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16/06/2013

L’uscita dall’euro divide la Linke tedesca

Si conclude oggi a Dresda il congresso della Linke, la sinistra tedesca. Convitato di pietra la proposta di Oskar Lafontaine di uscire dall’euro ma anche la politica internazionale.

La fine dell’euro è stato indubbiamente il tema al centro della discussione nel partito, e non solo, da quando Oskar Lafontaine ha proposto il ritorno al sistema monetario europeo in vigore fino al 1993.
Non c’è stato alcun emendamento ufficiale che abbia chiesto al testo proposto dalla direzione di attuare quanto affermato dal fondatore ed ex segretario del partito. Fino ad ora i settori della Linke più vicini a Lafontaine si sono limitati a chiedere l’eliminazione di un paragrafo del programma nella bozza stilata dal vertice, dove è scritto testualmente che: anche se l’edificio dell’Unione monetaria presenta molti errori di costruzione, la Linke non è favorevole alla fine dell’euro.

Al posto di questa dichiarazione apertamente a sostegno dell’euro, è stata chiesta una formulazione che apra alla possibilità di una ridefinizione e di un nuovo inizio dell’unione monetaria: linguaggio prudente per dire che non si deve escludere a priori un’eventuale fine della moneta unica così come l’abbiamo conosciuta. O, come minimo, che se uno stato deciderà che è meglio uscire dall’euro, dovrà poterlo liberamente fare. A sostegno delle tesi di Lafontaine è intervenuto sulle colonne della Tages Zeitung , Winfried Wolf di Attac, che vede nella moneta unica nient'altro che «il coronamento del progetto dell'Unione europea come progetto delle grandi imprese e delle banche», finalizzato “allo strangolamento delle economie europee più deboli e all'affermazione completa degli interessi del capitale tedesco”, mentre sulla pagina web della Fondazione Rosa Luxemburg è in corso un aspro dibattito tra economisti che sostengono l’uscita dall’euro e quelli contrari a questa ipotesi.

Su questo punto le tensioni politiche dentro la Linke sono molto forti, soprattutto alla vigilia delle elezioni di settembre. L’ala moderata e riformista della Linke, sta cercando in tutti i modi di tenere aperto uno spiraglio per un appoggio esterno ad un eventuale esecutivo tra Spd-Verdi, e intende bloccare posizioni anti-Troika e anti euro troppo radicali, limitandosi a dire che l’euro funziona male, ma la sua esistenza non è in discussione.

Sul piano economico-sociale, la Linke è orientata a proporre un salario minimo intercategoriale per legge di 10 euro all’ora (il sindacato ne chiede 8,5), la reintroduzione dell’aliquota massima del 53% sui redditi più alti, in vigore quando era cancelliere il democristiano Helmut Kohl, e una patrimoniale per le ricchezze oltre il milione di euro. Dibattito aperto, invece, sul reddito di cittadinanza, obiettivo sul quale non tutte le correnti sono d’accordo.

L’altro aspetto su cui su cui il dibattito interno è molto acceso riguarda le scelte di politica internazionale e in modo particolare, le missioni militari all’estero che hanno visto le forze armate tedesche sempre più impegnate in vari teatri. Settori della Linke, come la Antikapitalistische Linke guidata da Sahra Wagenknecht, sostengono che vada rifiutato qualunque impegno dell’esercito in altri paesi. Per la direzione del partito dove i riformisti sono la maggioranza – la Linke deve opporsi alle missioni di guerra dei soldati tedeschi, ma non al loro impiego tout court. Infatti i riformisti della corrente Forum Demokratischer Sozialismus vorrebbero inserire nel programma un esplicito richiamo all’importanza della salvaguardia dei diritti umani e al «dovere di proteggere» le popolazioni anche contro i loro governanti, il riferimento alla guerra civile in Siria è evidente, e già adesso i servizi segreti e le forze speciali tedesche installate in Turchia stanno collaborando con i ribelli anti-Assad.

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