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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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16/10/2023

Ecuador - La destra di Daniel Noboa vince le elezioni

di Davide Matrone

I primi risultati e le dichiarazioni a caldo

Con il 91% dei voti scrutinati il candidato Daniel Noboa vince con il 52.1% dei consensi e uno scarto di quasi 500 mila voti sulla candidata Luisa González. Quest’ultima, nonostante avesse recuperato nelle ultime due settimane, non è stata capace di ribaltare il risultato che comunque era sfavorevole sin dal primo turno. I primi exit poll diffusi alle 18, un’ora dopo la chiusura dei seggi, davano in vantaggio Noboa con un 53% a 47%. Il tam tam dei primi exit poll ha creato confusione e malumore tra gli addetti ai lavori. Luisa Gonzalez è intervenuta sul suo account di Twitter scrivendo: “Gli exit poll a volte hanno commesso, in passato, dei gravi errori. Attendiamo con calma e determinazione. Con responsabilità democratica seguiremo i dati ufficiali e avremo fiducia nella volontà popolare”.

Dopo i risultati ufficiali, la stessa González con Andrés Arauz e i quadri della Revolución Ciudadana ha ringraziato tutti coloro che hanno camminato insieme durante questi giorni di campagna elettorale riconoscendo la vittoria del candidato Daniel Noboa. “Bisogna rispettare la democrazia e la serietà della politica. Il nostro è un progetto che continuerà per il prossimo futuro”.

Verso le 21:30 il neoeletto presidente della Repubblica dell’Ecuador (il più giovane della storia) ha scritto sul suo account twitter: “Oggi abbiamo fatto la storia. Le famiglie ecuadoriane hanno scelto il Nuovo Ecuador, un paese più sicuro e con più occupazione. Andiamo avanti per realizzare le promesse fatte in campagna elettorale e che la corruzione venga castigata. Grazie Ecuador”.

Il primo a fare i complimenti a Daniel Noboa è stato il Presidente uscente Guillermo Lasso che ha scritto le seguenti parole sul suo account di Twitter: “Caro Daniel, presidente eletto dell’Ecuador: i miei complimenti. Oggi, il nostro paese ti ha dato la fiducia per governarlo. Sarà un piacere riceverti martedì al Palacio Carondelet (sede della Presidenza della Repubblica). Dovremo già cominciare il processo di transizione perché conosca fino in fondo la situazione dell’Ecuador per quanto concerne l’economia, la parte sociale e la sicurezza. Complimenti. La nostra democrazia si rafforza”.

Un’analisi del voto

La partecipazione resta stazionaria rispetto a 2 anni fa e cioè intorno all’82% degli aventi diritto con un lieve incremento dello 0,4%. Si registra un calo del voto nullo che passa da 1 milione e 700 mila a 730 mila voti in queste ultime elezioni con un -3,5%. Alle scorse elezioni, il candidato Yaku Perez – che in due anni passa dal 19,3% al 3,9% – fece una dura campagna per il nullo ideologico anche se una parte del suo elettorato votò per Lasso al ballottaggio. Ricordiamo che lo stesso Yaku aveva più volte dichiarato “meglio un banchiere che un despota”.

Se si analizza a prima vista la distribuzione territoriale del voto, si replica il voto del 2021.

La Revolución Ciudadana, che rappresenta la forza di centro-sinistra, marca la sua presenza nella costa, da Esmeraldas al Guayas e conserva e si difende nelle due regioni amazzoniche di Sucumbios e Orellana. Mantiene il suo elettorato in definitiva ma non cresce. Questo elemento deve fare riflettere l’entourage della prima forza politica del Paese.

Arauz aveva conquistato al secondo turno il 47,64% (4 milioni 263, 515 voti) e Luisa González ieri il 47,70% (4 milioni 451,243 voti). In termini percentuali +0,06% e + 187,728 voti. Pochini per conquistare Palacio Carondelet.

Mentre invece la destra – che aveva vinto con Lasso nel 2021 con il 52,36% pari a 4 milioni 656,426 voti – in queste elezioni conquista il 52,30 (-0,06%) e 4 milioni 881 100 voti (+ 224,674 voti). Gli ecuadoriani premiano e ridanno fiducia alla destra nonostante il suo ultimo Presidente in carica – di destra – sia stato sfiduciato nel referendum popolare dello scorso febbraio ed esca con una bassissima accettazione popolare, intorno al 15%, secondo gli ultimi sondaggi Gallup del giugno 2023.

Il paradigma di sviluppo neoliberista esce dalla finestra con Lasso e rientra dalla porta con Noboa.

È curioso notare come la destra vinca nelle regioni e zone economicamente più depresse e con maggior indici di povertà (la Sierra interna per esempio). Questo ci porta a pensare che un maggior impatto negativo del neoliberismo non si traduce, necessariamente, in una reazione allo stesso; c’è accettazione, rassegnazione e addirittura rancore verso chi si oppone. Quindi non è il neoliberista il responsabile del fracasso, bensì il suo oppositore che in Ecuador si configura con Correa e con lo slogan “la colpa è di Correa”. Slogan costruito e trasmesso all’infinito dai mezzi di comunicazione privati.

Un altro dato da analizzare è quello del voto all’estero che si è svolto nelle 97 zone elettorali delle 3 circoscrizioni speciali. Qui, gli oltre 400 mila ecuadoriani (180 mila solo in Spagna) hanno votato dalle 9 alle 19 (in base ai differenti fusi orari). Non hanno votato per motivazioni logistiche e politiche gli ecuadoriani residenti in Israele, Russia, Bielorussia e Nicaragua.

Ricordiamo che con questo voto si dovevano assegnare 6 parlamentari sui 137 totali. Secondo i dati emanati dal CNE (Consiglio Nazionale Elettorale) la Revolución Ciudadana ha vinto nelle 3 circoscrizioni. In quella Latinoamericana, Caraibi ed Africa ottiene il 37% dei voti validi, nella circoscrizione Europa, Oceania ed Asia conquista il 63% e in Canada e Stati Uniti il 42,1%. Questo vuol dire che la RC conquisterebbe i 6 posti che si sommano ai 48 parlamentari già ottenuti al primo turno.

