Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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12/01/2024

Acciaierie d'Italia - Governo garantisce continuità produttiva, ma nulla su metodo e risorse

Un’ora di confronto solo per confermare l’intenzione di garantire la continuità produttiva, ma nulla è stato detto sulla strada che si intende intraprendere e nulla sul percorso industriale.

Oggi, dal canto nostro, al Governo abbiamo trasmesso due evidenze, che portano con sé delle rivendicazioni precise.

C’è il tema di come si affronta subito il contingente: il Governo deve chiudere il rapporto con Arcelor-Mittal e assumere il controllo dell’azienda garantendo così la piena continuità produttiva oggi garantita al tavolo dagli stessi ministri e tutelando così le lavoratrici ed i lavoratori, dando garanzia sulla copertura degli appalti, delle forniture e dei lavoratori di ILVA in AS.

Il secondo tema è ovviamente quello che riguarda la continuità, in sostanza il futuro di Acciaierie D’Italia che è allo stesso tempo il futuro di tutto il Paese: quali sono le politiche industriali, qual è l’idea di modello di sviluppo economico e sociale in cui dovrà essere inserito un ipotetico rilancio di Ex-Ilva?

Cosa significa avere un piano nazionale della siderurgia? Prima bisogna discutere di quanto, dove e come si vuol produrre.

Abbiamo chiesto al Governo di aprire immediatamente questa discussione, in particolare per Acciaierie D’Italia serve avere chiarezza sugli obiettivi industriali e produttivi, su come si intende tutelare l’occupazione, la salute di lavoratori cittadini e l’ambiente.

Oggi è necessario imporre un dibattito che garantisca delle scelte che partano non dai desiderata del privato, ma dagli interessi del pubblico.

Come USB, elaboreremo nel corso dei prossimi mesi una serie di proposte e di iniziative pubbliche destinate a sostenere questo piano di lavoro, questo progetto per il futuro dell’Italia e delle sue generazioni future.

Da questo punto di vista abbiamo ritenuto di posticipare la data dell’iniziativa nazionale che era prevista per il 20 gennaio a Taranto.

La drammatizzazione in corso merita una riflessione complessiva e plenaria nell’ambito dei nostri gruppi dirigenti, a partire dal coordinamento dei delegati Acciaierie D’Italia, fino alla convocazione del coordinamento nazionale dell’Industria e della categoria Operaia di USB.

È necessario generalizzare l’iniziativa per un intervento sindacale complessivo sulla ristrutturazione in atto che oggi colpisce tutti i settori operai non solo industriali.

Il rischio concreto è che la grande opportunità data dalle transizioni ecologica, energetica e digitale si scarichi solo sulla condizione lavorativa e sui posti di lavoro. Ex-Ilva è il simbolo di questa evidenza.

Sarà compito dei nostri organismi mettere in moto la nostra macchina organizzativa per una valutazione compiuta, per la formulazione di una proposta di rivendicazione e la decisione sulle iniziative di maggior ampio respiro da mettere in campo.

A dirlo sono Sasha Colautti e Francesco Rizzo dell’esecutivo nazionale confederale di USB.

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09/01/2024

Acciaierie d'Italia - Epilogo già scritto, ora il rilancio della siderurgia in Italia

Sapevamo che dalla multinazionale Indiana non c’era più nulla da aspettarsi, i segnali erano chiari a tutti, evidentemente tranne al Governo, che ha perso mesi preziosi a discutere con un soggetto che di questo periodo ha approfittato facendo di tutto per spingere verso un baratro produttivo e ambientale tutti gli stabilimenti Ex Ilva.

Ora è chiaro che serve subito un confronto per capire come Meloni ed i Ministri del suo Governo intendano agire per garantire a questo Paese un futuro in un settore strategico come quello dell’acciaio. Questo futuro oggi passa soprattutto per Ex Ilva, soprattutto per Taranto.

Ci aspettiamo un ruolo pubblico forte, una visione industriale capace di coniugare ambiente e lavoro: serve coraggio per guardare alla decarbonizzazione e per noi rispetto per l’ambiente e la cittadinanza è pregiudiziale per ogni eventuale piano.

Vanno affrontati con chiarezza aspetti da noi già posti su occupazione, garanzie per lavoratori Ilva in AS, appalto e chiarezza sulle norme di riconoscimento per lavoro usurante. Anche gli incentivi all’esodo volontario, richiesti da una parte dei lavoratori non devono essere più considerati un tabù.

Il Governo faccia ora la sua parte.

USB Industria

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30/12/2023

Ex Ilva. Tre opzioni prospettate. La scelta a Mittal, governo immobile

Un’ora e mezza di confronto non è servita a nulla, se non a rimandare a una nuova data, l’8 gennaio, quando si terrà la nuova assemblea dei soci e quando, a dire del Governo, bisognerà prendere una decisione definitiva.

Tre le opzioni prospettate: la prima è che il socio privato decida di investire; la seconda, exit strategy, è che si concluda un accordo per accompagnare Arcelormittal fuori e per sostituirlo con un altro socio provato; la terza è, in caso di mancato accordo, l’amministrazione straordinaria.

La cosa che più ci preoccupa è che, in ogni caso, la decisione viene lasciata proprio ad Arcelormittal. Il Governo non riesce a fare altro che ribadire ancora una volta che questa situazione è frutto della cattiva gestione della vertenza ad opera dei precedenti Governi.

Noi riteniamo che questo non può continuare ad essere l’alibi per non fare nulla, e per non lavorare in maniera incisiva ad una soluzione.

Noi siamo estremamente preoccupati perché alcune aziende non hanno ancora pagato le tredicesime, perchè ci sono migliaia di lavoratori in cassa integrazione e ordini degli appalti scaduti e non ancora rinnovati.

Quindi rischiamo che l’8 la trattativa venga affrontata con un carico non indifferente sulle spalle del Governo. Governo che non ha assolutamente preso in considerazione la possibilità di una quarta ipotesi, quella suggerita da noi, e quindi di rescindere il contratto immediatamente e di allontanare subito, senza se e senza ma, Arcelormittal.

Le organizzazioni sindacali verranno nuovamente convocate il 9 o il 10 al massimo, per essere messe al corrente dell’esito dell’assemblea dell’8 gennaio.

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05/11/2023

Acciaierie d'Italia: la trattativa con Arcelor-Mittal va fermata, USB pronta a mobilitazione durissima!

Questa è una trattativa che sta mettendo il futuro del nostro paese nelle mani di una multinazionale che non ha mai rispettato alcun accordo e che ha esclusivamente agito nel proprio interesse. Il Governo commetterebbe un grave errore nel concedere l’ennesimo intervento pubblico a sostegno della gestione fallimentare prodotta da questo soggetto.

È inoltre inaccettabile che il socio privato non si assuma alcuna responsabilità, anzi, ci sembra che la trattativa si stia svolgendo a senso unico con il socio privato che pone pregiudiziali e paletti, come lo stralcio dell’amministrazione straordinaria e una serie di vincoli nella gestione di Dri Spa, controllata al 100% da Invitalia. In sostanza anche dove c’è lo Stato trionfa la multinazionale. Ma questo è il governo del “Made in Italy” o del “Made in India”?

