Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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15/09/2017

Londra – Parigi. Paura nelle metropolitane

Questa mattina si è verificata una esplosione a bordo di un treno della metropolitana di Londra e si segnalano diversi feriti. Secondo i media britannici è stata chiusa la stazione di Parsons Green. I soccorsi sono arrivati sul posto. I testimoni riferiscono di aver visto almeno un passeggero con ferite sul volto, ma gli aggiornamenti parlano di un numero di feriti in aumento, soprattutto con ustioni.
Altri testimoni hanno parlato di “panico” in quanto i passeggeri allarmati hanno precipitosamente lasciato il treno alla stazione di Parsons Green nella zona di Fulham. La redattrice della BBC News Sophie Raworth, che era sul posto, dice di aver visto una donna su una barella con ustioni al viso e alle gambe.

Contemporaneamente, ma nella metropolitana di Parigi, un militare addetto alla vigilanza nell’operazione antiterrorismo “Sentinelle”, è stato aggredito da un uomo con un coltello nella centralissima stazione di Chatelet. L’aggressore ha aggredito alle spalle il militare impugnando un coltello, urlando delle frasi che inneggiavano ad Allah, ma è stato disarmato e bloccato dallo stesso militare. Secondo quanto si apprende, l’episodio è stato di brevissima durata e si è concluso senza feriti. In Francia, diversamente che in Gran Bretagna, gli obiettivi degli attacchi sembrano ormai mirati contro soldati e poliziotti.

Nelle ultime settimane, un uomo ha investito con l’auto un gruppo di militari a Levallois-Perret (a nord di Parigi) facendo sei feriti, mentre un individuo con un coltello era stato fermato nei pressi delle Tour Eiffel. Alla polizia ha dichiarato di aver avuto l’intenzione di aggredire un militare.

Fonte

03/04/2017

Una bomba nella metro a San Pietroburgo

Continua a salire il numero di morti per l'attentato terroristico di oggi, intorno alle 13:30 ora italiana, nella metropolitana di Pietroburgo. I dieci morti comunicati inizialmente, sono passati a 9 un paio d'ore dopo; poi però sono deceduti alcuni dei feriti più gravi. Al momento, il numero di morti sarebbe almeno di 12 persone, oltre a una cinquantina di feriti.

L'ordigno sarebbe esploso all'interno del terzo vagone del convoglio della metropolitana, quando il treno era appena partito dalla stazione “Piazza Sennaja” in direzione della fermata “Istituto tecnologico”, lungo la linea azzurra della rete metropolitana e la prima parte del convoglio aveva già imboccato il tunnel. Notizie contraddittorie, su una seconda esplosione nello stesso convoglio erano state all'inizio diffuse da alcuni media, ma in seguito smentite da Interfax, mentre il Comitato nazionale per l'antiterrorismo avrebbe confermato il ritrovamento di un altro ordigno inesploso alla stazione “Piazza dell'insurrezione”.

Alle 16 ora italiana, il Comitato nazionale per l'antiterrorismo aveva notificato il numero delle vittime: 9 morti e oltre 20 feriti, di cui alcuni in modo grave, tanto che per due dei feriti gravi era stata diagnosticata la morte clinica e in seguito ne è stata annunciata la morte.

Interfax scrive che alcune telecamere di controllo avrebbero ripreso il probabile attentatore; ma pare non ci siano conferme.

Secondo il racconto di un testimone, nel vagone in cui si è verificata l'esplosione, i passeggeri sembravano preparati al peggio: “tutti pensavano che sarebbero morti. Dopo lo scoppio, tutti aspettavano altre conseguenze; poi ci hanno visti e hanno iniziato loro stessi ad aiutarsi reciprocamente a uscire (dal vagone); la maggior parte erano coperti di sangue”. Un altro testimone ha detto che sono passati alcuni minuti prima dell'evacuazione: “Ho visto almeno 3 o 4 morti; i servizi d'emergenza sono arrivati in 5-7 minuti”.

Pravda.ru scrive che sette ore prima dell'esplosione, una cittadina di Kiev, tale Ekateriana Rubanova aveva messo su Instagram la propria foto aggiungendo che lunedì ci sarebbe stato un attentato: “Da molto tempo non ci sono stati atti terroristici... Oggi ce ne sarà uno. Aspettate”. Alcuni commenti di apprezzamento per l'esplosione, pubblicati inizialmente sui social media da cittadini ucraini, sono stati in seguito rimossi.

