Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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05/06/2023

Fuori dalla Rai, non certo da vittime...

Abbiamo di proposito evitato di dare notizia o commentare le fuoriuscite di Fazio, Annunziata ed altre star dalla Rai verso altre emittenti. Non ci convinceva per nulla la narrazione corrente secondo cui fossero “vittime” dell’arrivo dei fascisti sulle poltrone di comando di viale Mazzini.

Certo, è sicuro che la desta-destra non li sopportasse (“Belli, ciao!” di Matteo Salvini chiarisce la cosa), ma l’immagine da anarchici in viaggio verso Lugano bella proprio non si attaglia a conduttori che hanno saputo per oltre 30 anni gestirsi serenamente tra governi di destra, centro, centrodestra, berlusconissimi, piddini, ecc.

Niente a che vede con i fratelli Guzzanti o Daniele Luttazzi, evidentemente con meno santi in paradiso o meno “flessibilità” individuale. E poi, in ogni caso, ci mancavano per ovvi motivi (non siamo “dentro” i palazzi del potere...) troppe informazioni su appartenenze, strutture, camarille, ecc., che sovrintendono a entrate, uscite, emolumenti, palinsesti.

Queste informazioni Michele Santoro le ha. E in questo post su Facebook ne esterna alcune. Che aiutano a inquadrare meglio la vicenda.

Poi, certo, anche Santoro ha navigato in quei mari per decenni, difficile farne un martire. Però, almeno stavolta, è utile.E persino divertente...

Buona lettura.

*****

Michele Santoro risponde all’articolo di Gramellini sul Corriere della Sera “Santoro non li sopporta”.

Aldo Grasso, da quando ha smesso di fare il critico televisivo per dedicarsi alla promozione dei programmi della Sette, ha parecchio tempo libero. Ma non sapevo lo dedicasse all’ambizioso tentativo di trasformare uno scrittore commovente come Massimo Gramellini in un editorialista politico commovente fino alle lacrime.

Il corso di recupero deve essere agli inizi considerato gli strafalcioni che presenta la prima composizione dell’allievo.

Già il titolo “Santoro non li sopporta” contiene un errore perché opera una grave manipolazione dei fatti. Più corretto sarebbe stato “Santoro non ci sopporta” visto che si parlava della banda di cui anche il Gramellini fa parte, che ha come capo Giuseppe Caschetto, meglio conosciuto come Beppe.

L’illustre agente sembra aver organizzato questo remake del famosissimo film “Fuga per la Vittoria”, con Fabio Fazio nella parte che fu di Pelé, Lucia Annunziata al posto di Silvester Stallone e Massimo Gramellini, riserva di quasi lusso, con cachet minore diretto alla “Sette”.

Anche questa volta si scappa dai Nazisti ma non dopo averli battuti in una partita di pallone, semplicemente portandogli via con destrezza il tesoro che forse, quegli stupidi, nemmeno sapevano di avere a portata di mano.

Gli americani di Discovery, specializzati in produzioni di qualità, nel ruolo dei salvatori, proteggeranno la cultura occidentale dai furori di Hitler-Meloni. La quale Giorgia però combatte con Hitler-Putin un derby con la banda costretta a fingere di tifare per lei.

L’articolo è un esercizio con richiami storici troppo approssimativi: fa risalire la mia attività addirittura alla fine dell’ottocento, con la lotta che allora infuriava nel Partito Socialista tra massimalisti e riformisti, che oltre a Filippo Turati sarebbero debitori a Fabio Fazio e Lucia Annunziata. Questo per dimostrare che il mio livore rivoluzionario sarebbe la vera causa della sconfitta della sinistra.

E qui casca l’asino Gramellini. Perché per età potrei aver ereditato le colpe dell’ascesa del fascismo o contribuito direttamente ad ostacolare la trasformazione del Partito Comunista o alla durata ventennale del berlusconismo.

Ma non si capisce come possa aver provocato la sconfitta della sinistra italiana negli ultimi dieci anni restando fuori dalla televisione con qualche sporadico intervento da Floris o Lilli Gruber per lo più avvenuto, come l’altra sera, a urne già chiuse.