Ad oggi le notizie che arrivano a mezzo stampa – mai smentite – indicano che siamo davanti ad una tragedia all’italiana: ci troviamo davanti a ripetute menzogne del Governo, al commissariamento di un Ministro che deve rimangiarsi quanto discusso con noi per mesi sull’ingresso dello Stato in quota di maggioranza e lo sviluppo di un piano industriale dentro un accordo di programma. Non rimane più nulla di tutto questo ma rimane solo la consegna al privato del futuro industriale di questo Paese.

Dobbiamo dirci molto chiaramente che è impensabile ragionare di transizione ecologica ed energetica senza che queste siano gestite direttamente dal pubblico. La decarbonizzazione non si farà mai per davvero e Arcelor-Mittal riporterà nuovamente le lancette indietro obbligando lo Stato a interventi economici continui, sotto il ricatto dell’occupazione, mentre sulla cittadinanza peserà quello ambientale. Gravissimo.

A questo Governo abbiamo già chiesto di convocare subito un tavolo in cui vogliamo sia presente la Presidente Meloni. Non possiamo più accontentarci di bugie o interlocutori esautorati su questo argomento. Servono risposte immediate e che vadano nella direzione da noi auspicata. Come USB in assenza di un confronto reale e di soluzioni siamo pronti a mobilitarci con estrema durezza e abbiamo già individuato una prima serie di iniziative pubbliche: la prima il 10 Novembre parlerà alla città di Genova. Il blocco della Roma-Napoli dovrebbe far capire a tutti il livello di tensione che si registra fra le maestranze.

Unione Sindacale di Base

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25/10/2023

Ex Ilva: la conferma del memorandum chiude la fabbrica e lascia per strada i lavoratori

Come avevamo anticipato, manifestando tutti i nostri timori, venerdì dopo la manifestazione tenuta sull'autostrada all'ingresso di Roma, trovano riscontro le voci su un memorandum siglato nella prima metà di settembre tra il ministro Fitto e ArcelorMittal. Fatto di cui ribadiamo l'estrema gravità, perché mette la parola fine nel peggiore dei modi alla storia di questa fabbrica, quindi non prevedendo alcuna garanzia occupazionale per i lavoratori. Lo Stato si appresta dunque a regalare ad AM, lo stabilimento e dà in dote almeno tra i 2 e i 3 miliardi, oltre a quelli già dilapidati da Acciaierie d’Italia. Il privato quindi ne uscirà più forte, in quanto senza alcun investimento proprio, avrà fabbrica e liquidità. A rendere ancora più pesante il quadro, l'acuirsi dei rapporti, non a caso, tra il socio pubblico e quello privato. È sui giornali di oggi la notizia delle tensioni tra Invitalia e ArcelorMittal, e delle dimissioni ormai prossime di Bernabè.

Chi, nel Governo, dice che non ci sono motivi di preoccupazione, mente spudoratamente alla faccia dei tantissimi lavoratori che sono da anni in attesa di risposte e di tutta la comunità che abita questo territorio. A tal proposito, l’Unione Sindacale di Base mai accetterà decisioni sciagurate di questo tipo, e prende una posizione nettamente contraria, annunciando iniziative di lotta forti ed energiche in difesa dei lavoratori.

Ma questo non era il Governo sovranista e nazionalista?

USB Industria

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20/10/2023

Ex ilva: i lavoratori sono esasperati. Occupata l’autostrada Roma Napoli: servono risposte immediate dal Governo

Da decenni i lavoratori dell’Ex Ilva di Taranto sono costretti in un limbo dalle amministrazioni che si sono succedute in acciaieria e dai governi del nostro Paese. L’esasperazione dei lavoratori dell’impianto tarantino ha raggiunto il limite: mentre si dirigevano a Roma per la manifestazione, infatti, hanno deciso spontaneamente di occupare l’autostrada Roma Napoli all’altezza dell'area di servizio Frascati Est.

La gestione Morselli, per conto della multinazionale ArcelorMittal, sta portando alla chiusura degli stabilimenti, con colpevole abbandono della manutenzione e mancati investimenti che rendono gli impianti inefficienti e pericolosi per i lavoratori, come per la stessa popolazione tarantina.

È il momento che lo Stato aumenti la partecipazione pubblica nella società che gestisce lo stabilimento, fino a diventare socio di maggioranza e assumerne il controllo. Solo in questo modo si potrà finalmente dare risposta ad un territorio come quello tarantino, rispondendo alle necessità pure dei cassintegrati Ex Ilva in Amministrazione Straordinaria.

USB si schiera dalla parte dei lavoratori di Ex Ilva, a difesa delle loro rivendicazioni sacrosante fino a che non saranno accolte dal Governo Meloni, che ha fatto marcia indietro rispetto alle promesse di intervento pubblico a difesa dell’acciaio e dell’occupazione, mentre il Ministro Fitto ha stornato i fondi previsti dal PNRR per la riqualificazione ambientale.

Chiediamo immediato intervento da parte della Presidente Meloni e del Ministro Urso, che vengano finalmente ad ascoltare le rivendicazioni dei lavoratori dell’Ex Ilva e che le facciano proprie, terminando le trattative con soggetti privati che non hanno altro interesse che speculare sulle vite dei tarantini e dei lavoratori.

Unione Sindacale di Base

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29/12/2022

USB, Fiom e Uilm proclamano lo sciopero in Acciaierie d’Italia

“Il Governo cede ai ricatti di Arcelor Mittal e del suo ad Lucia Morselli”

Nonostante nella giornata odierna il mondo del lavoro e delle Istituzioni, all’unisono, abbiano inviato al Governo un messaggio forte e chiaro, ovvero di non erogare nessun ulteriore prestito pubblico in qualunque forma ad Arcelor Mittal, socio totalmente inaffidabile ed inadempiente, senza un preventivo riequilibrio della governance che, così come garantito dallo stesso Ministro delle Imprese e del Made in Italy in più circostanze, avrebbe dovuto prevedere l’ingresso di Invitalia in maggioranza, il CDM di stasera ha approvato il decreto legge recante “Misure urgenti per impianti di interesse strategico nazionale” confermando la volontà di erogare i 680 milioni, già stanziati, in modalità finanziamento soci, ripristinando vergognosamente perfino lo scudo penale ai gestori del sito.

In altre parole, il Governo Meloni si disinteressa completamente delle richieste di un intero territorio, dei lavoratori, dei cittadini, delle scriventi OO.SS., del Presidente della Regione Puglia, del Presidente della Provincia e dei sindaci dei comuni dell’area ionica, cedendo ai ricatti di un operatore privato che si permette quotidianamente di prendersi gioco delle piaghe della nostra comunità, compiendo solo sgradevoli bluff e azioni incostituzionali, garantendogli come se non bastasse, anche l’esimente penale per i propri comportamenti illeciti.

Il Ministro Urso, durante l’incontro ministeriale svoltosi in data 17 Novembre c.a., comunicò alle OO.SS. l’obiettivo di dover garantire la tutela dell’interesse generale, subordinando i finanziamenti pubblici ad un autorevole intervento dello Stato nella gestione di Acciaierie d’Italia.

Tale “autorevole” intervento si è trasformato in una resa incondizionata davanti ai privati e “l’interesse generale”, per il governo, coincide con quello predatorio e offensivo dell’attuale gestione societaria che porterà alla chiusura definitiva dello stabilimento, senza che ci sia stato alcun risanamento ambientale e cancellando di fatto l’esistenza di ventimila famiglie.