Ai margini dell'incontro con il presidente bielorusso Aleksandr Lukašenko, proprio a Pietroburgo, in occasione della ricorrenza della proclamazione dello Stato unitario Russia-Bielorussia nel 1996 (all'ordine del giorno: prospettive di ulteriore integrazione eurasiatica, problemi internazionali e regionali, oltre alle dispute sorte ultimamente tra Minsk e Mosca, in particolare a proposito del prezzo di gas e petrolio) Vladimir Putin ha detto che vengono seguite tutte le possibili piste, a partire da quelle della criminalità, ma soprattutto ovviamente quelle di carattere terroristico.

Il portavoce della procura generale Aleksandr Kurennoj ha dichiarato trattarsi di un attentato terroristico e che comunque si vagliano “tutti gli aspetti legati alla sicurezza all'interno della metropolitana, per evitare che azioni simili possano ripetersi”.

In un'intervista all'agenzia NSN, il deputato Oleg Nilov ha dichiarato: “Non credo sia una coincidenza! A mio avviso, si tratta di un attacco terroristico calcolato, con l'obiettivo di provocare il massimo danno e raggiungere il massimo effetto. Evidentemente, c'era la volontà di colpire per fare più male possibile, nel momento in cui in città ci sono non solo presidente della Russia, rappresentanti del governo, deputati, ma anche un gran numero di giornalisti. E' una palese cinica azione dei nostri nemici".

Proprio oggi Putin aveva presieduto un incontro in città con i partecipanti al Fronte popolare panrusso, il movimento sorto nel 2011 su iniziativa dell'allora primo ministro Vladimir Putin, per raccogliere il maggior numero di alleati “indipendenti” attorno al partito presidenziale Russia Unita.

Tra le reazioni esterne, The Washington Times aveva in un primo momento corredato la notizia dell'attentato con immagini della manifestazione “contro la corruzione” dello scorso 26 marzo, svoltasi anche a Pietroburgo, contemporaneamente a quelle di Mosca e di altre città della Russia. In seguito a richieste di chiarimenti da parte del Ministero degli esteri russo, l'immagine è stata rimossa; ma il gesto iniziale si commenta da sé.

*****

La Tass pubblica anche alcuni video dell'accaduto.

https://youtu.be/XBgx99MVudI

https://youtu.be/-aF1ig6Pr8g

https://youtu.be/xWOd1EQUOVU

Fonte e foto

05/03/2016

Roma - Militari Rambo nella metro. Denunciato un altro episodio

L'articolo di denuncia del nostro giornale sull'improprio intervento dei militari alla stazione della Metro B di Rebibbia che ha poi portato all'arresto di un ventenne “reo” di non aver fatto il biglietto (il processo si farà il prossimo 4 aprile), sembra aver rotto la cappa di silenzio intorno ad un cambiamento di clima e al ruolo delle pattuglie di militari armati messi di presidio nelle stazioni della metropolitana e in altri punti sensibili della città.

Un lettore ci segnala un caso avvenuto due giorni fa alla fermata della metro B di Policlinico. Anche qui un ragazzo arriva di corsa per prendere la metro (scenario del tutto consueto) ma viene intercettato e placcato piuttosto brutalmente da un militare armato. Un infermiere del Policlinico presente interviene per depotenziare la “rudezza” del soldato al quale cade il mitra, una volta recuperata l'arma la punta verso l'infermiere minacciandolo con le parole “adesso ti sparo”. L'invito a procedere per fortuna è rimasto senza esito. Un medico del Policlinico presente, rimasto indignato dell'accaduto ha prodotto un esposto presso il posto di polizia dell'ospedale segnalando l'episodio.

Due episodi in pochi giorni possono non essere più una coincidenza. Si può pensare che la “noia” di un servizio di piantone continuato, nei militari chiamati a fare un lavoro non loro, produca la voglia di rompere la routine, magari per dare un senso ad un compito di vigilanza privo di emozioni; si può pensare ad un eccesso di zelo. Ma si può pensare anche che il clima di guerra che ormai si vive da giorni alla vigilia del nuovo intervento militare in Libia stia producendo una psicosi o regole di ingaggio più estese di intervento da parte dei soldati.