L’assemblea Nazionale vede quindi una maggioranza del partito della RC con 54 parlamentari su 137, seguito dal gruppo Movimento Construye (28) e poi dal Partido Social Cristiano (14). Il partito ADN del neopresidente Noboa ha solo 13 parlamentari. Quasi scompare Pachakutik che passa da 24 a 4 parlamentari. Sembra ripresentarsi la stessa situazione di 2 anni fa quando Lasso vinse le elezioni ma portò al Parlamento un’esigua pattuglia di 12 parlamentari che gli permisero di governare solo 2 dei 4 anni previsti. Lasso non riuscì a costruire alleanze politiche, anzi. Litigò finanche con il suo maggiore alleato Nebot. Inoltre, la dura opposizione dell’Assemblea Nazionale lo costrinse alla resa con la firma della famosa Muerte Cruzada (lo scioglimento anticipato delle Camere), atto che si è registrato per la prima volta nella storia del Paese.

Ora Noboa, forse, si troverà nella stessa situazione. Dovrà realizzare le riforme con le altre forze politiche e per farlo dovrà negoziare. A meno che non si formi una maggioranza amplia e compatta. Ci riuscirà?

In definitiva, c’è un’egemonia culturale delle élite dominanti in Ecuador che continua a rendere egemoni i propri valori e le proprie idee. Anche in queste elezioni vediamo concretizzarsi un processo mediante il quale i poveri e i subalterni appoggiano i propri oppressori. Gramsci lo spiegava quando diceva appunto che la classe dominante mantiene il suo potere non solo attraverso la forza ma anche attraverso un’egemonia culturale e ideologica (il consenso) sulla società. La classe dominante ecuadoriana riesce a stabilire quest’egemonia ideologica attraverso le istituzioni come il sistema educativo, i mezzi di comunicazione (tradizionali, reti sociali e influencer) e la religione. E continua a vincere. La sinistra, con l’uscita di scena di Correa e con il processo di neutralizzazione della destra attraverso i suoi mezzi, dovrà rendere maggioritaria la sua egemonia culturale che ha costruito solo in alcune zone del paese ma non riesce ancora a costruirla nelle altre.

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27/05/2023

Ecuador: sciolta l’assemblea nazionale. Plauso dall’ambasciata Usa

L’Ecuador si trova ad affrontare mesi politicamente difficili, in mezzo ad una spirale di violenza organizzata e non che investe il Paese in modo sempre più preoccupante.

Il presidente neoliberale Lasso si è trovato nelle scorse settimane sotto giudizio politico da parte dell’assemblea ecuadoriana per l’accusa di peculato. Eletto solo un anno e mezzo fa al ballottaggio contro lo sfidante del campo progressista, è stato costretto a governare in minoranza, cercando volta per volta di conquistarsi, o comprarsi, una maggioranza all’interno dell’assemblea.

All’accusa di peculato non è stato in grado di portare nessuna prova a sua difesa nel discorso in parlamento di mercoledì scorso. Di fronte all’evidenza di non riuscire a ottenere una maggioranza che lo salvasse dalla sfiducia, Lasso, ha optato per lo scioglimento dell’assemblea (così detta muerte cruzada) evitando in questo modo la destituzione e garantendosi un semestre di governo in più.

Il provvedimento infatti sospende per sei mesi fino a nuove elezioni il potere legislativo, ma non quello esecutivo che proseguirà attraverso decreti fino a insediamento del nuovo parlamento. Si preannunciano mesi in cui il governo cercherà di portare avanti il proprio programma reazionario, fino ad oggi andato ampiamente a rilento. Si attendono decreti che aprano alla privatizzazione dei settori strategici (telecomunicazioni, servizi sociali, petrolio) così come di una riforma tributaria e dell’età pensionabile.

Il provvedimento di Lasso è simile a quello che tentò Pedro Castillo in Perù lo scorso dicembre, ma con ben diversa reazione da parte dell’establishment che arrestò il presidente, prima ancora di destituirlo politicamente in Parlamento, operando un golpe tutt’ora in corso e che ha lasciato a oggi 70 morti e centinaia di feriti tra la popolazione che vi si oppose. L’ambasciata Statunitense anche in questo caso si è espressa con opposto giudizio e sostegno nei due casi.

La destra ecuadoriana sembra cercare in questo modo di ottenere un po’ di respiro dato che il parlamento che uscirà dalle urne durerà solo un anno e mezzo, come transizione alla scadenza naturale nel 2025.

Il partito Rivolucion Ciudadana dell’ex presidente progressista Correa, attualmente rifugiato politico in Belgio, pare essere tra i soggetti favoriti da una prossima tornata elettorale, dato l’ondata di consensi ottenuti nelle ultime elezioni locali di febbraio, dove ha vinto in 7 province del paese e 48 municipi, conquistando anche storiche roccaforti della destra come la città costiera di Guayaquil.

Più voci nel paese si sono alzate contro la decisione di muerte cruzada, definendola senza fondamento giuridico. Una mossa che la Costituzione prevederebbe solo in casi di grave commozione interna al paese, non per evitare una sfiducia di governo. Ma la Corte Costituzionale, recentemente rinnovata, risulta vicina al presidente uscente e ha già rigettato ogni ipotesi di incostituzionalità.

In caso di vittoria del campo progressista nelle prossime elezioni si apriranno molto probabilmente scenari di scontro istituzionale, come avvenuto in altri paesi del Sud America in cui la destra, incapace di presentare un progetto politico credibile o vincente, si attestò sul piano di azione giudiziaria per contrapporsi ai governi progressisti (Brasile, Argentina, i recenti processi aperti contro familiari di Petro in Colombia, ne sono esempi) o ad arrivare a palesi golpe quando mancava un ramo delle istituzioni, come avvenuto in Bolivia nel 2019.

Intanto anche il movimento indigeno ecuadoriano lancia l’allarme e si prepara contro le annunciate controriforme neoliberali. Con il suo leader Leonida Iza, ben più radicale di molti suoi predecessori, la Conaie (Confederazione delle nazionalità indigene dell’Ecuador) negli ultimi anni è stata in grado di presentarsi come portatrice di istanze popolari ben più ampie della sola realtà indigena, contribuendo grandemente al paro che bloccò riforme imposte dal Fondo Monetario Internazionale nel 2019 e a al paro nel giugno 2022 contro il governo Lasso.

I prossimi mesi saranno decisivi nel dimostrare la capacità delle forze popolari del paese di opporsi a qualsiasi progetto neoliberale e di essere in grado di fermarlo, come già dimostrato in passato. Questa volta però in una difficile dinamica di violenza che vede il crescente peso dei cartelli narcos all’interno di aree del Paese unito all’aumento della povertà.

Spirale di violenza prontamente sfruttata da parte del governo per emettere nelle scorse settimane un decreto in cui si dichiarava “lotta al terrorismo attraverso l’uso di armi letali” senza specificare alcun nome di bande o cartelli criminali presenti nel Paese.