Le scriventi organizzazioni, pertanto, non solo confermano la mobilitazione prevista per il giorno 11 Gennaio p.v. e concordata con le Istituzioni locali e regionali, ma altresì proclamano:

SCIOPERO DALLE 23 DEL 10 GENNAIO ALLE 07 DEL 12 GENNAIO 2023

Entro domattina sarà divulgata la programmazione delle assemblee di tutti lavoratori, comprese quelle plenarie esterne per i lavoratori in cigs, i lavoratori ILVA in AS e degli appalti per condividere con i dipendenti le modalità organizzative della grande mobilitazione a Roma.

Le Segreterie di Fiom, Uilm e Usb unitamente alle Rsu non si renderanno complici di questo ennesimo scempio compiuto sulla pelle dei lavoratori e lo contrasteranno con tutta la propria determinazione.

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25/12/2022

Ex Ilva, i pretoriani di Arcelor Mittal spediscono in ospedale Francesco Rizzo

USB: via la multinazionale, niente soldi pubblici a chi ha distrutto l’azienda e il territorio!

Questa mattina, al termine del consiglio di fabbrica di Acciaierie d’Italia indetto da USB, Cgil e Uil, i vigilantes dell’ex Ilva sono intervenuti duramente contro i rappresentanti sindacali e i lavoratori che avevano dato vita a un presidio sulla via Appia.

Francesco Rizzo, coordinatore di USB Taranto e membro dell’esecutivo nazionale USB, è rimasto coinvolto nel parapiglia ed è caduto a terra, riportando sospette lesioni alle costole. Rizzo è stato poi colto da un malore, che ne ha reso necessario il ricovero in ospedale, dove attualmente si trova in osservazione.

L’Unione Sindacale di Base esprime vicinanza e solidarietà a Rizzo, e denuncia per l’ennesima volta l’atteggiamento arrogante e violento di Arcelor Mittal, la multinazionale indiana che mantiene di fatto il controllo dell’impianto di Taranto nonostante l’apporto cospicuo di fondi pubblici per la creazione di Acciaierie d’Italia.

USB biasima con forza l’intenzione del governo Meloni di prolungare ancora l’agonia di un impianto e di un’intera città con la concessione di un prestito ponte di 700 milioni ad Arcelor Mittal, e richiama Palazzo Chigi e il ministro Urso sia al dovere di difendere i lavoratori e il patrimonio industriale italiani sottraendoli alla rapacità dei predatori senza frontiere, che alla necessità di tutelare un territorio vittima di anni e anni delle malversazioni e delle politiche inquinatorie.

USB chiama alla mobilitazione i lavoratori e i cittadini e annuncerà a breve le iniziative che ci liberino una volta per tutte di Arcelor Mittal e dell’ad Lucia Morselli.

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27/07/2021

La vittoria di Riccardo Cristello: reintegrato all’ex Ilva con sentenza!

Il giudice del lavoro ordina all’ex Ilva di Taranto di riassumere il lavoratore licenziato per un post sulla fiction con Sabrina Ferilli.

Il Giudice del Lavoro del Tribunale di Taranto ha reintegrato nell’ex Ilva Riccardo Cristello, l’operaio licenziato da ArcelorMittal per aver pubblicato un post sulla fiction “Svegliati Amore Mio“, di cui è protagonista Sabrina Ferilli.

L’Unione Sindacale di Base si era mobilitata subito a fianco del lavoratore, che aveva detto no al ricatto dell’azienda (“riassunzione solo dopo le pubbliche scuse”). A nulla erano valse le testimonianze di solidarietà, a partire da quelle registi e attori della fiction.

Oggi la vittoria in tribunale di Cristello, assistito dall’avvocato Mario Soggia.

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26/06/2021

“La rovina dell’Italia siete voi”: la lotta dei lavoratori dell’ex-Ilva scuote Genova

Alle 18 uscito dalla Prefettura di Genova, insieme alla delegazione delle Rappresentanze Sindacali dello stabilimento ex-Ilva di Cornigliano, Franco Grondona, dirigente storico della Fiom, non usa mezzi termini parlando agli operai ed ai solidali presenti nel piazzale antistante: “noi oggi non ce l’abbiamo fatta a sospendere la Cassa Integrazione”.

Parole come pietre quelle del leader della Fiom genovese che a 74 anni si dice comunque orgoglioso dell’azione dei lavoratori dell’acciaieria – 981 in tutto quelli che lavorano nello stabilimento – che entreranno in CIG lunedì prossimo, il 28 giugno.

Non sono stati sufficienti “il coraggio, la grinta, la determinazione e la volontà” dimostrati in questa terza giornata di sciopero consecutiva, con blocchi e cortei nel ponente genovese mercoledì e venerdì.

La politica a tutti i livelli ha dato l’ennesima dimostrazione della sua vacuità di fronte ai diktat della multinazionale indiana che chiede la Cassa Integrazione – di tredici settimane – per motivi di mercato nonostante il settore, complice la ripresa post-pandemica, sia tutto meno che in crisi.

Grondona usa una efficace metafora per descrivere l’atteggiamento della filiera di poteri politici che hanno chiuso letteralmente le porta in faccia agli operai delle acciaierie dal Comune alla Regione, con il Prefetto Franceschelli che solo tardivamente li ha convocati alla fine di una giornata di lotta partita dai cancelli della fabbrica con un corteo verso il centro cittadino. Non una parola da Bucci e da Toti contro l’ipotesi di Cassa Integrazione.

Di fronte a loro i lavoratori dell’ex-Ilva hanno incontrato “una palude nebbiosa, oscuri poteri che fanno i prepotenti con i deboli” afferma il leader della FIOM, ma forse è più efficace il coro che in questi giorni ha caratterizzato le iniziative di lotta, cantato a squarciagola dagli operai: “siete voi, siete voi, la rovina dell’Italia siete voi!”.

Un giudizio netto, su una classe politica indecente che ha abdicato al suo ruolo di cerniera con la società civile e che ha derubricato il conflitto sociale a mera questione di ordine pubblico, con le forze dell’ordine a difendere il “fortino assediato” dei palazzi del potere chiusi ai lavoratori ed un bilancio di poco meno di una decina di feriti in modo lieve tra polizia e carabinieri, e parecchi lividi sui corpi degli operai per i tafferugli intercorsi.

Questa classe dirigente è frutto di un modello di sviluppo che ha mostrato tragicamente le sue storture con più evidenza nel capoluogo ligure rispetto ad altre città, in cui gli interessi del privato si sono letteralmente mangiati il patrimonio pubblico, speculandoci sopra senza uno straccio di visione del futuro e di cui l’era Riva è stata una dimostrazione lampante.

Nello stesso giorno della lotta dell’Ilva infatti, una banchina nel terminal portuale dato in concessione a Spinelli ha ceduto sotto il peso della gru, per fortuna senza conseguenze per i lavoratori.

Una situazione che si ripete quasi quotidianamente in altre banchine, dove la sete di profitto dei terminalisti e l’indifferenza dell’Autorità di Sistema che dovrebbe governare il porto ha come suoi corollari l’aumento della produttività e il risparmio sulla sicurezza, provocando quella scia di sangue nei porti, puntualmente denunciata dal coordinamento portuale di USB attraverso documenti circostanziate ed azioni all’altezza della sfida.

Sempre venerdì, la Procura di Genova dopo tre anni di indagini, ha chiesto il rinvio a giudizio per 59 persone per il crollo del Ponte Morandi, avvenuto il 14 agosto del 2018, tra cui ex dirigenti di Aspi.