Aldo Grasso dovrà lavorare ancora parecchio e con corsi di recupero. Ma mentre esprimo tutta la mia comprensione per il lettore del Corriere della Sera che ogni giorno deve sentirsi ripetere che “Cairo è il migliore tra gli imprenditori italiani”, “la Sette una Televisione magnifica” e ora, da un suo socio in affari, che Fazio ha rifondato il socialismo, sono costretto ad ammettere che l’articolo, maldestro sul piano storico e ridicolo su quello politico, contiene tuttavia un’ammissione di straordinaria importanza, che si può tradurre cosi:

“Il sottoscritto Massimo Gramellini, che con Annunziata e Fazio nei ruoli da protagonista, e con la regia di Beppe Caschetto, è impegnato nella produzione di ‘Fuga per la Vittoria’ si rammarica di aver tanto lavorato per il lieto fine vincente della sinistra che è stato purtroppo impedito dall’arrivo dei Nazisti e dal solito Santoro.

Proprio quando, avendo sviluppato un pensiero unico su Pandemia e Guerra in Ucraina, stavamo per far sorgere il sol dell’avvenire. Devo quindi ammettere che ciò che avevamo fatto prima non è servito a un cazzo”
.

Fonte

11/01/2023

Un “presidende ti caranzìa” è per sempre

Quando chiudeva tutto si comportava da regime totalitario. Ora che ha aperto le attività “sta mettendo a grave rischio la salute mondiale”. Insomma, la Cina, come fa sbaglia, “a prescindere”, come direbbe Totò.

Al netto di qualsiasi altra considerazione sulla complessità di un paese enorme alle prese con la più grave pandemia da molti decenni a questa parte ed in cui vivono un miliardo e mezzo di persone, sono queste semplificazioni a rivelare una sinofobia senza limiti da parte di Lucia Annunziata, da almeno un ventennio fiera pasdaran ultra-atlantista dopo la breve iniziale parentesi al Manifesto.

Senza le lenti deformanti di un ostinato ed accecante occidentalismo andrebbe ricordato che con la “strategia covid zero” la Cina, in quasi tre anni, era riuscita a contenere le morti appena sopra i 5.000 casi (su un popolazione di 1,43 miliardi di persone) mentre nel nostro paese (59 milioni di abitanti) ad oggi, si contano 185.000 morti.

Con la Lombardia che detiene il triste record 44.922 dei decessi totali a causa delle gestione disastrosa e criminale del governo regionale guidato dalla Lega.

Una strage di massa in seguito alla quale è stato aperto soltanto procedimento civile (ancora in corso) contro la regione Lombardia e Governo, mentre il procedimento penale per una presunta truffa sulle mascherine si è concluso, qualche giorno fa, con l’assoluzione di tutti gli imputati.

Eh, ma l’Annunziata ora è tutta presa dal nuovo scontro di civiltà con i barbari russi e cinesi...

Ricordo con quale zelo e ferocia, circa 18 anni fa, la nostra paladina delle “superiori democrazie occidentali”, da presidente RAI, chiuse, dopo appena una puntata, “Raiot” su Rai 3 (che aveva avuto ottimi ascolti) e cacciò dalla RAI Sabina Guzzanti, rea di averne fatto una irresistibile quanto memorabile caricatura ma, soprattutto, di non avere avuto riguardi nei confronti del potere costituito.

Per avere osato tanto Sabina fu colpita da una fatwā a vita da parte dell’establishment e dai propri maggiordomi piazzati alla RAI ad imperitura “caranzìa” dei sistemi di potere che si spartiscono tutto in questo paese, ma che non tollerano di essere messi in mutande dalla buona satira, quella vera, che non fa sconti a nessuno.

Fonte

01/06/2020

Zangrillo e Gualtieri, padroni e servitori

Se non fosse che il dessert viene servito dopo pranzo, per di più da una Tv pubblica come Rai3, quella di ieri se fosse stata una semplice intervista ad un giornale, magari come Libero, poteva tranquillamente passare come il replay della carnevalata fuori stagione alla quale, il giorno prima, si era assistito, grazie al prefetto di Milano, con l’utilizzo di Piazza del Duomo.

Tutto concesso, per il primo comizio pubblico post emergenza coronavirus, al generale in pensione Pappalardo, ex ras dei Forconi, oggi leader dei nostrani “gilet arancioni” copia sbiadita di quelli d’oltralpe, tra l’altro di colore – e soprattutto programma – ben diverso.

Gli stessi contenuti usati per arringare poco meno di un migliaio di persone, così come riportato dal Corriere della Sera.

Ma il risalto mediatico avuto dal primario dell’Ospedale privato S. Raffaele, il dottor Zangrillo, pro-rettore dell’omonima università, nonché noto medico personale di Berlusconi, ha fatto il giro delle case italiane e ne siamo certi, presto raggiungerà i mediocri della Terra, come Trump. Ad alimentare di altra benzina la follia omicida di chi di sangue umano già gronda.