Il decreto lascia quindi ampi margini di interpretazione anche nei confronti di movimenti popolari o di difesa dei diritti umani e del territorio che hanno saputo mettere in campo negli ultimi anni forti azioni di resistenza e che a più riprese da stampa e magistratura sono stati accusati di terrorismo nei momenti più alti delle proteste.

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23/05/2023

Ecuador - Muerte Cruzada. I blindati dell’esercito circondano il palazzo della presidenza

di Davide Matrone

Muerte Cruzada. Il Presidente della Repubblica dell’Ecuador, Guillermo Lasso ha firmato la Muerte Cruzada come prevede l’articolo 148 della Costituzione Politica dell’Ecuador in vigore dal 2008. Alle ore 7 della mattina del 17 maggio il Presidente della Repubblica in un discorso della durata di quasi 15 minuti, ha annunciato lo scioglimento delle Camere e quindi le elezioni anticipate.

“Ecuadoriani! L’Ecuador ha la necessità di un nuovo patto politico e sociale che gli permette di uscire fuori dalla grave crisi politica in cui si trova e che ogni giorno di più si rende insostenibile”, queste le prime parole del discorso alla nazione del Presidente in presenza dei rappresentanti del Gabinetto Presidenziale. Durante l’annuncio un’assenza ha fatto colpo: quella del Vicepresidente della Repubblica Alfredo Borrero che ha raggiunto Lasso solo in un secondo momento al Palacio Carondelet. Al momento nessuna chiarificazione rispetto a questa importante assenza.

La causa per la quale si è applicata la Muerte Cruzada di ieri è la terza per cui il procedimento si attiva quando c’è crisi politica e grave difficoltà interna. Tuttavia, ci sono delle voci contrarie da parte dell’opposizione che dichiarano che lo scioglimento delle Camere è incostituzionale in quanto non si applicherebbe in nessuno dei casi consentiti dalla Costituzione. Molti esponenti politici ieri hanno dichiarato che quest’atto improvviso avviene perché il Presidente non vuole sottoporsi all’impeachment. A sostenere questa posizione c’è l’ex candidato alla Presidenza Rabascall ed anche l’ex Presidente della Repubblica, Rafael Correa. Inoltre, altri politici di Pachakutik sostengono che c’erano molte probabilità che Lasso venisse destituito dal Parlamento perché vi era una maggioranza superiore ai 92 voti, sufficienti per la mozione di sfiducia.

Giudizio Politico

Con quest’atto, si pone fine a un periodo di ingovernabilità nel paese che non aveva altri sbocchi. Ieri, inoltre, si era insediata la seduta parlamentare per continuare il giudizio politico contro Lasso accusato da una parte del Parlamento di appropriazione indebita per un contratto della compagnia pubblica di trasporto petrolifero Flopec e Amazon Tanker. L’evento di ieri era già entrato nella storia politica del paese in quanto è stata la prima volta in cui Presidente è stato chiamato a presentarsi in Parlamento per difendersi da gravi accuse. Il Presidente ha pronunciato un intervento di 50 minuti (aveva a disposizione 3 ore secondo il regolamento dell’Assemblea) e non ha dato risposte e chiarificazioni convincenti rispetto alle accuse. Piuttosto ha cercato di difendersi attaccando quei parlamentari che l’hanno ostacolato e appoggiato l’impeachment. La sua affermazione “vi accuso” ripetuta in più occasioni, è diventata addirittura virale nelle reti sociali del paese in poco tempo e per qualche ora. Lasso si è autoproclamato assolutamente innocente in quanto le accuse sono infondate e “sostenute da un’assoluta immaginazione” e accusa i legislatori delle opposizione di essere ossessionati nei suoi confronti e verso il suo governo, di aver voluto ostinatamente prendere il potere in 4 occasioni perché spinti dal rancore. Infine li accusa per aver trascorso più tempo a costruire il processo contro la sua persona che a fare leggi per il bene del paese. Il giudizio politico contro Lasso, si costituisce dopo una serie di ricerche effettuate dal giornale online La Posta che aveva scoperto una fitta trama di corruzione in cui presumibilmente ci sarebbe stato il coinvolgimento del Presidente e di altri funzionari del Governo. Una volta depositati gli atti al Parlamento dell’Ecuador, quest’ultimo ha costituito una Commissione d’Inchiesta parlamentare che ha lavorato fino a giungere alla conclusione che bisognasse continuare il processo politico. In due occasioni il Parlamento ha votato a favore del proseguimento dell’impeachment. Dall’inchiesta de La Posta a ieri son trascorsi 4 mesi; un tempo sufficiente a erodere quel poco di legittimità di cui ancora “godeva” Lasso. Secondo l’ultimo sondaggio dell’impresa Market si riscontrava una disapprovazione del 82.6% da parte del popolo dell’Ecuador verso la gestione del governo in carica. Due i punti maggiormente criticati: la gestione economica e la questione della sicurezza.

Le prime reazioni

Una volta firmato lo scioglimento delle Camere si sono registrate una serie di eventi importanti. Il primo è stata la mobilitazione delle Forze Armate che in forma congiunta hanno dichiarato di voler rispettare la Costituzione e la legge del paese e di non avere nessun altro interesse se non quello di vigilare per il bene degli ecuadoriani. Questa presa di posizione è stata poi accompagnata dall’arrivo di blindati e dell’esercito alla capitale Quito che hanno circondato il Palacio Carondelet (sede della Presidenza della Repubblica), i Ministeri e tutte le principali Istituzioni dell’Ecuador. Dopo si sono susseguite una serie di dichiarazioni da parte di alcuni Ministri tra i quali quelle della Ministra dell’Educazione che ha dichiarato che nel paese le attività scolastiche sarebbero continuate con regolarità. Tuttavia, nella stessa giornata di ieri alcune scuole elementari e medie, situate nel centro storico della città e in prossimità dei Ministeri, hanno interrotto le loro attività didattiche. Lo stesso ha fatto l’Università Centrale dell’Ecuador che attraverso un comunicato ha dichiarato la sospensione temporanea dei lavori accademici. La CONAIE alle ore 14, attraverso il suo presidente Leonidas Iza ha convocato tutta la sua base all’unità indicendo l’Assemblea Permanente dei Popoli Indigeni dell’Ecuador. Il già ex presidente del Parlamento Virgilio Saquisela ha dichiarato di rispettare l’atto presidenziale e di attendere con responsabilità il verdetto della Corte Costituzionale che dovrà pronunciarsi in queste ore. Nella stessa giornata di ieri, inoltre, si è registrata la presenza di rappresentanti diplomatici di paesi stranieri che si sono recati al Palazzo Presidenziale dell’Ecuador.