Il crollo costò la vita a 43 persone, oltre a 11 feriti, e più di 500 persone sfollate. Un lutto quello del viadotto Polcevera di cui la città serba ancora una memoria viva.

La privatizzazione ha fallito che si tratti di un comparto strategico come quello dell’acciaio, di una infrastruttura come le autostrade, o di una struttura fondamentale per il trasporto come è il porto, ma nonostante le numerose evidenze empiriche nessuno – o quasi – sembra avere il coraggio di ammetterlo.

Tornando alla lotta degli operai dell’ex-ILVA, viene mantenuto lo stato d’agitazione fino all’incontro al MISE ottenuto l’8 luglio con Giorgetti, Orlando, l’Azienda e le Rappresentanze Sindacali che dovrebbe discutere del destino del gruppo.

Secondo Grondona che ha rilanciato per lunedì mattina alle sette fuori dai cancelli un’assemblea degli operai, l’INPS avrà difficoltà a concedere la Cassa per ragioni di mercato, facendo intravedere uno spiraglio nella complicata situazione che si è venuta a creare da qui alle prossime settimane.

Di fronte all’ottusità aziendale, il leader della FIOM da indicazione di “avvelenare i pozzi”, ma è chiaro che si apre una fase piuttosto delicata non solo per lo stabilimento di Cornigliano ma per quello di Taranto, dove USB denuncia e agisce da tempo sulle storture dell’azione dello Stato che “finanzia effetti privati” e della proprietà, tra cui un devastante impatto ambientale.

Come aveva dichiarato Francesco Rizzo all’assemblea nazionale dei delegati operai e dei lavoratori di USB di sabato scorso: “tutto l’acciaio del mondo non vale la vita di un bambino”.

Un combinato disposto per cui alle conseguenze ambientali esterne si unisce la precarietà delle condizioni di lavoro. Come ha dichiarato un operaio, salvatosi per miracolo durante un incidente sul lavoro a Taranto e licenziato (sic!): “la mia unica colpa è quella di non essere morto”.

Un aspetto di quel “fascismo aziendale” che è costato un provvedimento disciplinare ad un altro operaio per il fatto di avere semplicemente condiviso sulla sua pagina FB l’annuncio di una fiction Rai dedicata proprio alle vicende ambientali attorno all’ex-Ilva di Taranto.

Questa la condizione operaia accerchiata da una manovra a tenaglia da Confindustria, un governo che fa gli interessi delle oligarchie europee sostenuto da un Partito Unico che va da Salvini a LeU, e da una dirigenza confederale nazionale di CGIL-CISL-UIL che invece di proporre e confliggere, accompagna gli interessi padronali e divide quelli dei lavoratori.

Le crepe della pace sociale e gli albori di una azione collettiva che abbiamo visto con il riuscito sciopero di 24 ore indetto dalla USB nei porti il 14 giugno, con la giornata di mobilitazione nazionale della logistica il 18 – in cui è morto il militante del SiCobas Adil Belakhdim – e le iniziative successive e ora le mobilitazioni degli operai dell’acciaieria di Cornigliano sono un segnale che va colto.

La classe operaia, oggi più che mai è sola contro tutti, ed è nelle sue mani la rinascita di un Paese in balia dei tecnocrati di Bruxelles, dello strapotere delle multinazionali e dei peggiori politici della storia Repubblicana.

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13/04/2021

Sciopero all’ArcelorMittal contro il licenziamento di Riccardo Cristello

Ci sarà anche Riccardo Cristello mercoledì mattina, 14 aprile, davanti ai cancelli dell’acciaieria ArcelorMittal di Taranto, accanto ai colleghi che aderiranno allo sciopero con presidio permanente proclamato da USB a partire dalle 7.00.

Dalle 9.00 di giovedì 15 aprile una delegazione dell’Unione Sindacale di Base, insieme a Cristello sarà poi in presidio permanente al Ministero del Lavoro per chiedere al ministro Orlando di fornire spiegazioni sulla vicenda.

Intanto USB fa partire una raccolta firme nazionale contro il licenziamento di Riccardo Cristello.

Il lavoratore licenziato e l’Unione Sindacale di Base di Taranto ringraziano per le numerose manifestazioni di solidarietà: le Rsu dello stabilimento genovese osservano un’ora di sciopero per testimoniare la propria vicinanza al dipendente licenziato e alla sua famiglia.

Un grazie va anche all’associazione “Guido Rossa”, che con un comunicato esprime “totale indignazione per l’inaccettabile comportamento intimidatorio e padronale dell’azienda”.

Solidarietà anche da parte di Giustizia per Taranto, Peacelink, “Madonna delle Grazie” e molte altre associazioni che man mano si aggiungono alla lista. Altra attestazione da parte del Consorzio Autotrasportatori Tarantini (Cat) che, in occasione del presidio, schiererà i mezzi sulla statale Appia in prossimità dell’ingresso dello stabilimento.

È chiaro ormai a tutti il modus operandi di un’azienda che non esita a fare pressione psicologica sui lavoratori, mirata a costringerli ad accettare tutto passivamente, per timore di essere licenziati. Questo è un pericolosissimo precedente di fronte al quale non bisogna mostrare alcuna esitazione e mettere in campo iniziative anche forti.

USB non intende abbassare la guardia su una vicenda che ha dell’incredibile e che dimostra in maniera chiara quale sia la considerazione che ha dei lavoratori, e quindi della comunità jonica tutta, la multinazionale franco-indiana.

A giusta ragione, la decisione comunicata pochi giorni fa da ArcelorMittal di licenziare Riccardo Cristello per aver condiviso un post su Facebook, sta catalizzando l’attenzione nazionale di media, politica e mondo dello spettacolo, con il coinvolgimento anche della produzione della fiction “Svegliati Amore Mio”.

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04/04/2021

Il fascismo aziendale è la realtà del paese

Alcuni operai dell’Arcelor Mittal di Taranto sono stati sospesi per via disciplinare dal lavoro perché sui loro account Facebook avevano consigliato di seguire la fiction di Ricky Tognazzi e Simona Izzo, interpretata da Sabina Ferilli, “Svegliati amore mio”.

Lo sceneggiato parla di inquinamento ambientale e l’apparato spionistico della signora Morselli, amministratore delegato dell’ex IlVA, che come in tante imprese controlla lo scritto ed il pensiero dei lavoratori, ha ritenuto che questi post fossero un danno all’immagine aziendale.

Una immagine che per il padrone deve restare limpida nonostante sia coperta da fumi e veleni. I registi dello sceneggiato hanno espresso solidarietà nei confronti dei lavoratori, che rischiano il licenziamento per avere accennato, tramite fiction, alla drammatica situazione in cui si vive e si lavora a Taranto.

Come denuncia il sindacato USB, questi provvedimenti disciplinari sono solo un ulteriore atto del clima di terrore con cui il padrone dell’ex IlVA vuole imporre ai lavoratori di operare nel silenzio e nella passività, di fronte ai rischi continui per la salute e la vita dentro e fuori la fabbrica. E giustamente il sindacato chiede ai ministri del governo Draghi, che finanzia Arcelor, di dire qualcosa.

Quello della direzione ArcelorMittal è semplicemente FASCISMO AZIENDALE, che sta dilagando in tutti i luoghi di lavoro.

