di Alessandro Robecchi
Mi perdonerete se per una volta mi concentro sulla trama. Cioè, nei film d’azione la trama è tutto, no? Uno paga il biglietto e vede Tom Cruise che si butta da un aereo su una torta alla panna, si sistema il papillon e sposa Miss Mondo, giusto? Ecco.
La ricostruzione delle eroiche gesta dell’esercito americano che salva il suo pilota abbattuto è un po’ così, e la trama – dritta dritta – è stata accettata senza che nessuno si alzasse a farsi una risata (intendo la grande stampa italiana e i telegiornali). Il famoso pilota, colpito dalla contraerea, si espelle con il seggiolino. “Ferito”, dice la versione ufficiale; “gravemente ferito” dice un’altra fonte.
Ok, si salva e si mette al sicuro in una grotta, ma… a un centinaio di chilometri dall’abbattimento, cioè in ventiquattrore, fa due maratone e mezza, in salita (fino a 2100 metri, temperatura sotto lo zero), si suppone appesantito dall’equipaggiamento.
Gli americani mandano a salvarlo una specie di esercito, perché gli MC-130 (due) non sono aeroplanini agili e leggeri, ma affari giganteschi che trasportano truppe e mezzi, una vera invasione. Intanto la Cia – mai sottovalutare la Cia, ragazzi – crea una falsa pista, cioè fa credere all’Iran che il pilota sta da un’altra parte, astuti come faine, e quegli altri ci cascano con tutti i turbanti. Mah.
Quindi salvano ‘sto pilota pluri-maratoneta-alpinista ancorché ferito, ma sfiga vuole che i due MC130 si scontrino tra loro sulla pista di un aeroporto abbandonato (prima versione), oppure si impantanino nella sabbia (seconda versione), oppure siano colpiti dall’esercito iraniano (terza versione). Insomma, soccorso e soccorritori, un centinaio di marines, rimangono a piedi, e fanno saltare i loro stessi aerei, per non lasciarli al nemico. Mah.
La trama si infittisce: chiamano al volo altri tre aerei, tipo Uber ma sulle montagne dell’Iran, e si fanno portare via, non prima di farsi abbattere qualche elicottero. Ora il pilota è sano e salvo, dice il film, ma non sappiamo chi è, come si chiama, e non c’è nemmeno la fotina con lui che fa “vittoria” con le dita. Auguri comunque.
Ok, ora parliamo della crisi del cinema americano.
Voglio dire, con una trama così puoi anche vincere la statuetta che si consegnano tra loro ogni anno, ma rimane un polpettone zoppicante e fantasioso. Per ora la critica (i famosi fact-checker a guardia dell’informazione democratica, per dire) sembra cascarci, mentre in Iran dicono che il film è molto fiction: si sarebbe invece trattato di un’operazione di terra, con vere truppe di invasione, per impadronirsi dell’uranio iraniano, operazione miseramente fallita con grosse perdite, figuraccia bruciante, catastrofe militare.
A chi produce certi film non piace ricordare i flop passati, ma viene in mente comunque l’operazione Eagle Claw, 24 aprile 1980, quando un Jimmy Carter sotto elezioni tentò la mossa disperata del blitz per liberare gli ostaggi a Teheran: fu un disastro.
Ecco, nonostante le recensioni entusiastiche sugli invasori che salvano il loro pilota, l’epica, la retorica e gli effetti speciali, il film di quest’anno sembra molto un remake quarantasei anni dopo, con gli stessi esiti.
Il produttore del film, Donald Trump, ha fatto il suo spettacolino insieme agli sceneggiatori, ha parlato di “Una delle più audaci operazioni nella storia degli Usa”, e ha detto che Dio li ha aiutati perché era Pasqua (giuro). E forse pensa davvero che noi spettatori ci crediamo, paghiamo il biglietto e mangiamo i popcorn, orgogliosi di esser presi per scemi.
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