Stiamo però alla nuda cronaca, per quanto oramai già risaputa.

Questo presunto luminare della medicina, confortato – a suo dire – da dichiarazioni di clinici di fama mondiale come il professor Silvestri dell’Università di Atlanta (USA) e dal virologo italiano prof. Clementi, ha affermato in modo lapidario (ancora una volta assistiamo a “show” fuori programma da Lucia Annunziata) che “il coronavirus, da un punto di vista clinico, non esiste più!”.

E che tutto il battage che incessantemente viene riportato dai media, sarebbe in funzione esclusiva di un rallentamento della ripresa della essenziale normalità, i quali rilevano “i tentennamenti” del Governo Conte.

L’accostamento con le interviste rilasciate dal nuovo presidente di Confindustria viene spontanea. Insomma siamo in presenza di un’incessante bombardamento da postazioni diverse, ma con lo stesso medesimo scopo.

E che dire di questo appuntamento televisivo domenicale con la politica che poco prima aveva avuto la presenza del ministro dell’Economia, Gualtieri, il quale nella pervicace volontà di mantenere il consueto equilibrio, al limite della monotonia espressiva, aveva ribadito concetti già sentiti in precedenti occasioni dallo stesso Conte; ovvero che le parti sociali, intese come “forze produttive del Paese”, non solo erano state attentamente ascoltate, ma che le loro richieste erano state anche ampiamente accolte, tanto quanto altre provenienti da settori di cittadinanza non meglio definiti.

E si vede, eccome! Basta osservare lo stanziamento in Sanità di circa 3 miliardi di euro, sterilizzato dal mancato introito nelle casse dello Stato dell’imposta governativa meglio conosciuta come IRAP.

Seppur con l’incidere dialettico di un burocrate dello Stato, Gualtieri ha dichiarato che il Governo sta lavorando per un piano pluriennale (una pianificazione di sovietica memoria?) in pieno accoglimento... delle richieste avanzate a Bruxelles dalla UE.

Ma – udite, udite! – con un gran lesinare soldi per interventi pubblici, non specificati per l’occasione, avvalorando così una tesi vacillante a metà, di voler andare in controtendenza con l’andazzo degli ultimi trent’anni.

Talmente contraddittorio il ministro dell’Economia, il quale non ha escluso anzi, il ricorso al prestito Mes (così lo ha nominato), utilissimo per aiutare un’economia “integrata” come quella italiana.

A supporto di ciò, ha infine preso ad esempio quello della Rete Autostradale, dove pur definendola come “bene comune”, non ha potuto fare a meno di dire che si dovrà, in qualche modo, trovare un accordo con Atlantia e irregimentare nuove tariffe.

Alla faccia dei morti di Genova, ancora lì a chiedere giustizia!

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20/05/2020

Autonomia differenziata alla Mortadella

Capita che all’ultima puntata della trasmissione domenicale di Lucia Annunziata, “Mezzora e +“ venga intervistato il sempre arzillo Romano Prodi a commentare e dissertare sull’attuale fase politica e sulle peripezie governative, chiamate decreti stop and go.

Le sue, se così vogliamo definirle, sono delle vere e proprie “perle di saggezza”, ad uso e consumo di Bonomi, Agnelli & company.

Eccone uno spaccato:

– le riforme strutturali che il Bel Paese ha bisogno necessitano, per essere avviate, dì soldi, di soldi ed ancora soldi alle imprese. È solo così che può partire un vero e proprio Rilancio, da qui il deciso e pressante invito a Conte ad intervenire con urgenza.

– In tema di nazionalizzazioni il ns. non si fa certamente trovare impreparato. Inizialmente disserta sul passato dell’IRI (l’istituto pubblico che nel dopoguerra promosse la ricostruzione economica arrivando a garantire occupazione a circa 500.000 lavoratori) suo personale (essendone stato Presidente per un decennio) bypassando ovviamente la messa in mora definitiva ad opera sua e di altri sodali, per giungere alla conclusione che si è in una fase della Storia oramai superato laddove invece si richiede l’utilizzo del denaro pubblico per rivitalizzare aziende e conseguentemente nazionalizzarle, così come da più parti si avanza invece sia per Alitalia che per l’ex Ilva.