Questo fascismo viola le libertà più profonde delle lavoratrici e dei lavoratori non solo quando sono in fabbrica, ma in ogni momento della loro vita.

Agenzie di spionaggio lautamente assoldate dalle direzioni aziendali controllano come vive, chi incontra, dove va, cosa pensa e cosa scrive la lavoratrice ed il lavoratore. E a questo si aggiunge l’opera incessante delle varie Gestapo d’impresa.

Tutto questo perché se le lavoratrici ed i lavoratori fossero liberi si ribellerebbero alle infami condizioni in cui spesso sono costretti a sacrificarsi.

L’Italia non è una democrazia, ma un sistema d’affari con qualche regola liberale, ove dilaga la violenza autoritaria dei padroni contro chi lavora.

Questa è la realtà, condivisa da governanti, politici e anche sindacalisti venduti al sistema delle imprese. Questa è la realtà, ignorata da tanti ipocriti cultori dei diritti umani in casa altrui, che chiudono occhi, orecchie e bocca di fronte a quelli soppressi nelle nostre fabbriche.

Esprimiamo la più forte solidarietà agli operai di Taranto e alla USB che li sostiene e con loro a tutti i lavoratori colpiti in tutta Italia dal fascismo aziendale.

E chiediamo finalmente conto a chi servilmente tace, nel governo, nella politica, nei sindacati, nello spettacolo e nell’informazione.

Non si è antifascisti se non si è contro Confindustria.

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Il tuo “mi piace” disturba il padrone. Sanzioni della ArcelorMittal per chi consiglia film sgradito

La vicenda ha dell’incredibile ma non è affatto insolita.

Alcuni lavoratori ArcelorMittal hanno pubblicato sul proprio profilo Facebook uno screenshot che invita a vedere la fiction “Svegliati amore mio”, interpretata su Canale 5 da Sabrina Ferilli, e per questo l’azienda ha comminato loro una sanzione disciplinare con immediata sospensione dall’attività lavorativa, interdizione ai luoghi di lavoro e richiesta di giustificazioni entro 5 giorni.

Il tutto firmato da Arturo Ferrucci, Responsabile delle Risorse Umane nonché delfino dell’Ad Lucia Morselli.

A denunciare questa inaccettabile arroganza padronale è Francesco Rizzo, coordinatore della Usb all’ArcelorMittal di Taranto.

ArcelorMittal accusa i dipendenti di aver messo in cattiva luce la gestione dello stabilimento, anche se nella serie tv non si fa riferimento ad ArcelorMittal e/o comunque i fatti riportati sono relativi a circa dieci anni fa, quindi eventualmente all’epoca della gestione dei Riva.

Non è la prima volta che ArcelorMittal tenta di mettere il bavaglio ai lavoratori che, a questo punto, vengono privati anche della possibilità di avere e condividere un’opinione in merito agli effetti, acclarati, dell’attività industriale in ambito sanitario e ambientale.

Gravissimo il continuo tentativo di alimentare a tutti i costi un clima di terrore all’interno dello stabilimento.

“L’USB chiede che intervenga il governo con i ministri Giorgetti e Orlando, e che Invitalia batta finalmente un colpo” – scrive Francesco Rizzo in un comunicato diffuso oggi – “Se si vuole veramente fare una discussione seria, va cacciato chi come Morselli e i suoi sodali, con comportamenti vigliacchi e fascisti, continua a provocare odio e disperazione sul territorio e nelle famiglie dei dipendenti”.

Che le direzioni aziendali scrutino le pagine facebook dei propri dipendenti e adottino sanzioni verso i propri dipendenti che magari approvano, condividono o commentano notizie sgradite all’azienda, sta accadendo spesso. Le aziende invocano l’articolo sulla “infedeltà aziendale” per sanzionare chi le mette in cattiva luce. E talvolta basta anche un like su un post sgradito ai padroni.

È il caso di un’impiegata di 43 anni licenziata in tronco da un azienda di Forlì per giusta causa dopo aver scritto sui social frasi fortemente critiche sulla società per cui lavorava. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della donna contro i licenziamento, dichiarando dunque legittimo l’allontanamento. La vicenda risale al maggio del 2012.

Ma qualche anno dopo, con la Sentenza 13799 del 2017, la stessa Corte di Cassazione in un altro caso aveva ritenuto illegittimo il licenziamento del dipendente perché il contenuto del commento postato non era diffamatorio.

Anche in un altro caso, nel 2019 contro Michele Gaglione, lavoratore ed ex Rsu della Flai Cgil dello stabilimento “La Doria” di Acerra (Napoli), licenziato nel 2018 per un post su facebook ritenuto lesivo dall’azienda , è stato poi reintegrato. L’estrema sanzione disciplinare è stata ritenuta “del tutto sproporzionata e ingiustamente afflittiva” da parte del giudice del lavoro del tribunale di Nocera Inferiore, che ha accolto il ricorso

Insomma siamo oltre la “polizia del pensiero” e ben oltre la violazione della libertà di espressione da parte delle aziende. Sarebbe sbagliato far finta niente.

Fonte

20/02/2021

Ilva/Taranto. Consiglio di Stato dice no a ricorso ArcelorMittal contro chiusura

Il Consiglio di Stato ha respinto la richiesta di sospensiva presentata dalla multinazionale ArcelorMittal contro la sentenza del Tar di Lecce che impone di spegnere entro un mese l’area a caldo dello stabilimento di Taranto. “Non risulta e non è stata comprovata la circostanza che, in assenza di immediate misure cautelari, per l’appellante si produrrebbe uno specifico pregiudizio irreparabile, prima della data dell’11 marzo 2021″, è la motivazione presentata dal presidente della Quarta Sezione del Consiglio di Stato, il quale ha fissato per l’11 marzo la camera di consiglio per l’esame della domanda cautelare nella ordinaria sede collegiale, e l’udienza pubblica per il 13 maggio 2021 per la definizione del secondo grado del giudizio.

Ricordiamo che la sentenza del Tar è relativa ad un’ordinanza del sindaco di Taranto Melucci che a febbraio 2020 aveva disposto che ArcelorMittal e l’Ilva (in amministrazione straordinaria), proprietaria degli stessi, individuassero in 30 giorni la causa delle emissioni inquinanti, rimuovendole, ordinando inoltre che in caso di mancato adempimento le stesse società avrebbero dovuto spegnere gli impianti nei 30 giorni successivi. Sull’ordinanza di Melucci, impugnata dalle due società, si è poi aperto un contenzioso finito al Tar che ha prodotto la sentenza del 13 febbraio che chiede la chiusura delle lavorazioni a caldo dello stabilimento, ossia di quelle più inquinanti.

Ieri intanto si è svolto a Roma presso il Ministero dello Sviluppo Economico, l’atteso incontro riguardante la vicenda degli stabilimenti ArcelorMittal Italia. Al tavolo erano presenti i neo-ministri Giorgetti e Orlando.

Il tavolo aveva come contesto il lascito del governo precedente, con il Piano di rilancio dello stabilimento e la sentenza del Tar di Lecce che ha imposto la chiusura degli impianti in un paio di mesi.

I due ministri congiuntamente hanno dato disponibilità a riaprire il confronto, e nella sostanza questo è stato un incontro in cui le istituzioni si sono dedicate all’ascolto delle richieste da parte delle organizzazioni sindacali presenti dopo aver dato comunque indicazione di un impegno per quanto riguarda la questione dell’integrazione al reddito sulla cassa integrazione dei lavoratori dell’Ilva.