Prossimi sviluppi

Dopo quanto successo ieri, si possono presentare vari scenari. Il primo: la Corte Costituzionale dell’Ecuador potrebbe accogliere la muerte cruzada e quindi proseguire con il processo di convocazione di elezioni anticipate. In questo caso entrerebbe già in azione il Consiglio Nazionale Elettorale che in una settimana comincerà il processo elettorale. Il paese, nel frattempo, sarà governato per un periodo di 6 mesi dal Presidente Lasso che attraverso decreti presidenziali espleterà gli affari correnti. Questo sembra essere lo scenario più probabile al momento. Il secondo: la Corte Costituzionale potrebbe respingere per inconstituzionalità la muerte cruzada e quindi si ritornerà al Parlamento che proseguirà con l’impeachment presidenziale. Terzo e quarto caso: convocazione di manifestazioni di piazza o scioperi che porterebbero ad un’ulteriore crisi politica e sociale e una risposta autoritaria del governo. Al momento questa pista è da scartare cosi come quella dell’intervento dei militari e l’instaurazione di un regime militare.

Al momento, c’è sicuramente incertezza e preoccupazione in Ecuador. Un paese che attraversa una grave crisi sociale con l’aumento esponenziale della criminalità in tutto il paese e in particolare nelle Regioni di Esmeraldas, del Guayas e di Santo Domingo dove le bande criminali hanno conquistato sempre più territori. Nel frattempo già emergono alcuni nomi dei primi candidati presidenziali come quello di Fernando Villavicencio vicino al Presidente Lasso, dell’avvocato di Guayaquil Pedro Granja e riappaiono alcune figure politiche che si sono già candidati a elezioni municipali e politiche come Yaku Perez (al quasi ballottaggio alle elezioni del 2021), Hervas candidato a sindaco di Quito. Nelle prossime ore, con il pronunciamento della Corte Costituzionale avremo più chiara la situazione in un paese sempre più in balie delle onde.

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15/05/2023

Accordo di libero scambio tra Ecuador e Cina

L’Ecuador e la Cina hanno firmato un accordo di libero scambio, approfondendo i legami tra il paese andino e la seconda economia più grande del mondo e frustrando l’opposizione degli Stati Uniti alla crescente influenza di Pechino nella regione.

Stando al Ministero dell’Economia di Quito, l’accordo dovrebbe aumentare le esportazioni non petrolifere dell’Ecuador nei prossimi 10 anni dai 3 ai 4 miliardi di dollari. Il trattato consentirà l’accesso preferenziale del 99% delle esportazioni dell’Ecuador verso la Cina, riguardando soprattutto prodotti agricoli e agroindustriali tra cui gamberetti, banane, fiori recisi, cacao e caffè.

La Cina è già il principale partner commerciale non petrolifero dell’Ecuador ed è diventata una fonte di finanziamento sempre più importante per il paese latinoamericano, nel quale ha finanziato numerose infrastrutture. Gli Stati Uniti sono invece il maggiore partner commerciale dell’Ecuador per quanto concerne gli scambi petroliferi.

Washington ha cercato di contrastare la crescente influenza di Pechino in America Latina, dove la Cina ha già firmato accordi di libero scambio con Perù, Cile e Costa Rica.

«Questa è un’opportunità per ampliare la cooperazione» ha affermato il ministro del commercio cinese Wang Wentao, apparso da Pechino in collegamento video. Ma l’accordo, che deve ancora essere ratificato dall’assemblea nazionale dell’Ecuador, rischia di incontrare forti resistenze nel paese. Il presidente Guillermo Lasso affronta il possibile impeachment da parte del congresso guidato dall’opposizione con l’accusa di appropriazione indebita. Con un processo previsto per la prossima settimana, il presidente potrebbe non essere più in carica quando l’accordo sarà discusso dal parlamento.

Paradossalmente Lasso è un conservatore filoamericano che ha cercato di approfondire i legami commerciali e di attirare maggiori investimento dagli Stati Uniti, ma il suo ambasciatore a Washington, Ivonne Baki, nel 2021 si era lamentato del fatto che l’amministrazione Biden non prestava sufficiente attenzione all’Ecuador e non capiva l’urgenza di aiutare il suo alleati in America Latina. Negli ultimi mesi, quindi, il suo governo ha cercato un aumento delle relazioni commerciali con Pechino, già molto consistenti. La Cina è diventata il partner finanziario più importante dell’Ecuador negli ultimi dieci anni, a partire dal mandato dell’ex presidente progressista Rafael Correa, che è stato in carica dal 2007 al 2017.

Lasso in questi anni ha anche tentato di ottenere la firma di un accordo di libero scambio con gli Stati Uniti ma con scarsi risultati.

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09/03/2023

Ecuador - Mobilitazioni popolari e richiesta di impeachment per il presidente Lasso

La Confederazione delle Nazionalità Indigene dell’Ecuador, Conaie, sta preparando un nuovo sciopero generale ed è tornata a chiedere a gran voce le dimissioni del Presidente Guillermo Lasso e l’impeachment da parte del Parlamento. La Conaie si è già dichiarata in mobilitazione permanente, ed ha convocato la mobilitazione a partire dall’ 8 marzo, dove verranno rese pubbliche diverse indicazioni di incostituzionalità su alcuni decreti presidenziali.

In Parlamento, con 71 membri dell’Assemblea presenti, la sessione legislativa completa è stata istituita per ascoltare, analizzare e decidere sul rapporto della Commissione che ha indagato sul caso di corruzione “El Gran Padrino”, che implica il presidente ecuadoriano Lasso in reati di corruzione, riciclaggio di denaro e legami con la criminalità.

L’Unione per la Speranza (UNES) ha annunciato che il suo blocco (47 legislatori) voterà a favore, mentre il Partito socialcristiano (PSC) ha detto che se troverà i meriti per un impeachment, approverà anche l’emendamento con 15 dei suoi legislatori. Anche il movimento Pachakutik (25 membri dell’assemblea) ha espresso il suo sostegno all’impeachment del presidente.

La Conaie, inoltre, ha abbandonato il dialogo e i tavoli di monitoraggio per gli accordi firmati nell’ottobre 2022, accusando la scarsa volontà del governo di rispettare i patti.

Ad una situazione già molto tesa, si è aggiunto a fine febbraio l’omicidio del dirigente delle relazioni internazionali della Conaie Eduardo Madúa che ha acceso ancora di più gli animi della stessa organizzazione.