Fatto sta che quanto sta accadendo con il pattugliamento armato dei militari nelle stazioni non promette nulla di buono e prima poi può accadere qualcosa di grave sul quale è bene dirsi sin da ora come stanno le cose. E forse è il caso che i ministri dell'Interno e della Difesa vengano a riferire in Parlamento sui risultati e il senso di una militarizzazione crescente delle stazioni della metropolitana.

Non è un dettaglio ricordare che una stazione è un luogo dove transitano migliaia di persone e non è un ambasciata o un ministero. Richiedono un atteggiamento e una lucidità ben diverse dal piantonamento di obiettivi istituzionali assai meno frequentati dalla gente comune. Il mimetismo di un attentatore male si attaglia ai barboni, ai ragazzi o ai mendicanti che sembrano essere diventati i "target" principali di questa militarizzazione capillare. Tenere soldati armati in luoghi così frequentati, se questi sono i sintomi, difficilmente possono produrre senso di sicurezza, al contrario. Prima lo si comprende meglio è.

Vedi anche:

http://contropiano.org/malapolizia/item/35239-militari-rambo-anche-in-sicilia-contro-i-no-muos

http://contropiano.org/politica/item/35224-roma-militare-rambo-semina-il-panico-nella-metropolitana-arrestato-un-ragazzo

Fonte

03/03/2016

Roma. Militare “Rambo” semina il panico nella metropolitana, arrestato un ragazzo

Una scena incredibile questa mattina alla stazione Rebibbia della metropolitana B di Roma. Un ventenne entra senza pagare il biglietto.  I militari che ormai da mesi presidiano le stazioni della metropolitana lo seguono fin sulla banchina e gli chiedono i documenti. Il ragazzo risponde che , essendo un civile,  i documenti è tenuto a consegnarli solo a polizia e carabinieri. Arriva il treno, il ragazzo entra nel vagone ma entrano anche i due soldati armati di tutto punto con fucile-mitragliatore. Uno si getta sul ragazzo e cerca di trascinarlo fuori con la forza. A quel punto la sicurezza della stazione blocca il treno e fa scendere tutti i passeggeri.  L’arrivo dei carabinieri avvia una procedura all’apparenza normale. Il ragazzo viene portato in caserma, identificato e poi arrestato con l’accusa di resistenza e  quella decisamente incredibile di “interruzione di pubblico servizio”. Giovedì mattina verrà processato per direttissima.  Il tutto per un biglietto della metro non pagato. Con la metro B che già si ferma un giorno si e un giorno no per guasti tecnici e che oggi è stata fermata per l’irresponsabilità di un militare animato da eccesso di zelo o dalla voglia di rompere la noia dei servizi di piantone armati  nelle fermate della metro, bloccando il servizio e mettendo a repentaglio la sicurezza dei passeggeri con un intervento eseguito avendo addosso il fucile-mitragliatore.

Ma quanto avvenuto oggi a Roma pone diverse domande e tutte inquietanti. Si è trattato infatti di un eccesso di zelo di un soldato che verrà punito dalle autorità militari oppure del cambiamento delle regole di ingaggio per i soldati che ormai da mesi hanno militarizzato le stazioni della metro? In attesa dell’arrivo dei terribili miliziani del Califfo, fino ad oggi i militari sembrano essersi accaniti solo contro immigrati, barboni e adesso “portoghesi” che saltano i tornelli della metro. Già è abbastanza odioso vedere i militari italiani andare ad ammazzare o a farsi ammazzare in Afghanistan, Iraq, Somalia e tra poco in Libia per accettare l’idea di militari “Rambo” sguinzagliati nelle strade, nelle stazioni delle nostre città. Se sono cambiate le regole d’ingaggio vuol dire che il governo italiano la guerra sul fronte interno l’ha già dichiarata ancora prima di mettere in campo quella sul fronte esterno come l’Iraq o come l’intervento militare che si sta preparando nuovamente contro la Libia. Ma se i militari per le strade sono parte della guerra sul fronte interno, con quali occhi dovremo guardarli alla luce di quanto accaduto questa mattina a Roma? Il clima di guerra è inevitabile che produca anche episodi come questi ma sono episodi di militarizzazione quotidiana che segnano un cambiamento di clima pericoloso e inaccettabile.