“L’Usb nel suo intervento ha ribadito che ad oggi, malgrado otto mesi di incontri, del nuovo piano industriale non vi è nessuna traccia concreta, ma solo generiche affermazioni o semplici dichiarazioni di intenti. Una discussione vera e seria si può fare solo documenti alla mano” – afferma in una nota Sasha Colautti dell’Usb – “Abbiamo ribadito che la recente sentenza del Tar è figlia di una politica nazionale sbagliata che negli anni ha prodotto risultati nefasti su ambiente, sicurezza e occupazione. L’ obiettivo da raggiungere – secondo Colautti – è il rilancio della comunità, avviando il percorso per un accordo di programma per Taranto”. Per l’Usb le risposte vanno date alla Città e ai lavoratori, non alla multinazionale.

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16/02/2021

Confindustria non vuole fermare i veleni dell’ex Ilva di Taranto


“Evitare lo spegnimento del ciclo integrale a caldo dell’ex Ilva“. È questa la richiesta che Confindustria ha inviato al governo e a tutte le istituzioni coinvolte, a seguito della pronuncia del Tar di Lecce.

“Senza la disponibilità di una stazione di miscelazione azoto e metano, non permetterebbe la tenuta in riscaldo dei forni e ne conseguirebbe il loro crollo e quindi la distruzione dell’asset aziendale di proprietà di Ilva in Amministrazione Straordinaria“.

Lo apprende l’Ansa da fonti legali vicine ad Arcelor Mittal, che evidenziano “rischi per la sicurezza” e il fatto che ci sarebbe un “totale blocco della produzione dello Stabilimento, qualificato di interesse strategico, l’unico sul territorio nazionale a ciclo integrato per la produzione di acciaio“.

Per Confindustria “interrompere la produzione e la fornitura dell’acciaio prodotto a Taranto mette in seria difficoltà le intere filiere della manifattura italiana che ne hanno necessità“.

La fermata forzata delle lavorazioni a caldo dell’ex Ilva di Taranto è stata stabilita dal Tar di Lecce, intimando sessanta giorni di tempo per chiudere l’area a caldo. La nuova sentenza del Tar di Lecce ha respinto i ricorsi presentati dalla multinazionale Arcelor Mittal e della vecchia società in amministrazione straordinaria, imponendo di fermare le attività più inquinanti degli stabilimenti di Taranto al massimo entro due mesi.

“La sentenza odierna del Tar di Lecce, che dispone entro 60 giorni lo spegnimento degli impianti del sito tarantino di ArcelorMittal, è la più evidente conferma di quanto Usb ha sempre sostenuto in questi ultimi mesi, ovvero che il piano presentato dalla multinazionale e appoggiato dal governo era fantasioso e pesantemente condizionato dall’attuale situazione ambientale”, replica a Confindustria Sasha Colautti dell’esecutivo della Usb.

La quale ritiene che, alla luce di questa sentenza, “l’unica strada percorribile è quella dell’accordo di programma; unico strumento per rispondere con decisione alle legittime richieste dei cittadini, delle istituzioni locali e al loro coinvolgimento, e unica strada su cui si possa determinare un confronto che metta al centro l’occupazione, la salute dei lavoratori e non gli interessi della multinazionale”.

Il problema delle emissioni nocive dell’ex Ilva non deve essere contrastato aumentando le risorse per le cure dei cittadini, ma intervenendo sulle fonti inquinanti. Ad affermarlo è il presidente dell’Ordine dei Medici di Taranto, Cosimo Nume, il quale sostiene di aver “riascoltato” tra le reazioni alla sentenza del Tar che impone ad ArcelorMittal di chiudere l’area a caldo dello stabilimento siderurgico, la “proposta di rendere disponibili ulteriori risorse economiche per affrontare l’emergenza sanitaria connessa all’impatto delle emissioni inquinanti, cui sembrerebbe sottendere tuttora un’ottica eminentemente risarcitoria per i danni alla salute“.

Secondo il presidente dell’Ordine dei Medici, “un danno alla salute non deve essere compensato quanto piuttosto prevenuto, adottando tutte le misure che il principio di precauzione impone a qualunque attività antropica che presenti rischi per l’integrità psicofisica dei cittadini“.

Nume chiede “che si abbia cura in primo luogo di attivare, predisporre e rendere operative, da parte di quanti ne hanno responsabilità a qualunque livello, tutte le procedure che escludano per il futuro altro nocumento ai lavoratori e ai cittadini di Taranto“.

Tutto il resto, conclude, “non è neppure politica, arte antica e nobile, ma molto più probabilmente una pervicace miopia con cui si guarda al complesso problema senza alcuna capacità di trovarne le soluzioni“.

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12/12/2020

Ex Ilva. Lo Stato ci mette i soldi, l’ArcelorMittal si prende tutto

Lo Stato rientra nell’acciaieria ArcelorMittal (ex Ilva) ma lo fa in maniera subalterna, lontano anni luce dalla nazionalizzazione che era stata richiesta in questi anni dai lavoratori dell’ex Ilva.

La mano pubblica entra nella società Am Investco con un aumento di capitale in due tempi: un primo aumento da 400 milioni darà a Invitalia, controllata dal ministero dell’Economia, il 50% dei diritti di voto della società. A maggio del 2022 è programmato, poi, un secondo aumento di capitale, che sarà sottoscritto fino a 680 milioni da parte di Invitalia e “fino” a 70 milioni di parte di Arcelor Mittal (e a casa nostra “fino a” non vuole dire “di 70 milioni”).

In cambio la multinazionale anglofrancese ArcelorMittal porta a casa tutte le sue richieste che comprendono “la modifica del piano ambientale esistente per tenere conto delle modifiche del nuovo piano industriale; la revoca di tutti i sequestri penali riguardanti lo stabilimento di Taranto; e l’assenza di misure restrittive, nell’ambito dei procedimento penali in cui Ilva è imputata, nei confronti di AM InvestCo". A precisarlo è una nota della stessa ArcelorMittal.

L’accordo raggiunto non piace affatto all’Usb (il secondo sindacato per iscritti all’ex Ilva). “Un governo debole firma un accordo scellerato con il gruppo franco-indiano e investe 400 milioni di euro per lasciare tutto com’è. L’esecutivo nazionale mostra così tutta la sua incapacità di fronte alla grande vertenza, non riuscendo ad incassare alcun risultato di rilievo per la città. Come potrà uno Stato del genere farsi rispettare nella gestione pubblico-privata avviata con questa firma?” commentano in una nota Sasha Colautti coordinatore nazionale industria e Francesco Rizzo avanguardia storica della fabbrica e coordinatore dell’Usb di Taranto.

“Abbiamo sostenuto in tempi non sospetti l’ingresso del pubblico nello stabilimento siderurgico, anche contro chi non era d’accordo e oggi plaude. Noi però intendevamo questo passaggio come una garanzia per il territorio. Soprattutto ci aspettavamo che l’iniezione di risorse pubbliche consentisse di risollevare le sorti della città e quindi potesse rappresentare un aiuto per chi soffre da troppo tempo, andando incontro alle esigenze della comunità in termini di ambiente, salute e occupazione” – precisano i due sindacalisti della Usb – “Certamente la nostra idea non era quella di un intervento del governo per assecondare le richieste di una multinazionale che non ha mai rispettato né il lavoro, né la salute”.