– Si passa poi al capitolo riguardante la F.C.A. Esso è frettolosamente liquidato con due considerazioni. La prima è legata alla richiesta che gli Agnelli hanno fatto al Governo in carica, ovverosia un prestito di più di 6 miliardi di Euro. Secondo Prodi questa operazione può andare tranquillamente in porto se la F.C.A. garantisce come ai “ bei tempi” l’occupazione in suolo italico. La seconda considerazione è riferita al fatto che la sede legale è all’estero, più precisamente in Olanda. Quindi, di per sé, un problema.

Ma il Romano nazionale scansa la risposta sottolineando che il problema delle sedi legali fuori dai confini nazionali è generalizzabile un po’ dappertutto in un contesto internazionale.

La risposta, vien da dire, spetta a noi...

– le garanzie, si sa, in questo Paese si danno un tanto al chilo, ragione per cui non dobbiamo preoccuparci su come le nostre maggiori entrate determinate sotto la voce Turismo ed affini, procederanno nella fase 2. Basta porre e far valere le “nostre regole”!

– Concludendo le domande rivolte dalla conduttrice televisiva ci si trova davanti alla propria e vera quadratura del cerchio.

Siamo o no di fronte ad una possibile erosione tra il Centro dello Stato, inteso come Governo della Repubblica e sue Istituzioni parallele, e Periferie, a loro volta da intendersi come Regioni?

La risposta è lapidaria: lo Stato deve avere voce in capitolo su disposizioni generali. Poi quello che avviene nelle Regioni deve essere in capo esclusivamente a loro stesse!

Traduzione non citata ma deduzione logica che va nella scia del Bonaccini pensiero, è via libera all’Autonomia differenziata.

Chiaro, no?

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07/01/2016

#Colonia – contro l’uso razzista del corpo delle donne

di Margherita

Proverò a sintetizzare qualche riflessione sui “fatti di Colonia” a partire da un editoriale della sempre pessima Lucia Annunziata sull’ (Fuff)Huffington Post. Per chi non sapesse a cosa mi riferisco, è l’episodio delle violenze sessuali di massa avvenute durante la notte di Capodanno a Colonia da parte di centinaia di uomini, a detta dei media “arabi” e “ubriachi”, a danni di decine di donne palpeggiate e stuprate all’uscita della metropolitana. Ovviamente avvoltoi razzisti nostrani e tedeschi sono zompati sul carrozzone facendone una questione etnica, per invocare più politiche securitarie. Qualcuno addirittura (vedi la sindaca di Colonia) ha incoraggiato le proprie concittadine a girare alla larga dagli stranieri, come se la nostranità del proprio interlocutore mettesse al riparo da molestie e violenze sessuali.

Ma perché stupirsi di costoro? Da leghisti, forcaioli e fogliacci come “Il Giornale” ci si aspetta questo ed altro. Il “problema” (o forse, la conferma) nasce quando personaggi come Lucia Annunziata, tra le entusiaste promotrici di “Se non ora quando”, pronta ad affacciarsi nelle piazze per auto-proclamarsi paladina e portavoce delle donne, usano il corpo delle donne stesse come strumento di propaganda e profitto economico. Tanto per cominciare, in perfetto stile destrorso, Annunziata opera una sovrapposizione tra migranti (percepiti come una massa unica ed indistinta), “arabi” (assunti come categoria antropologica liscia, pur coprendo la metà di un continente), Islam (come se tra “gli arabi” non esistessero i laici, gli atei o i non-praticanti) e infine la violenza sessuale (avallando in pieno quello che dicono colonialisti-razzisti e ISIS stesso, ossia che il Qu’ran avallerebbe la violenza sessuale e l’annichilimento fisico delle “infedeli”, quando ciò non è affatto vero, ma semmai il frutto di una culturale patriarcale, sessista e machista).

Partendo quindi da queste conclamate inaccuratezze di cui la direttrice di un giornale dovrebbe quantomeno preoccuparsi, la nostra si lancia al successivo passaggio logico: ossia che questa aggressione odiosa sia una guerra ALLA NOSTRA civiltà, quella occidentale, attraverso l’uso del corpo delle donne come terreno di guerra. Innanzitutto, a partire dai vulnus logici precedenti, appare chiaro che a detta di Annunziata la cosiddetta “cultura occidentale” sia estranea al sessismo, al machismo e alla violenza.