Fonte

22/10/2015

Una metro chiamata desiderio


La metro di Roma, da un po' di tempo funziona un giorno no e l'altro neppure. Il progetto è sempre lo stesso. Una scellerata consuetudine alla quale molti, troppi, si sono rassegnati. Come ci si rassegna ad una malattia degenerativa che ci si ostina a credere inevitabile, ma che potrebbe essere facilmente evitata.

Tale progetto, ormai oleato e abitudinario, consiste nel far funzionare sempre peggio un determinato servizio pubblico, che oggi è il trasporto cittadino (metro e autobus) così come ieri erano le ferrovie, la sanità, o la scuola (ampiamente disintegrata da progressive “riforme” devastanti ispirate alle logiche dell'economia del disastro); per poi poter dire che quel servizio pubblico, scientemente accompagnato verso il fallimento secondo una strategia tanto criminale quanto precisa, in tutta evidenza, non funziona più.

A quel punto gli stessi politici, in combutta con gruppi imprenditoriali amici, impegnati faticosamente negli anni precedenti nella "strategia dello sfascio funzionale", diranno ad ogni piè sospinto su tutti i tg, i talk show e le principali testate nazionali a loro asservite, che la soluzione è privatizzare anche questo servizio pubblico, come prima è stato fatto con gli altri. Ingrediente fondamentale perché la ricetta neoliberista possa dirsi compiuta, è l'esasperazione degli utenti che, ormai per indole indisponibili a qualsiasi esercizio del pensiero, della critica e della lotta, passando sopra l'inganno costruito giorno dopo giorno sopra il loro disagio, prenderanno per buone le verità dei politici e della televisione (mi permetto di aggiungere la parola politici al verso straordinario di Faber nella "Canzone del Maggio").

Aspetteranno così questa "manna" del “privato salvatore”. Gli utenti saranno disposti a credere all'ennesima cantilena privatizzatrice, malgrado l'esperienza fallimentare constatata sulla propria pelle nelle privatizzazioni precedenti (telecomunicazioni, poste, sanità, istruzione appunto), che ormai avrebbe dovuto allertare su quanto sia inefficace e persino ossimorico, chiamare i privati ad esercitare la loro smania di business sui servizi sociali di prima necessità.

Nonostante la consapevolezza che il rimedio sia peggiore del male dunque, anzi la causa e il mandante del male stesso, tutti accetteranno sfiniti questa lisergica e sciagurata ipotesi di ultima speranza, come in ogni incantesimo che si rispetti. Da quel momento in poi cosa succederà? Migliorerà il servizio? Qual è la fine di questa strategia della morte sociale progressiva?

No, il servizio non migliorerà, anzi peggiorerà; ma sarà un peggioramento ormai non apprezzabile, perché comunque non sarà più il disastro, in quanto coloro che lo avevano provocato, avranno raggiunto il loro obiettivo, e potranno sedere su comode poltrone di consigli di amministrazione inutili, dannosi, grotteschi, ma molto, molto remunerati. Alla Mastrapasqua, per capirci. Alcuni panciuti signori dell'impresa facile (vale a dire l'impresa criminale), quella che invece di ingegnarsi nella produzione va a pescare il profitto nel bisogno degli esseri umani, nelle loro necessità inalienabili (salute, libertà di movimento, istruzione, comunicazione), dove il business è assicurato a prescindere da competizione e imprenditorialità, potranno dirsi sazi.

Avremo dieci pancioni in più, tra politici e imprenditori e cinquemila posti di lavoro in meno, un servizio di trasporto pubblico mediamente più scadente e forse (ma non è detto), qualche linea del trasporto più efficiente delle altre, ma più elitaria (con diversificazione dei prezzi del biglietto), così come è avvenuto per le ferrovie (a proposito, che tristezza aver dovuto constatare che il treno "Palatino" che in una notte arrivava direttamente a Parigi da Roma, è stato soppresso perché "improduttivo").

Qualcuno si chiederà, alla fine di questa analisi da due lire, ma come mai questo tipo ha scritto un ragionamento così banale, così evidente? Eppure non è questa la domanda che dovrebbe farsi, ma un'altra: come mai mi sono rassegnato ad accettare tutto questo? Come mai ho deciso di prendere per buone "le verità della televisione"?

