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15/10/2018

Sorrisi e Cazzari

di Alessandra Daniele

“La nostra è una scommessa. Ci riusciremo? Io spero di no” – Lapsus freudiano del ministro dell’Economia Giovanni Tria

La cosiddetta Manovra del Popolo che doveva abolire la povertà e istituire il Sorriso di Stato, come prevedibile si sta dimostrando una truffa, contabile e politica.

Per l’ennesima volta gli italiani si ritrovano ad aver comprato la Fontana di Trevi, e a questo giro da due pataccari diversi contemporaneamente, Salvini e Di Maio.

Delle mirabolanti promesse elettorali sono rimaste soltanto le etichette, appiccicate con lo sputo a pasticciati tentativi di mance elettorali.

Controlliamo le principali:

Reddito di cittadinanza
S’è trasformato in una specie di Carta Annonaria con la quale, forse fra sei mesi, sarà possibile solo acquistare beni di sopravvivenza. Se compri un cellulare, arriva la Finanza. Giusto per tenere le Fiamme Gialle lontane dagli evasori veri, per i quali è in arrivo il solito condono.

Abolizione della legge Fornero
S’è ridotta alla cosiddetta “Quota 100”, che per alcuni significherà andare in pensione più tardi, visto che saranno abolite le altre salvaguardie.

Flat Tax
S’è ristretta a uno sgravio fiscale per alcune partite IVA. Altri si troveranno a pagare di più.

Legge contro il conflitto di interessi
Sparita, e sostituita dalla solita spudorata lottizzazione della Rai.

Riconversione ecologica dell’Ilva 
Sparita. È stato applicato il piano Calenda.

Reintroduzione dell’articolo 18
Sparito.

Asili nido gratis
Spariti.

Abolizione delle accise
Sparita.

Internet a banda larga gratis
Sparito.

Abolizione degli studi di settore
Sparita.

Blocco TAV e TAP
Sparito.

Il governo Grilloverde è stato capace di tradire anche le promesse fatte dopo le elezioni, come l’annunciato decreto Di Maio per i diritti dei raider,  sparito nel nulla mentre Foodora lasciava l’Italia. O l’impegno solenne di Toninelli per la demolizione e ricostruzione celere del ponte Morandi, che invece ancora aspetta, spezzato in due come la città che univa.

Eppure, secondo gli standard cravattari dell’UE persino questa fetecchia di manovra è considerata sacrilega, e rende il governo Grilloverde meritevole di punizione esemplare per aver offeso i mercati, e i supermercati, minacciando la chiusura domenicale obbligatoria.

I pataccari quindi sperano di far saltare tutto dando la colpa all’Europa. È la fase uno della loro Exit Strategy per tornare a votare in primavera, rivincere con le stesse promesse irrealizzabili, e spostare anche tutto l’asse politico europeo in loro favore, facendo deragliare l’UE.

Con questa sfida fra cravattari e pataccari, classisti e razzisti, si sta ingloriosamente chiudendo la parabola dell’Europa unita.

L’unico sorriso sarà di schadenfreude.

Fonte

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