Michele Giorgio - Il Manifesto
La Russia nega con forza che suoi
aerei o di altri Paesi abbiano sorvolato tra il 4 e 5 maggio il campo
per sfollati di Kammuna (Idlib) bersaglio di un violento bombardamento
in cui hanno perso la vita almeno 28 civili, tra cui donne e bambini. Un
massacro portato all’attenzione del mondo dalle immagini postate in
rete: corpi smembrati, incendi che ostacolano i soccorritori, tende
insanguinate, feriti caricati su autocarri.
«Quell’attacco non è stato compiuto da jet ma forse da
lanciarazzi multipli come quelli usati dai qaedisti di Al Nusra»,
sostiene il portavoce del ministero della difesa russo, Igor
Konashenkov. Secondo il quale sulle foto del campo pubblicate
sui social dopo il bombardamento non si vedono i segni di esplosioni di
bombe lanciate da aerei. Qualche giorno fa Mosca aveva smentito anche il
bombardamento dell’ospedale al Quds di Aleppo gestito da Medici senza
Frontiere e dalla Croce Rossa. Respinge le accuse anche il governo
siriano che a sua volta accusa «gruppi terroristici».
Contro Damasco esistono importanti indizi. Tuttavia gli Stati
Uniti e la Francia – che forti dell’appoggio delle monarchie del Golfo
guida il fronte interventista anti Bashar Assad – hanno subito indicato i
responsabili di questo nuovo massacro di civili: le forze aeree siriane. Non hanno atteso più di qualche minuto per formulare le loro accuse. Piuttosto
Parigi e Washington avrebbero dovuto verificare le smentite di Mosca,
attraverso le registrazioni effettuate dai loro sistemi radar di
sorveglianza sulla Siria.
Perché i combattenti islamisti e i loro sponsor regionali hanno tutto l’interesse a concentrare le accuse su Damasco.
In uno scenario dove si combatte anche una guerra mediatica non si può
escludere alcuna ipotesi, inclusa quella di colpi sparati sugli sfollati
di Kammuna dalle formazioni che combattono contro Damasco. Invece la
Francia ha immediatamente condannato «con la più grande fermezza i
bombardamenti perpetrati dal regime contro un campo di sfollati nel nord
della Siria... Un atto inaccettabile e ributtante – ha aggiunto il
ministero degli esteri francese – che potrebbe costituire un crimine di
guerra e contro l’umanità».
L’obiettivo di Parigi non è certo quello di indagare in modo
imparziale sul bombardamento di Kammuna. Piuttosto è quello di spingere
con forza per ottenere l’avvio di una campagna di raid aerei contro
Damasco e le forze armate governative e aprire la strada alla
costituzione di zone cuscinetto in Siria per difendere e definire le
aree sotto il controllo di jihadisti e “ribelli moderati”. Zone
che verrebbero affidate alla “custodia” militare di Turchia e Arabia Saudita che da lungo tempo invocano attacchi militari contro Damasco e
si dicono pronte a scendere in campo. Sarà importante se non decisivo
l’incontro del 9 maggio.
Quel giorno il ministro degli esteri francese, Jean-Marc Ayrault,
presiederà una riunione sulla Siria a cui parteciperanno anche il
Segretario di stato americano John Kerry, i rappresentanti delle
petromonarchie e il leader dell’opposizione siriana, Riyad Hijab.
L’ostacolo principale al piano di Parigi resta la Russia alleata della
Siria. Tuttavia la Francia, con l’aiuto degli Usa, pensa di mettere
nell’angolo Mosca con un ultimatum: Bashar Assad deve farsi da parte
subito oppure Parigi e Washington useranno i loro aerei per attaccare lo
Stato Islamico e allo stesso tempo per «impedire nuovi massacri di
civili», ossia contro Damasco.
Intanto mentre la tregua sembra aver dato respiro alla
popolazione di Aleppo, nel vicino villaggio di Khan Touman i qaedisti
del Fronte al Nusra e i salafiti di Ahrar al Sham tra mercoledì e
giovedì hanno lanciato un assalto a sorpresa contro le postazioni
dell’Esercito. I combattimenti sono andati avanti per ore. I morti sono
stati una ottantina. Alla fine i governativi sono stati costretti ad
arretrare e a rinunciare a un villaggio strategico che avevano
riconquistato con un alto costo di vite umane. I tiri di artiglieria
sono serviti solo in parte a fermare gli attaccanti. L’accaduto conferma
ancora una volta l’alleanza tra una formazione terrorista (anche per
gli Usa) come al Nusra e i salafiti radicali di Ahrar al Sham che
avranno un posto in prima fila quando comincerà la “transizione
politica” in Siria che invocano Parigi e Washington.
Fonte
Nessun commento:
Posta un commento