P.S. Colgo l'occasione per fare i migliori auguri a Poste Italiane per il suo esordio nel fantastico mondo della Borsa. Così più bollettini di conto corrente ci faranno pagare con le tasse, più risulteremo produttivi rispetto all'universo mondo in questa nuova frontiera del fare profitto sull'inevitabile.

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30/08/2015

Londra - Vincono i macchinisti della metro, perde l'arroganza del sindaco Johnson

Il sindaco di Londra è stato costretto a fare marcia indietro. Per il momento non parte la 'rivoluzione' della Night Tube, la metropolitana di Londra che dal 12 settembre avrebbe dovuto funzionare anche di notte. London Underground, l'agenzia dei trasporti pubblici cittadini, ha annunciato ufficialmente il rinvio del servizio. La decisione, sottolineano i dirigenti, è stata presa per facilitare le trattative sulla vertenza in corso con i sindacati che, anche attraverso una serie di scioperi molto duri, hanno chiesto condizioni migliori per il lavoro notturno dei dipendenti. In realtà, Boris Johnson, pur cercando di mostrarsi ottimista alla fine ha dovuto ripiegare rispetto al progetto iniziale.

Per l'8 e il 10 settembre, il sindacato di categoria Rmt, una sigla che già si era messa in vista nella battaglia contro le privatizzazioni, aveva programmato alcune agitazioni. Evidentemente sarebbe stato troppo rischioso per la città, visto le paralisi della mobilità registrate a luglio e ad agosto. "Lo avevamo detto più volte che sarebbe stato pericoloso e sciocco andare avanti coi piani per la Night Tube sino a quando non ci fosse stato un accordo sul personale e sulla sua sicurezza", ha detto il segretario di Rmt, Mick Cash. I punti sollevati dai sindacati sono sostanziali. Per far fronte ad un servizio che porterebbe Londra al livello della Grande Mela, Johnson aveva chiesto ai dipendenti il massimo della flessibilità senza alcun adeguamento salariale. Cioè avrebbe voluto gestire il tutto senza impiegare nuovo personale e sorvolando alla grande sulla sicurezza degli impianti. Questo ha trovato una decisa opposizione di sindacati e lavoratori fin dall’inizio. E dopo qualche mese di fronteggiamento è arrivata la capitolazione. I sindacati hanno chiesto anche precise garanzie su un uso non spregiudicato della flessibilità. Ma la società che gestisce i trasporti della metropolitana si è rifiutata di fornirle.

Una vittoria che non si vedeva da tempo in Gran Bretagna, coi sindacati in continua ritirata, incapaci, ad esempio, di contrastare con efficacia le misure di austerità introdotte dal governo conservatore che, fra l'altro, ha annunciato a luglio una serie di novità per limitare il potere sindacale.

Il piano prevede che di notte ci sia un treno ogni dieci minuti lungo le principali linee che attraversano il centro: Piccadilly, Victoria, Jubilee, Central e Northern.

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26/07/2015

Lo sport del mese: linciare il macchinista

Cari,
due fatti di cronaca mi hanno turbato, come pendolare, utente della metro e come macchinista...

L'altro ieri a Roma un treno della metro B è partito da Termini con una porta aperta.
Tutti hanno accusato il macchinista perché è partito.
Qualcuno lo vorrebbe 'licenziare'.

Ieri, sempre a Roma, un treno della metro B non è partito da Tiburtina con una porta aperta.
Tutti hanno accusato il macchinista perché non è partito.
Qualcuno lo voleva 'linciare'.

Linciati o licenziati: una scelta etica e professionale difficile da prendere su due piedi.

Suggerimento: perché non si convoca, di volta in volta, un Consiglio d'Amministrazione per stabilire se, con una porta rotta, il treno deve partire o no?
Amministratori, dirigenti e macchinisti Atac: linciati o licenziati insieme!

Ciao
Dante

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PS. Per chi fosse interessato ai dettagli: http://www.inmarcia.it/porte-killer#elenco

Vedi anche: http://contropiano.org/video/item/32052-perche-l-autobus-non-passa-atac-roma

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