Eduardo Mendúa, di nazionalità A’i Cofán de Dureno e leader delle Relazioni Internazionali della Conaie, è stato assassinato il 26 febbraio 2023. Nei giorni precedenti, il leader amazzonico aveva denunciato e accusato Petroecuador e il governo del presidente Guillermo Lasso per la violenza generata nella comunità di Dureno, parte del territorio degli A’i Cofán nella provincia di Sucumbíos.

L’omicidio di Mendúa si colloca nel mezzo di numerosi conflitti socio-ambientali causati dall’avanzata dell’estrattivismo minerario e petrolifero nel Paese.

Mendúa aveva partecipato attivamente come parte della comunità quando l’ex presidente Rafael Correa ha costruito la Città del Millennio a Dureno. Secondo Albeiro Mendúa, nipote di Eduardo, quest’opera faceva parte di una politica di compensazione dopo la riapertura dei pozzi di petrolio in questo territorio.

Albeiro Mendúa, nipote di Eduardo, afferma che lo zio era un leader comunitario riconosciuto che lottava contro le attività di estrazione del petrolio, era un difensore dei diritti umani e dei diritti collettivi, ed era noto per aver difeso la sua nazionalità e per aver sempre chiesto rispetto e dignità per tutti.

Secondo Albeiro, la compagnia statale Petroecuador intende aprire 30 pozzi di petrolio nel suo territorio, attraverso tre piattaforme, sapendo che questa parte del territorio di Cofán ospita una delle uniche aree di foresta densa e intatta rimaste nella regione. In risposta, Eduardo e le famiglie A’i Cofán hanno condotto azioni di resistenza per impedire che ciò avvenisse.

Nel 2022, la compagnia petrolifera è entrata nel territorio per aprire una strada e iniziare a trivellare pozzi, ma la comunità non l’ha permesso. La compagnia ha continuato a insistere e nel gennaio 2023 i dipendenti della compagnia hanno cercato di entrare nuovamente con l’aiuto delle forze di sicurezza per riprendere i lavori di apertura della strada. La comunità ha continuato a resistere e di conseguenza ci sono stati scontri, feriti e morti.

Di conseguenza, Eduardo, insieme ad Albeiro e ad altre persone, ha intrapreso un’azione legale contro l’estrattivismo e ha chiesto di parlare con i rappresentanti di Petroecuador per essere informato sul progetto che volevano avviare. Hanno anche chiesto il rispetto dell’autodeterminazione del popolo e la realizzazione di una consultazione libera, preventiva e informata, che però non è stata rispettata.

Secondo Albeiro, Petroecuador ha dato 300.000 dollari a coloro che nella comunità sono favorevoli all’estrazione del petrolio per ottenere l’accesso al territorio. Per risolvere questo conflitto, Eduardo Mendua e altri leader hanno parlato con la compagnia statale per assicurarsi che venissero date garanzie di vita e che gli A’i Cofán non si estinguessero. Ma questi colloqui si sono interrotti e la comunità ha continuato a resistere.

Nel gennaio 2023, Eduardo Mendúa denunciò pubblicamente che il governo del presidente Guillermo Lasso aveva provocato la comunità con l’obiettivo di entrare nel territorio per aprire 30 pozzi di petrolio, senza una consultazione preventiva libera e informata. Per questo motivo, da sei mesi resistono nel territorio per impedire l’ingresso di Petroecuador.

Durante i sei mesi di resistenza, gli A’i Cofán della comunità di Dureno hanno allestito accampamenti familiari per impedire l’ingresso della compagnia petrolifera e delle forze di sicurezza, alle quali hanno chiesto il rispetto dell’autodeterminazione del popolo e dei suoi diritti collettivi.

Fonte

29/06/2022

Ecuador - Il governo cede ma il movimento popolare non si fida

Il governo dell’Ecuador ha ridotto il prezzo del carburante, uno dei fattori scatenanti delle proteste del “Paro Nacional”, nel quadro della crisi politica che ha travolto Guillermo Lasso.

“Abbiamo deciso di ridurre il prezzo della benzina Extra ed Ecopaís di 0,95 euro (10 centesimi) per gallone (3,7 litri). Diesel anche di 10 centesimi”, è stata la risposta del presidente dell’Ecuador, Guillermo Lasso, a una delle principali richieste delle manifestazioni che i gruppi indigeni, affiancati da altri settori come i tassisti e gli insegnanti, stanno portando avanti da due settimane nel quadro del “Paro Nacional” convocato dalla confederazione indigena della Conaie.

In una trasmissione televisiva, il presidente ha fatto sapere che tale misura è considerata un passo visibile da parte della sua amministrazione per permettere al movimento indigeno di tornare alle proprie comunità; tuttavia, la richiesta del movimento indigeno era quella di un prezzo del carburante più basso, cioè una riduzione di 30 centesimi. Lasso ha inoltre fatto riferimento agli eventi delle ultime due settimane in Ecuador, definendoli “sabotaggi” e ha avvertito che coloro che “cercano il dialogo troveranno un governo con la mano tesa, mentre coloro che cercano il caos e il terrorismo avranno la piena forza della legge”.

La Conferenza nazionale delle nazionalità indigene (Conaie), che ha indetto le proteste del Paro Nacional, ha indicato le misure adottate dal presidente Lasso come “insufficienti e prive di garanzie che non riconoscono lo stato di povertà che affrontano milioni di famiglie”.

Il movimento chiede al governo 10 punti, tra cui quello di non firmare accordi di libero scambio che “distruggono la produzione nazionale”, e assicura che continuerà a lottare fino a quando tutte le sue richieste non saranno soddisfatte.

I ministri dell’Interno e della Difesa dell’Ecuador si presenteranno all’Assemblea nazionale per rispondere alle domande sulla repressione delle manifestazioni che ha causato quattro morti e centinaia di feriti tra.

Dopo una sessione maratona, il presidente dell’Assemblea nazionale dell’Ecuador ha sospeso fino a ieri, 28 giugno, il dibattito sulla richiesta di impeachment nei confronti del presidente ecuadoriano Guillermo Lasso.

Il presidente del Parlamento, Virgilio Saquicela, ha convocato i legislatori ecuadoriani per riprendere la discussione sulla richiesta di impeachment nei confronti del presidente.

La richiesta di destituzione del presidente Guillermo Lasso è promossa dal gruppo parlamentare dell’Unione per la Speranza (UNES), con la motivazione di “grave crisi politica e tumulti interni”, a seguito delle mobilitazioni indette dal 13 giugno dalla Confederazione delle Nazionalità Indigene dell’Ecuador (Conaie).