Mi chiedo se la direttrice sia mai andata in una discoteca a contare quanti indesiderati palpeggiamenti e molestie subiscano le ragazze che si trovano lì. Ma forse non interessa perchè questi mercifici del divertimento sono tra i tratti distintivi della cultura occidentale di cui andare fieri. O magari una che va in minigonna e tacchi alti in discoteca “se l’è cercata, chissà!”. O forse ancora l’estrazione etnica, sociale ed economica del molestatore rende i suoi abusi più o meno gravi”. Restando sul nostro, vorrei ricordare alla cara direttrice che lo stupro in Italia è stato reato CONTRO LA MORALE (non la persona), fino al 1996, e che fino al 1981 era concesso il matrimonio riparatore dello stupro. Muovendoci idealmente verso i confini del mondo “altro”, varrebbe la pena ricordarle anche le violenze sessuali perpetrate dagli italiani brava gente nel corso delle campagne coloniali. Per non parlare dell’uso massiccio di stupri e violenze sessuali nel corso delle recenti “guerre di civiltà” che hanno contribuito a trasformare il mondo in una polveriera, favorire la recrudescenza degli estremismi e favorire il flusso migratorio aumentato in questi mesi dall’area Siria-Iraq in particolare.

E qui arriviamo all’ultimo abominio logico-politico di Lucia Annunziata: nel nome della guerra alla civiltà e ai nostri valori sferrata dagli aggressori di Colonia, una di quelle che si sperticano a definirsi garantista non si limita a chiedere pene severe per i colpevoli circostanziati. No, non è abbastanza. E nemmeno ad incolpare gli “arabi” in genere servendosi della dicotomia “Occidente buono/Islam cattivo”: troppo banale, razzisti e trucidi di professione sono meglio di lei in questo. Che fare allora?

Cavalcando l’onda dando un colpo al cerchio e uno alla botte. Annunziata colpevolizza i migranti, e in particolare quelli di ultima generazione o arrivati da poco, additandoli come gli autori del gesto. La soluzione? Restringere le maglie del controllo, verificare se i “presunti rifugiati” hanno titolo alla protezione umanitaria o no. Come se ci fosse un filo diretto tra l’essere titolati a qualcosa, aventi uno status e quindi buoni (quindi non stupratori, tipo). E come se non sapesse che le folli leggi dell’Ue sulla migrazione (tipo la Bossi-Fini) rendono praticamente impossibile arrivare in Italia in modo legale). E come se gli ostacoli posti dalla Fortezza Europa alla libertà di movimento non avessero già trasformato intere porzioni di mare e terra in cimiteri a cielo aperto. Ma a quanto pare i migranti sono buoni solo da morti, meglio se bambini, per usare i loro corpi al fine di strappare qualche click. Tutto questo per difendere le donne dagli aggressori, da chi vuole privarle della loro autonomia, indipendenza e libertà di girare. Quelli che “no pasàran”.

Una cosa però Annunziata la dice bene: i corpi delle donne sono terreno di guerra e violenza. E sono terreni anche della propaganda politica di donne come lei che sfruttano la violenza sulle donne per invocare più militari e repressione; quelle che per “liberare” le Altre donne del mondo invocano guerre umanitarie e di civiltà, salvo poi indignarsi quando gli effetti di queste guerre sono ancora più repressione ed oscurantismo; quelle che vogliono darci a bere che l’uomo Bianco è bravo e irreprensibile e deve farci da tutela contro l’Altro brutto, cattivo ed integralista; quelle che infine pretendono di normare i nostri corpi, i nostri affetti e di dividere il mondo tra donne buone e cattive cosicché se una mette la minigonna, parla con lo straniero, esce da solo la sera se la sarà cercata perchè ha rifiutato la tutela e i dettami della Sua Civiltà. Il tutto mentre fanno le politicanti e approvano o supportano a mezzo stampa politiche del lavoro, cancellano il welfare, rendono sempre più complicati l’aborto e la contraccezione, minando alla base la possibilità di indipendenza, cultura e libertà che sono il primo strumento per opporsi attivamente al sessismo e alla violenza di genere in tutte le sue forme (ben più ampie, purtroppo, della già gravissima molestia fisica).

