Il film Race sembra anche attribuire alla Riefenstahl un sogno di fraternità tra i popoli quando, commentando il momento di cui l’atleta tedesco Lutz Long(1) invita Owens a compiere insieme un giro di pista dice che il suo connazionale “sta scrivendo il mio film”. In realtà, dei gesti di solidarietà e di sostegno di Long verso Owens nella sceneggiatura di Olympia non c’è nulla, come non si trova niente delle presunte scene di salto in lungo che la Riefenstahl avrebbe chiesto a Owens di girare dopo la chiusura della competizione.
Accreditare oggi l’immagine di una Riefenstahl non coinvolta con l’ideologia nazista appare un’operazione mistificatrice e poco attenta all’estetica dei suoi film. E’ vero che la regista tedesca ebbe a dichiarare ai Cahiers du cinéma, nel 1965, che i suoi lavori non erano propaganda, ma erano “cinema verità” poiché non una sola scena era girata in studio. Tuttavia, i documentari non sono mai neutri, ma rappresentano un punto di vista su una realtà; in particolare i film della Riefenstahl aderiscono a una precisa estetica che si traduce nella scelta dei soggetti, delle inquadrature, delle riprese e non ultimo dell’autore delle musiche. Tutte queste scelte sono rappresentate nella realizzazione di Olympia che, si badi, è, per i tempi in cui fu realizzato, di grande modernità, tuttavia aderente a un’estetica coerente con il nazismo. E’ proprio nel fatto estetico che va ricercato il linguaggio corrivo al nazismo della Riefenstahl.
Le Olimpiadi del 1936 costituirono un’occasione propagandista inattesa per il regime. La decisione di tenere l’XI Olimpiade a Berlino fu presa prima della salita al potere di Hitler e si dice che fu Goebbels a vincere le titubanze del dittatore a confermare l’evento, facendogli intravedere un possibile ritorno di immagine per il regime. Tutta la cultura tedesca nazista fu mobilitata per l’occasione: fu costruito uno stadio ispirato alle forme dell’antica Grecia, il compositore Richard Strauss venne incaricato di comporre l’inno olimpico, che poi diresse nel medesimo stadio, mentre alla Riefensthal toccò la documentazione cinematografica, appunto il film Olympia.
Tale film è suddiviso in due parti: la Festa dei popoli e la Festa della Bellezza che coprono una durata totale di oltre tre ore. La prima parte comprende riprese della marcia dei tedofori verso Berlino (tradizione olimpica inaugurata proprio in quell’edizione dei giochi), della cerimonia inaugurale (con le delegazione italiana che sfila a braccio teso con il berretto fascista in testa), e delle gare di atletica leggera, tra cui quelle disputate da Charlie Owens. La seconda parte, appunto la Festa della Bellezza è consacrata a diverse discipline sportive e ha un’introduzione in cui si vedono alcuni atleti nudi esercitarsi e fare la doccia insieme, con una musica che tende a sottolineare un aspetto quasi rituale di tale momento.
E’ proprio nella seconda parte che il film Olympia manifesta il suo carattere esteticamente nazista, perché vi si dispiega quel mito del corpo, della nudità, della vita primordiale e primitiva, di un comunitarismo falsamente legato alla natura che fu uno degli elementi fondanti dell’estetica nazista. Il culto del corpo slegato dalla mente, dell’elemento primordiale, della nudità rimandano a quell’ideale di rinascita del corpo e della comunità mediati dalla presenza di un irresistibile leader che era, per i nazisti, identificato in Hitler. Il nazismo utilizzò, nella sua costruzione ideologica, il messaggio del ritorno alla natura e alla vita comunitaria e impiegò anche, ai suoi fini, la distorsione di alcune idee e pratiche che facevano parte della repubblica di Weimar, ma che avevano un segno soprattutto socialdemocratico o socialista, piegandole all’irrazionalismo della destra(2). Se tale processo di distorsione fu applicato soprattutto alle idee della sinistra politica, agli ebrei si rimproverò, appunto, di essere urbanizzati, intellettuali, portatori di una cultura critica distruttiva, quindi lontani da quella “natura” tanto decantata dai nazisti.
Tutto questo sottolineato dalle musiche composte dal nazista Herbert Windt, che scriveva musiche per i film di regime mentre i suoi colleghi Schoenberg, Weill, Eisler, Schuloff, Ullmann e tanti altri erano costretti all’esilio o persino alla deportazione e alla morte.
Dopo la seconda guerra mondiale Leni Riefenstahl propose alcune iniziative che avrebbero testimoniato una sua visione non razzista. Mi riferisco alle sue indagini filmiche e fotografiche sulle culture tradizionali africane e in particolare sui Nuba. In realtà, anche queste attività della regista tedesca erano interne alla sua ideologia nazista. Infatti, seppure i Nuba non sono certamente di “razza ariana”, le ragioni del suo interesse per questo popolo non erano di valorizzarne la cultura ma di mettere in luce proprio quei tratti di “naturalità”, di “fisicità” e di “non-corruzione” che nutrirono l’ideologia antirazionale nazista. Ciò che interessa alla Riefenstahl, nella cultura dei Nuba, è l’intrico tra i miti primitivi e la vita primordiale o presunta tale, dei Nuba in una visione del mondo in cui il “Bello” si identifica con il gesto del corpo “puro” contrapposto all’”impuro”, il corrotto all’incorrotto, la mente al fisico e infine la forza allo spirito critico. Nessun interesse specifico, quindi, verso le culture africane, ma annessione di alcune loro immagini primitive al pensiero “razziale”, vale a dire sostenere che nell’esistenza di tali persone ci fosse una primordialità legata alla “razza”.
Leni Riefenstahl fu assolta dai tribunali alleati che si occupavano dei crimini nazisti. Tribunali che spesso erano poco informati su chi fossero gli imputati e su cosa avessero significato nella storia della Germania. Molti intellettuali compromessi con il nazismo, come anche il compositore Carl Orff, riuscirono a mescolare le carte tanto da farsi assolvere. Ma al di là del giudizio di quel tribunale, quello della storia pesa molto di più su Leni Riefensthal.
Note:
1) Carl Ludwig Long (1913-1943) fu un campione tedesco di salto in lungo su cui la Germania contava per una sicura vittoria alle Olimpiadi. Durante le qualificazioni, visto che Owens aveva sbagliato per deconcentrazione i primi due salti, lo consigliò sul punto di battuta da scegliere, consentendogli di passare alla finale. La finale fu spettacolare e serratissima e il tedesco si classificò secondo dopo Owens. I due atleti rimasero per sempre amici sino alla morte di Long, avvenuta in combattimento in Sicilia nel 1943 durante l’occupazione tedesca dell’Italia.
2) Questo processo fu portato avanti massicciamente ma non unicamente nel campo dell’educazione, per esempio distorcendo alcune posizioni sulla positività della vita comunitaria di Leo Kestemberg, illuminato socialdemocratico indipendente che si occupò della riorganizzazione dell’educazione nella Repubblica di Weimar.
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