debbano seguire necessariamente le dimissioni
dell’interessato, ed immaginiamo che Virginia Raggi e/o la Appendino
siano elette sindaci delle rispettive città. Grande successo, ottima
pista di decollo per le politiche. Poi, dopo sette o otto mesi, qualcuno
presenta un esposto penale: “Il sindaco ha usato impropriamente e per
fini personali la carta intestata” o qualsiasi altra fesseria più o meno
infondata (tanto, poi la cosa finisce con un’ archiviazione perché il
fatto non costituisce reato e non puoi nemmeno querelare il denunciante,
perché il fatto sussiste anche se non è reato). E magari il magistrato,
che non è un simpatizzante del M5s (diciamo così), dà corso alla
denuncia e manda l’avviso di garanzia. Che succede? Ovviamente, se non
si vuol essere accusati di doppiopesismo, tocca che l’interessata si
dimetta. Scioglimento e nuove elezioni, dove, però il M5s si presenta
come quello che ha fallito al pari di tutti gli altri. Comunque, gli
altri candidati apparirebbero più credibili, magari proprio perché si sa
che non si dimetterebbero per un avviso di reato, visto che non
possiamo fare nuove elezioni ogni anno. Vi lascio poi considerare
l’effetto di tutto questo sulle elezioni politiche.
E se poi passasse questo costume
demenziale, qui il sindaco non lo fa più nessuno, perché farlo cadere
come un birillo sarebbe la cosa più facile del mondo, come vi ha detto
anche Marco Travaglio che non è certamente un sostenitore della Casta.
Capisco l’esigenza di dare una risposta
all’indecente campagna del Pd, ma non è questo il modo per uscirne.
Perché non rilanciare con una organica proposta anti corruzione che vada
oltre quella già presentata? Perché non fissare dei criteri un po’ meno
aleatori (ad esempio un accordo fra partiti per non ricandidare quanti
abbiano già una condanna di primo grado? E sfidare il Pd a
sottoscriverlo).
Quanto a Pizzarotti: piantatela sia da una parte che dall’altra.
Pizzarotti si astenga dal ricorrere in tribunale e dal promuovere
iniziative scissioniste e voi lasciate correre questa fesseria
dell’espulsione per mancata notifica. Badate che qui c’è il rischio che
vi facciate male tutti, da una parte e dall’altra. Non mi pare il caso.
Cari amici, fatevelo dire da uno che vi è amico: la testa non serve a divider le orecchie.
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