L’azione parlamentare presentata contro il presidente Lasso è stata sostenuta dalle firme dei deputati dell’UNES, che hanno chiesto l’allontanamento del capo di Stato a poco più di un anno dalla sua elezione a presidente.

Fonte

18/06/2022

Ecuador - Non si fermano gli scioperi, monta la protesta studentesca

Le proteste continuano, sono aumentati i picchetti dopo l’arresto di Leonida Iza, presidente della Conaie, che ha creato unità all’interno del movimento di protesta e indebolito il governo. Ne abbiamo parlato con Davide Matrone, da Quito, Ecuador.

Fonte e podcast

27/10/2021

Ecuador - Esplode la protesta popolare sui prezzi e il Codice del Lavoro

Organizzazioni sociali e indigene e sindacati dei lavoratori hanno dato vita martedì ad una nuova giornata nazionale di proteste contro le politiche economiche del presidente Guillermo Lasso.

Le manifestazioni sono state indette dal Fronte Unitario dei Lavoratori (FUT), dal Fronte Popolare (FP) e dalla Confederazione delle Nazionalità Indigene (Conaie). Hanno aderito tra le altre organizzazioni la Federazione degli studenti universitari dell’Ecuador e la Confederazione nazionale delle organizzazioni contadine, nere e indigene.

Secondo le organizzazioni che hanno convocato la mobilitazione, la giornata nazionale di protesta richiede politiche economiche e sociali giuste sia per i lavoratori che per i settori a basso reddito.

Tra le rivendicazioni ci sono il congelamento del prezzo del carburante e il sostegno al progetto del Codice del lavoro recentemente presentato alla Legislatura dalla FUT e il rigetto della proposta di Legge per la creazione di opportunità.

Di fronte alla bocciatura dell’aumento del costo del carburante, venerdì scorso Lasso ha congelato i nuovi prezzi e sospeso gli aumenti mensili, ma non ha potuto ridurre il malcontento popolare.

Le proteste del 26 ottobre sono state le più grandi da quando Guillermo Lasso ha assunto il potere a maggio e si svolgeranno nell’ambito dello stato di eccezione di 60 giorni decretato una settimana fa per “supportare gli agenti di polizia nella lotta alla criminalità”.

Le organizzazioni dei movimento indigeni e sociali del paese, dalla mezzanotte di questo martedì, hanno iniziato la giornata di mobilitazione e la chiusura delle strade in diverse province: Pastaza (Troncal Amazónica), Azuay (Panamericana Cuenca-Loja), Pichincha (Tabacundo). Ma mobilitazioni con blocchi stradali ci sono state anche in Amazzonia nei settori di Sucumbios, Taracoa, Cantone Cuyabeno e Yamanunka, Cantone Shushufindi – Pastaza, via Puyo-Macas, Morona Santiago, Macas.

Fonte e foto

12/04/2021

Ecuador - Vince Lasso: si intensifica il neoliberismo

Guillermo Lasso ha vinto le elezioni presidenziali contro Andres Arauz in Ecuador. Ha ottenuto il 52,51% dei voti contro il 47,49% con il 93,29% delle schede valide sul totale del 97,60% scrutinate.

I risultati sono stati consegnati nelle prime ore della notte di domenica dal Consiglio Nazionale Elettorale (CNE), dopo una giornata che si è svolta in tutto il paese tra le sette del mattino e le cinque del pomeriggio.

Il risultato ha contraddetto ciò che era stato previsto dalla maggior parte dei sondaggisti, che, per settimane, hanno dato Arauz come vincitore con percentuali variabili. Il voto nullo è stato di 1.660.802 di schede e il voto in bianco di 163.913, su un totale di 10.211.652 elettori. In questo modo il candidato dell’alleanza CREO-Partido Social Cristiano ha ottenuto la vittoria per assumere la presidenza il 24 maggio.

“Lavoreremo da domani nel processo di vaccinazione, lavoreremo con determinazione affinché i 17 milioni di ecuadoriani – senza lasciare indietro nessuno – beneficino del cambiamento di un paese democratico, libero, prospero, un paese di libertà, dove nessuno deve avere paura, stanotte possiamo tutti dormire in pace e tranquillità. Non vengo con una lista di chi voglio perseguitare o vedere in prigione, voglio vedere tutti gli ecuadoriani liberi, che non hanno paura del governo”, ha detto Lasso.

“Grazie per avermi dato l’opportunità di essere il vostro presidente e di potervi servire. Oggi è un giorno di festa, la democrazia ha trionfato, tutti voi avete usato il vostro diritto di scelta e avete optato per un nuovo corso molto diverso dagli ultimi 14 anni in Ecuador. Dal 24 maggio, assumeremo con responsabilità la sfida di cambiare il destino del nostro paese e realizzare per tutti l’Ecuador delle opportunità che tutti desideriamo”, ha aggiunto.

“Voglio salutare chiedendo a tutti di sentirsi protetti dal tricolore nazionale, l’unica bandiera che unisce noi 17 milioni di ecuadoriani, voglio chiedere a Dio di continuare a benedirci (...) cari amici, che Dio benedica l’Ecuador”, ha concluso.

Arauz, da parte sua, ha affermato nelle sue dichiarazioni: “Oggi è arrivato il momento di andare avanti, dobbiamo creare e costruire ponti, questa è una battuta d’arresto elettorale, ma in nessun modo una sconfitta politica e morale, perché il nostro progetto è per la vita. Farò una telefonata al signor Guillermo Lasso, mi congratulerò con lui per la vittoria elettorale ottenuta oggi e gli mostrerò le nostre convinzioni democratiche”.

“Gli oltre quattro milioni di voti che mi accompagnano oggi sono un mandato, un impegno a difendere le politiche che accompagnano e promuovono la giustizia sociale, la dignità, l’educazione e la salute pubblica. Con tutta la nostra forza politica e legislativa, che ci rende la principale forza politica della Repubblica dell’Ecuador, saremo attenti a qualsiasi tentativo di utilizzare lo Stato a beneficio di pochi privilegiati, saremo come abbiamo sempre fatto in difesa delle grandi maggioranze”, ha garantito.

“Abbiamo l’obiettivo di poter costruire quella nuova maggioranza, quel blocco storico, rappresentato dal progressismo, dalla plurinazionalità e dalla democrazia sociale, sono elementi costitutivi del nostro Stato, della nostra Costituzione, e devono riflettersi nella maggioranza popolare progressista che l’Ecuador richiede. Oggi non è la fine, è l’inizio di una nuova fase del potere popolare”, ha affermato Arauz.