“Quello che sta accadendo è gravissimo, ancor più se si considera che nessuna istanza proveniente dal territorio è stata ascoltata durante questa trattativa: non è stato dato il minimo spazio ai tentativi di dialogo fatti anche dagli enti locali. La firma di questo contratto cosa determina dunque? Che lo Stato darà 400 milioni ad ArcelorMittal, lasciando probabilmente al suo posto un amministratore delegato dall’operato sindacabile; il tutto sulla pelle dei tarantini per l’ennesima volta sacrificati. Se fossero confermate le indiscrezioni circa Lucia Morselli, sarebbe la ciliegina sulla torta e vorrebbe dire che il legame che c’è tra l’ad di Arcelor Mittal e il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, ha avuto un peso maggiore del grido di dolore di una comunità intera” denunciano Colautti e Rizzo.

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04/12/2020

Lo Stato sta per nazionalizzare l’ex ILVA?


Nella giornata di domenica 29 novembre 2020, una torre faro è crollata nello stabilimento Arcelor Mittal di Cornigliano. Non ci sono stati morti e feriti per puro caso, visto che il crollo è avvenuto durante il cambio di turno. I sindacati, Fiom-Cgil in testa, chiedevano da anni la manutenzione del materiale, presumibilmente in stato di forte ossidazione.

Secondo la Fiom, il fatto che l’incidente capiti a ridosso della nascita di una società paritetica tra Invitalia (agenzia pubblica statale) e Arcelor Mittal è significativo del livello di chiacchiere con cui impresa e governo gestiscono la questione dell’acciaio, con le difficoltà di Taranto e le ricadute sugli altri stabilimenti del gruppo. Chiacchiere che a oggi la fanno da padrone essendo la situazione molto più grave rispetto a quando la multinazionale franco indiana ha acquisito il pacchetto di maggioranza dell’ex ILVA.

Secondo le anticipazioni, l’accordo tra il Governo e Arcelor Mittal prenderebbe l’avvio dal 2022. Invitalia sarà socio per una quota intorno al 50% del capitale con un investimento di 1,2 miliardi di euro. La nuova gestione dovrebbe mantenere l’attuale amministratrice delegata Morselli e nominare un Presidente proposto dallo Stato.

Il problema è capire cosa ci sia realmente dietro le chiacchiere di cui parla la Fiom, cosa si celi dietro questo rinnovato interesse statale per l’acciaio. A questo punto sarebbe opportuno rispondere almeno a una domanda:

1) lo Stato intervenendo nel capitale dell’ex ILVA vuole gestire la produzione dell’acciaio o sta solo fornendo i capitali per la exit strategy di Arcelor Mittal e di Intesa San Paolo?

Rispondere sarebbe importante visto che oramai da decenni lo Stato interviene nelle crisi aziendali in nome della socializzazione delle perdite. Ciò è un regalo ai padroni e non certo ai lavoratori.

Il meccanismo lo abbiamo visto all’opera in più occasioni negli ultimi trenta anni e non solo in Italia. Anche se l’infinita epopea di Alitalia e la pantomima con Autostrade per l’Italia qualcosa dovrebbero insegnare. Lo Stato entra nel capitale delle aziende in difficoltà (o la cui remunerazione non è più soddisfacente per il padrone di turno), compra a caro prezzo una congrua quota azionaria, risana l’azienda e poi la rivende in nome di presunta maggiore efficienza della gestione privata (che la medesima azienda aveva mandato gambe all’aria o voleva abbandonare…).

Sarà così anche questa volta?

L’impressione è che tutta l’operazione Arcelor Mittal sia da riconsiderare alla luce di ciò che è accaduto e sta accadendo. La multinazionale aveva davvero interesse a produrre acciaio in Italia? Che condizioni di produzione gli sono state promesse? Quali accordi sono stati presi all’atto dell’acquisto?

In questi mesi abbiamo assistito a scambi di accuse ma ci interessa davvero poco se il problema sta nel non rispetto degli accordi da parte governativa o da parte dei padroni.

A oggi occorrerebbe che qualcuno traesse delle conclusioni che non possono che prevedere: la chiusura di Taranto e un impegno per la bonifica, la riconversione della produzione di acciaio abbandonando totalmente il ciclo continuo basato sugli altoforni, una serie di investimenti per mettere in rete la produzione di acciaio in Italia. Il tutto attraverso una seria programmazione e un piano di interventi. Tutto questo non può essere fatto da nessun padrone il cui unico scopo è legato ai profitti. E la finta nazionalizzazione, soprattutto se sarà una delle farse tipiche di questi anni, allungherà soltanto l’agonia delle imprese coinvolte, dell’intero sistema industriale italiano, dei lavoratori degli impianti e dei cittadini che, come a Taranto, continuano a subire le conseguenze di un modello di sviluppo totalmente da ribaltare.

Nazionalizzare ILVA in modo serio è quindi doveroso, buttare miliardi di euro per aiutare le speculazioni private per poi regalare nuovamente tutto a nuovi padroni non serve a nulla, se non ad aumentare il debito pubblico ingannando i cittadini e facendo contenti solo pochi sfruttatori.

Nel frattempo una torre crolla a Cornigliano e per fortuna non uccide nessuno. A Taranto però si continua a morire di cancro e di malattie respiratorie. Nessuna bonifica è iniziata, i quartieri e le città sono in preda alla desertificazione industriale visto che i padroni producono solo se gli conviene. Ma ciò che conviene a loro non conviene ai lavoratori e ai cittadini.

La chiamano politica industriale, ma è politica criminale. Nei prossimi giorni, quando finalmente sarà reso noto l’accordo tra Governo e Arcelor Mittal (previsto per il 10 dicembre) torneremo sull’argomento analizzandolo e capendo in quale modo lo Stato dovrebbe produrre acciaio rispettando l’ambiente, salvando i lavoratori e continuando a produrre un bene fondamentale e indispensabile per lo sviluppo della società.

Collettivo Comunista Genova City Strike

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30/11/2020

Accordo Invitalia-Mittal - Un piano ricco di contraddizioni e difficilmente realizzabile che viene calato sulla testa di una comunità tenuta all’oscuro

Si è tenuto nel primo pomeriggio il confronto su ArcelorMittal tra i sindacati, i ministri dello Sviluppo Economico e del Lavoro, Patuanelli e Catalfo, e l’ad di Invitalia Arcuri.

L’accordo tra Stato e ArcelorMittal verrà siglato il prossimo 10 dicembre. Lo Stato entrerà nello stabilimento inizialmente al 50% per poi divenire socio maggioritario entro giugno 2022, data entro la quale il gruppo franco-indiano dovrà decidere se rimanere o andare via. Fino ad allora si avrà una governance condivisa.

Un metodo che non condividiamo quello utilizzato per la trattativa da un Governo che non ha tenuto minimamente in considerazione né le organizzazioni sindacali, né gli enti locali, generando decisioni che verranno calate sulla testa di una comunità lasciata fuori dal confronto.