Annunziata, sotto questo punto di vista, per me non è meglio di quel Giornale che titolava tempo fa “Bastardi islamici” o del Salvini di turno. Anzi è peggio in quanto subdola e coccolata da quella sinistra al caviale che ultimamente con destre e democristiani va tanto d’amore e d’accordo da esser di partito e persino di governo. E’ ora che iniziamo a togliere la legittimità di stare nelle piazze a parlare a nome nostro a questi personaggi con cui condividiamo sì e no l’apparato riproduttore: non ho bisogno che Annunziata mi protegga, semmai ho bisogno che avvoltoi, razzisti e securitari stiano lontani dal mio corpo e dalla mia autodeterminazione, tanto quanto gli stupratori spuntati fuori quella sera e i tanti molestatori di ogni giorno. Se personaggi come lei possono ancora definirsi “femministe” impunemente, abbiamo un grosso problema. Ovviamente, alle donne aggredite a Colonia, la massima solidarietà e tutta la nostra rabbia complice. Come dicevano le stesse donne scese in piazza dopo le aggressioni: “Gegen sexismus. Gegen rassismus”. I molestatori e gli sfruttatori politici dei nostri corpi “No pasàran”.

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31/07/2013

Lettera aperta a Lucia Annunziata sulla esaltazione dell’uso di armi chimiche in Siria

Alla Direttrice di L’Huffington Post Italia
 
Gentile dott.ssa Annunziata, le scriviamo a proposito dell’articolo “La morale cristiana e l'arma chimica siriana”, pubblicato su L’Huffington Post Italia dal suo collaboratore, il gesuita Padre Paolo Dall'Oglio, che arriva non solo a giustificare ma, addirittura, ad esaltare l’impiego di armi chimiche in Siria da parte di “ribelli” che egli ritiene di rappresentare.
 
Non sappiamo, infatti, come altro classificare quanto egli, – prima e dopo una sua lunga dissertazione sull'uso morale delle armi chimiche – scrive: “(….) Ma guardiamo alla cosa dal punto di vista etico della rivoluzione siriana. Ammettiamo per un istante che ci fossimo appropriati di armi chimiche sottratte agli arsenali di regime conquistati eroicamente. Immaginiamo di avere la capacità di usarle contro le forze armate del regime per risolvere il conflitto a nostro favore e salvare il nostro popolo da morte certa. Cosa ci sarebbe d'immorale? Tutte le armi possibili sono usate contro di noi. È ampiamente dimostrato che il regime fa esperimenti micidiali d'uso delle armi chimiche contro i partigiani rivoluzionari e la popolazione civile, proprio per vedere di superare quella maledetta linea rossa impunemente.”
 
Non entriamo qui nel merito della veridicità degli “esperimenti micidiali d'uso delle armi chimiche contro i partigiani rivoluzionari e la popolazione civile (da parte del regime di Assad)” che, al di là di qualche “scoop” giornalistico, non è oggi confermato neanche da quelle “commissioni internazionali” o da quegli “organismi dell’intelligence americana” che pure avevano avallato analoghe accuse nei riguardi del regime di Saddam in Iraq. Quello che ci preoccupa è l’ergersi del suo collaboratore a paladino dell’uso di questa infame forma di guerra: “Invece se ci lasciate sbranare dal regime assassino, allora, ve lo promettiamo, la necessaria doverosa e disperata autodifesa ci consiglierà, ci obbligherà a costituire un tale micidiale pericolo alla sicurezza regionale da obbligarvi ad assumervi comunque le vostre responsabilità.” (….) Non è per minacciare, è invece per allarmare riguardo ad un pericolo oggettivo e già reale che mi lascio andare a propositi così drammatici.” .
 
Gentile dott.ssa Annunziata, la guerra condotta dall’Occidente e dalle Petromonarchie alla Siria, così come quella alla Libia condotta in nome della difesa di una ennesima “primavera araba” (che questa guerra, in realtà, è servita a fare abortire), ha già comportato decine di migliaia di morti, un milione di profughi, immani distruzioni… Siamo sicuri converrà con noi che a questa martoriata nazione venga almeno risparmiato l’orrore delle armi chimiche che il suo collaboratore ritiene, invece, dirimente per convincere l’Occidente ad un risolutivo intervento.
 
Da parte nostra, insieme al movimento siriano di riconciliazione interconfessionale Mussalaha, partecipando a delegazioni internazionali – come quella dello scorso mese di aprile, presieduta dal Premio Nobel per la Pace Mairead Maguire – animando il nostro sito www.sibialiria.org continuiamo a mobilitarci per cercare di fermare questa guerra e ricostruire quel tessuto di pace e solidarietà che può garantire il rispetto dei diritti democratici e il ripristino di quel mosaico di etnie, culture e religioni che fino a tre anni fa era la Siria.
 
Cordialmente
La Redazione di www.sibialiria.org
sibialiria@gmail.com 
 
P.S.
Questa lettera, in attesa di una sua graditissima risposta, viene pubblicata oggi sul nostro sito.

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