La percentuale ottenuta da Lasso ha significato l’inversione della distanza di più di 12 punti che lo aveva separato da Arauz nel primo turno. Ci sono diverse ragioni per questo risultato, come il compattamento del voto anti-correista in un paese segnato dalla divisione Correa/anti-correismo, la migrazione degli elettori di Yaku Pérez e Xavier Hervas – terzo e quarto al primo turno – a favore di Lasso.

La sconfitta di Arauz si spiega anche con i limiti della sua campagna, nel quadro di un movimento con politici perseguitati, con leader fuori dal paese e poca struttura organizzativa. “Siamo arrivati a queste elezioni in condizioni molto complesse, sappiamo tutti che siamo stati vittime di persecuzioni, molestie, insulti, odio, il tentativo di mettere fuori legge il nostro movimento, attacchi alla persona, alla famiglia”, ha denunciato Arauz.

Il giorno delle elezioni è passato senza incidenti. Entrambi i candidati erano presenti in diversi seggi elettorali. Il primo, che non è residente in Ecuador e quindi non poteva votare, era nel sud di Quito – una zona popolare della città – insieme al suo vicepresidente, Carlos Rabascall. Entrambi hanno accompagnato Silvia, una commerciante indebitata con un microcredito, sul punto di perdere la sua casa e la sua attività, a votare.

“Abbiamo accompagnato Silvia a votare, ad esercitare il suo diritto, il suo obbligo costituzionale, la sua opportunità di recuperare la sua dignità, il suo futuro, la sua speranza nel nostro paese (...) abbiamo bisogno di un governo di unità nazionale, oggi siamo qui insieme a tutto il popolo ecuadoriano, chiediamo questa unità, basta con le lotte, basta con i litigi, vogliamo un governo che si occupi della maggioranza della popolazione, che dia soluzioni ai problemi, e noi siamo qui per questo”, ha detto Arauz.

Lasso, da parte sua, ha votato nell’altro centro di potere elettorale, la città di Guayaquil, accompagnato da sua moglie, Maria Lourdes Alcivar. Lì ha affermato: “Questo è un giorno in cui tutti gli ecuadoriani, con il potere del voto, possono scegliere il futuro che i nostri figli, i nostri nipoti vivranno, tutti aspiriamo a un Ecuador di opportunità, libero e democratico, dove tutte le famiglie possono raggiungere la prosperità”.

Entrambi i candidati hanno chiesto la formazione di un “governo di unità” nel contesto di un paese in crisi economica e sanitaria, segnato dalla divisione correismo/anti-correismo che attraversa tutta la politica compreso il movimento indigeno, il tradimento politico del presidente uscente Lenin Moreno, il dispiegamento di un “lawfare” contro il correismo che, in questo movimento, ha significato un degrado istituzionale e una riduzione della democrazia.

Con la vittoria di Lasso, inizierà ora in Ecuador una nuova tappa di intensificazione del neoliberismo, che ha già il suo assaggio nel progetto di privatizzazione della Banca Centrale dell’Ecuador, che potrebbe essere realizzato prima che Moreno lasci il palazzo presidenziale di Carondelet il 24 maggio.

La mappa continentale continuerà, da parte sua, allo stesso punto di correlazione tra forze progressiste e governi di destra, con le conseguenti limitazioni per la ricostruzione degli organismi d’integrazione latinoamericani.

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03/04/2017

Ha vinto Lenin, in Ecuador

Lenin Moreno, il candidato presidenziale di Alianza Pais, ha vinto il secondo turno del ballottaggio in Ecuador.

Secondo quanto annunciato dalla commissione elettorale, sulla base del 94% dei voti scrutinati, Moreno ha ottenuto il 51.16% delle preferenze, mentre il candidato conservatore Guillermo Lasso il 48.84%. Il candidato del fronte progressista, Lenin Moreno succede al presidente uscente Rafael Correa e nel suo discorso di accettazione, ha promesso di lavorare instancabilmente per trovare soluzioni ai problemi sociali che affliggono il Paese. Rispettando il copione fotocopiato da Washington, il candidato sconfitto non ci sta e chiede il riconteggio.

Il leader della destra sconfitta Guillermo Lasso ha invitato i suoi sostenitori a scendere in piazza per protestare contro il risultato del voto e ha chiesto un riconteggio. "Difenderemo la volontà del popolo ecuadoriano da questo tentativo di frode", ha detto Lasso da Guayaquil. Centinaia di sostenitori di entrambi gli schieramenti si sono radunati davanti al Consiglio nazionale elettorale.

"La vittoria ottenuta da Alianza Pais nel ballottaggio del 2 aprile, conferma che il popolo ecuadoregno ha saputo discernere su quella che era la posta in gioco" è stato il commento a caldo dell'intellettuale latinoamericano Atilio Boròn che aveva paragonato queste elezioni ad una battaglia di Stalingrado, "ossia la continuità di un governo che ha segnato un prima e un dopo nella storia contemporanea dell'Ecuador o il salto suicida nel vuoto come avvenuto in Argentina".

La vittoria di Lenin Moreno, in un contesto di forte controffensiva dell'imperialismo Usa in America Latina, è un importante segnale di tenuta del progetto progressista nella Nuestra America.

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22/02/2017

Ecuador: un’incognita da sciogliere

La maggioranza ottenuta da Alianza País nelle elezioni di domenica scorsa conferma che un settore significativo dell’elettorato ecuadoregno ha saputo discernere quello che era in gioco: la continuità di un governo che ha segnato un prima e un dopo nella storia contemporanea dell’Ecuador o il suicida salto nel vuoto che avrebbe emulato l’attuale tragedia argentina.

Lenin Moreno e Jorge Glas rappresentavano il consolidamento degli avanzamenti ottenuti nei dieci anni di governo di Rafael Correa; i suoi principali contendenti, Guillermo Lasso e Cynthia Viteri, erano il ritorno dell’alleanza sociale che tradizionalmente aveva governato l’Ecuador con le disastrose conseguenze a tutti note. Un paese con grandi maggioranze nazionali in condizioni di povertà, con indici di disuguaglianza ed esclusione economica, sociale e culturale aberranti; vittima dell’insaziabile voracità di banchieri e latifondisti che saccheggiavano impunemente una popolazione che tenevano in ostaggio e che, per la loro sfrenatezza, hanno provocato la mega-crisi economico-finanziaria, sociale e politica del 1999 che ha cancellato la moneta nazionale, rimpiazzandola con il dollaro statunitense, e ha provocato la fuga precipitosa di circa due milioni e mezzo di ecuadoregni che sono scappati all’estero per mettersi in salvo dall’ecatombe.