Non ci convince la produzione che, partendo da 5 milioni di tonnellate subito con 5000 lavoratori impiegati, aumenterebbe di 1 milione di tonnellate e 1000 lavoratori all’anno per arrivare a 8 milioni di tonnellate di acciaio entro il 2025, con il totale assorbimento della forza lavoro. Arcuri ha descritto un piano che garantirebbe questa produzione con un forno elettrico e impianti dry esterni alla fabbrica, che verranno costruiti e poi gestiti da Invitalia. Il tutto con una riduzione delle emissioni inquinanti: del 93% di ossido di zolfo, 90% di diossine, 78% di polveri e CO2. La produzione green comporterebbe, secondo il piano a noi sconosciuto, lo spegnimento dei due altoforni più datati ed il rilancio dei due più recenti: Afo 4 e Afo5.

Si tratta dello schema che Mittal ha proposto in passato: un rapporto tra milioni di tonnellate di acciaio e numero di lavoratori che non abbiamo accettato a suo tempo e che il Governo ora asseconda.

Si tratta di un piano ricco di contraddizioni e difficilmente realizzabile, del quale non abbiamo ancora il documento. Finora abbiamo parlato di cose descritte oralmente, sulle quali comunque manifestiamo molte riserve, ribadendo le nostre priorità: la tutela dell’ambiente e della salute, all’indomani dell’ennesima tragedia che vede vittima un bambino di Taranto, la sicurezza sui luoghi di lavoro, dal momento che gli impianti sono ormai a pezzi, e la piena occupazione dei dipendenti diretti, dell’appalto e Ilva in AS. Arcuri non esclude che questi ultimi possano essere assorbiti per la costruzione degli impianti dry.

Cosa accade quindi oggi? Semplicemente che Arcelor Mittal viene messa nelle condizioni di gestire la fabbrica grazie all’intervento dello Stato.

Riscontro positivo quello derivate dalla garanzia di una prossima convocazione sulle questioni avanzate da USB: riconoscimento amianto e lavoro usurante, incentivi all’esodo e LPU. Il Governo ha inoltre risposto positivamente alla richiesta di USB di finanziare anche per il 2021 l'integrazione salariale per i lavoratori di Ilva in AS.

Auspichiamo che nei prossimi passaggi della vicenda venga finalmente messo al centro l’interesse della comunità, piuttosto che quello della multinazionale, e che per la definizione della questione sia coinvolto seriamente il territorio e le sue istanze. Il ministro Patuanelli ha giustificato l’esclusione dei sindacati e degli enti locali fino ad ora a causa dell’incertezza circa la possibilità per lo Stato di entrare in partnership.

Dall’incontro di oggi abbiamo inoltre appreso che nella prossima settimana si terrà un confronto con la nuova governance Mittal-Invitalia.

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13/11/2020

A Genova e Taranto battuta l’arroganza di ArcelorMittal

I trecento operai dell’ex Ilva andati in corteo a brutto muso sotto la Prefettura un risultato lo hanno ottenuto: il ritiro del licenziamento dell’operaio e delegato della Fiom, Luigi Guadagno e il ritiro delle lettere di sospensione dal lavoro a 250 operai a causa dei blocchi ai varchi dello stabilimento genovese. Restano invece le sospensioni per altri due operai.

“Gigi”, come lo chiamano i suoi compagni di lavoro, era stato licenziato in tronco per un commento vocale su un gruppo chiuso di whatsapp in un cui pronunciava un epiteto poco lusinghiero nei confronti del direttore dello stabilimento Massimo Pagliaro.

Ma un altro importante risultato è stato ottenuto anche all’ex Ilva di Taranto. Qui il provvedimento disciplinare nei confronti del delegato Fiom Giuseppe D’Ambrosio, è stato revocato e trasformato in 3 giorni di sospensione con diffida a reiterare il comportamento contestato. In questo caso i fatti contestati dall’azienda risalgono al 21 ottobre quando nel reparto DBS/2 (Deposito Bramme) un carroponte ha posizionato una bramma media in un box in cui erano invece depositate bramme corte. Nessun ferito, fortunatamente, e solo lievi danni su una lamiera del capannone.

Ma le sanzioni comminate da Arcelor Mittal sono state ancora una volta pesantissime. Licenziamento per l’operaio a cui è stata imputata la manovra sbagliata e una connotazione disciplinare al delegato Fiom che secondo l’azienda stava facendo attività sindacale nel reparto e avrebbe disturbato il lavoratore inducendolo all’errore che ha provocato l’incidente.

A Genova oltre al licenziamento di Luigi Guadagno erano anche arrivate lettere di sospensione ai 250 lavoratori individuati dalla azienda per le proteste. Centinaia di operai ex Ilva che si erano visti rifiutare i badge all’ingresso della fabbrica.

Dopo la manifestazione in Prefettura le lettere sono state revocate. Durante il corteo c’è stato qualche momento di tensione con alcuni lavoratori che hanno provato a forzare il blocco della polizia davanti alla Prefettura. “Toglietevi il casco” hanno chiesto i manifestanti agli agenti di polizia e questi ultimi, come gesto distensivo, lo hanno fatto tra gli applausi degli operai.

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15/07/2020

ArcelorMittal, l’assemblea dei lavoratori decide la mobilitazione

Da lunedì 20 alle 7.00 sciopero e presidio a oltranza davanti alla Direzione.

Si è svolta questa mattina l’assemblea indetta da USB dei lavoratori diretti, lavoratori in AS e lavoratori appalto. L’organizzazione sindacale annuncia sciopero e presidio ad oltranza dalle 7 di lunedì davanti alla Direzione dello stabilimento.

Indietro non si può tornare. Ora è il tempo delle scelte e dell’unità.

La situazione attuale vede: 8.200 unità in totale delle quali 3000 in attività, 3000 in cassa integrazione e restante parte tra ferie, malattia e infortuni.

Le 3000 unità al lavoro sono destinate a scendere tra la fine di luglio e l’inizio di agosto con la fermata di altri due reparti Pla/2 e Laf.

Ovviamente a questo si aggiunge lo stato attuale degli impianti. Manutenzione zero e rischio costante per chi continua ad operare in fabbrica.

Lo Stato negli ultimi 11 anni ha speso 1 miliardo di euro per gli ammortizzatori sociali; con risorse di questo tipo sarebbe stato possibile intervenire seriamente sugli impianti e discutere di una fabbrica sicura.

In uno Stato serio una trattativa con una multinazionale del genere non sarebbe stata mai avviata.

Sicuramente anche il Governo è consapevole del fatto che siamo di fronte ad un tentativo di fallimento indotto perché Mittal va in perdita a Taranto pur essendo il colosso dell’acciaio nel mondo.

Non secondario l’aspetto psicologico dei lavoratori. In uno degli ultimi incontri con il nostro collega che si è tolto la vita di recente, abbiamo compreso il suo malessere nel vivere l’azienda, ed è inaccettabile l’idea che possa esser stato mosso da questo nel compiere l’estremo gesto.

Oggi tutto il territorio chiede un cambio di passo: anche i sindaci dei 5 Comuni dell’area ad elevato rischio di crisi ambientale hanno preso una posizione chiara, vicina alla nostra. Anche per dignità va assunta una posizione netta. Noi dobbiamo intervenire per modificare il percorso delle cose e dire la nostra. E la nostra è: fuori ArcelorMittal, dentro i commissari e discussione sul futuro. I quasi 2 miliardi li deve gestire la città, non sicuramente il gruppo franco-indiano dopo tutto ciò che ha fatto.

Per i lavoratori in AS ex Ilva il cantiere della bonifica dei fanghi dovrebbe partire a settembre tenteremo di recuperare un centinaio di lavoratori che sono stati esclusi al primo giro.

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