Sono vari i fattori che spiegano questo incoraggiante risultato, anche se le cifre definitive ancora non permettono di assicurare che non ci sarà il ballottaggio. Uno: i traumatici ricordi del 1999 e la sfacciataggine con cui gli agenti sociali e le forze politiche di quella crisi proponevano l’adozione delle stesse politiche che l’avevano originata. Spingevano per la deregulation delle forze del mercato, riduzione della spesa pubblica e delle imposte e farla finita con l’idra dalle sette teste che è il populismo economico. La politica sociale sarebbe tagliata perché la versione locale della “pioggia d’investimenti” di Mauricio Macri offrirebbe impiego a piene mani e la sanità pubblica sarebbe privatizzata perché, come ha detto Viteri, visto quanto è accaduto con l’Obama-care l’iniziativa privata si occuperà della salute degli ecuadoregni meglio dei falliti – secondo lei – programmi di sanità pubblica instaurati dal presidente Correa. Cioè i profeti del cambiamento erano emissari del passato con pretese di ritorno.

Altro fattore importante è stata la formula presidenziale, capace di stabilire un profondo vincolo con la base sociale dei sostenitori di Correa e di portare avanti un’estenuante percorso attraverso le 24 province del paese, fidelizzando una presenza territoriale e organizzativa i cui risultati sono stati evidenti al momento di aprire le urne. Altro fattore esplicativo, il terzo, è stato l’appoggio di Correa e il suo coraggioso sforzo per rafforzare con una vertiginosa dinamica di governo, la campagna del binomio governativo.

Al di là del se si vince in prima battuta o no, Alianza País ha ratificato nuovamente il suo ruolo di principale forza politica dell’Ecuador. E questo non è poco, considerata la crisi economica che colpisce il paese, le devastanti conseguenze – economiche e umane – del terremoto dell’anno scorso e la naturale usura che tocca un governo dopo dieci anni di gestione.

Nei giorni precedenti predominava negli ambienti governativi una profonda preoccupazione. I sondaggi non stavano dando i risultati sperati e c’erano dati contraddittori: da un lato, l’entusiasmo militante con cui Moreno e Glas erano accolti in tutto il paese. Però la campagna di terrorismo mediatico è stata di tale imponenza e bassezza morale da far sì che il voto di quelli favorevoli alla Alianza temesse di manifestarsi a seguito delle domande dei sondaggisti. Le accuse lanciate contro Correa e Glas erano tanto tremende quanto carenti di sostanza. Sopraffatti e intimiditi da questa artiglieria mediatica e dalle velate minacce dei profeti della restaurazione, una parte significativa degli intervistati si definivano “indecisi” quando in realtà non lo erano. Altri, invece, sono stati persuasi dalla propaganda della destra e hanno optato per appoggiare altre candidature.


In una nota precedente dicevamo che questa elezione sarebbe stata la “battaglia di Stalingrado”, perché dal suo esito dipenderebbe il futuro dell’Ecuador e di tutta l’America Latina. Una sconfitta darebbe spazio alla destra regionale e accelererebbe la modifica regressiva della mappa sociopolitica sudamericana, rafforzando i traballanti governi dell’Argentina e del Brasile, protagonisti fondamentali dell’attuale retrocessione politica. La vittoria, invece, sarebbe una svolta decisiva, un muro contro i quale s’infrangerebbe la controffensiva conservatrice e confuterebbe la tesi di alcuni analisti di piazza che si sono affrettati a decretare la “fine del ciclo progressista” mentre il morto ancora respirava. Al momento di terminare questa nota non ci sono dati definitivi che permettano di sapere quale sarà il risultato finale. La probabile vittoria in prima istanza di Alianza País – cosa che si saprà solo una volta che sia terminato il riconteggio totale dei voti – confermerebbe l’inversione delle tendenze conservatrici. Se si dovesse andare al ballottaggio si posticiperebbe la battaglia definitiva fino al 2 aprile. E anche in questa ipotesi le possibilità di vittoria del governo continuano ad essere molto significative. Impazienti astenersi!

da: http://www.rebelion.org/noticia.php?id=223161

(Traduzione di Rosa Maria Coppolino)

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21/02/2017

Ecuador - Lenin Moreno (Alianza Pais) vince ma si va al secondo turno

In base all’83,2% dei voti scrutinati Lenin Moreno, il candidato di Alianza Pais la coalizione di sinistra al governo del paese, è risultato il primo dei candidati presidenziali con il 39% del sostegno e un vantaggio di 10% sulla secondo sfidante, il conservatore Guillermo Lasso che ha ricevuto il 28,2%, I voti raccolti da Moreno, per un soffio hanno mancato l’obiettivo del 40% e quindi si andrà al ballottaggio con un secondo turno. Moreno ha sostituito come candidato progressista il presidente uscente Rafael Correa.

Il controllo dei voti è stato molto più lento del previsto, soprattutto per quanto riguarda il voto dall’estero. Un fattore che ha visto la destra strumentalizzare la situazione con accuse di brogli rilanciate nei social network. Una versione smentita dal fatto che Lenin Moreno per pochissimo non ha ottenuto quel 40% che gli avrebbe evitato il secondo turno. Decine di sostenitore della destra si sono riunite per protestare davanti alla sede di Quito e Guayaquil del comitato elettorale nazionale. E l’ufficio è stato evacuato per ragioni di sicurezza.

Il candidato del governo, non ha avuto, per la prima volta dal 2006, la vittoria assicurata. Il leader dell'opposizione, Lasso, si era detto sicuro che gli elettori sarebbero dovuti tornare alle urne. "L’altra candidata del l'opposizione Cynthia Viteri Sociale Cristiana risultata terza alle elezioni, ha annunciato che sosterrà Lasso nel secondo turno.

Le elezioni in Ecuador si sono svolte senza osservatori internazionali. "Un senatore spagnolo che è nel nostro Paese, in un modo molto scortese ha detto che si tratta di un errore non aver accettato una missione di osservatori dell'Unione europea. Mi chiedo quante volte l'Unione Europea ha accettato nelle sue scelte la presenza di osservatori latino-americani ", ha detto il presidente uscente Correa replicando così alle dichiarazioni della destra e dei loro terminali europei. In realtà lo scrutinio dei voti è stato seguito da due funzionari della Unasur.

Il candidato della destra, Guillermo Lasso, tra l’altro ha dichiarato a El Pais, che, se riuscirà a vincere le elezioni nel secondo turno, uno dei suoi primi passi sarà quello di chiedere che Julien Assange lasci l'ambasciata dell’Ecuador a Londra (in cui è rinchiuso dal 2012), in un periodo massimo di 30 giorni.

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