Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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12/05/2016

Perché una ragazza che fa sesso deve subire la violenza dei bulli?

Lei scrive un messaggio che è anche una richiesta di aiuto. Come spesso accade il fatto che abbia una vita sessuale diventa motivo di dileggio, persecuzione, molestia, di cyberbullismo. E se ancora oggi una ragazza non può avere una vita sessuale perché la mentalità è sessista e giudica le donne delle poco di buono se a loro piace fare sesso significa che c’è qualcosa che non va. Perché degli stronzetti pensano di poter infierire così su una ragazza? Se non sapessero che lo stigma nei confronti di una adolescente che fa sesso e ne parla è così forte evidentemente non avrebbero niente a cui appigliarsi. Invece sono intrisi di mentalità maschilista fino al midollo, per cui se loro fanno sesso è un motivo di vanto e se lo fa una ragazza è una zoccola. Manca educazione sessuale ma anche educazione antisessista nelle famiglie a partire dai genitori che dovrebbero smettere di trasmettere modelli così antiquati ai figli. Che poi, detta tra noi, parecchi tra quelli che pensano di farsi belli insultando una ragazza che fa sesso non solo non hanno idea di cosa parlano e sono degli imbranati stronzi e frustrati, ma hanno davvero la mentalità di potenziali stupratori. Ragazzi che non sanno niente di consensualità e che vedono le donne solo come oggetti delle richieste altrui, soddisfatte le quali è lui che se ne può vantare perché a lei, naturalmente, non dovrà piacere mai. La cultura dello stupro si fonda anche su questo: lui è sessualmente attivo e lei passiva. Lui è quello che prende e lei è quella che concede. Lui conquista e lei subisce. Che lei possa voler scegliere ed essere soddisfatta di quella scelta non è contemplato. Oh, naturalmente, se lei fa sesso e poi una banda di bulli la perseguita nella realtà e virtualmente è sempre lei che se l’è cercata. Beh, a noi fanno schifo individui del genere. Crescono male, dovrebbero imparare ad essere persone prima che orribilmente machisti. Lasciate in pace le ragazze che fanno sesso. Smettetela di fare i bulli, di pubblicare le loro foto, di violare la loro privacy, di farle diventare l’oggetto della vostra violenza. Siete violenti. Siete infinitamente maschilisti. A lei va il nostro abbraccio, così come a tutte le ragazze che vivono la stessa esperienza. Se qualcun@ vorrà dirle parole che le possano servire fatelo. Grazie e buona lettura!

Cara Eretica, non so se leggerai mai, ma ho davvero bisogno di sfogarmi con qualcuno che sicuramente mi capirà. Ho 15 anni e sono quelli che i miei coetanei chiamano una “troia”. Il tutto è cominciato mesi fa, mi confidai con un amico di aver fatto i preliminari con quello che all’epoca era il mio ragazzo, non so come ma la notizia si è diffusa a macchia d’olio. La gente ha cominciato a prendermi in giro ed ho perso molte persone a cui tenevo, ma io ho sempre fatto di testa mia ed ho fatto la medesima cosa con il mio ragazzo successivo, che purtroppo si era messo con me soltanto per prendersi gioco di me insieme agli altri. Passa il tempo ed io non rinuncio ad essere quello che sono, facendo andare in bestia i miei aguzzini, la situazione peggiora e arrivano al punto di creare un videogioco che ritrae la mia faccia ed il cui scopo è quello di saltare cazzi. Io mi ritrovo sempre più sola e le prese in giro si tramutano in pestaggi, non esco più di casa e non ho nemmeno voglia di dedicarmi alle cose che amo come lo studio e la scrittura di poesie. Sono davvero distrutta ed io mi chiedo: perché alla gente importa così tanto di quanti cazzi succhio? Il mio essere troia fa di me una persona automaticamente stupida ed inaffidabile? Ho davvero bisogno di un tuo consiglio, magari anche una critica, sono davvero sola ed ho bisogno di parlare con qualcuno. Ti adoro ❤
Fonte

Sono sempre più convinto che la sfiga nell'universo umano maschile, possa raggiungere vette inimmaginabili anche alle menti di più ampie vedute.

03/12/2015

E se il problema fosse la monogamia?

Ciao Eretica,
ti scrivo la mia storia perché ho bisogno di parlarne con qualcuno:
ho 36 anni e forse (forse?) sono un po’ strana.

Sto con un uomo della mia età da 4 anni, un uomo che adoro e che ho desiderato a lungo.
Sono sicura di amarlo, con lui sto bene e ci starei a tempo indeterminato, non mi manca nulla: dialogo apertissimo, quotidianità perfetta nella convivenza, a letto è portato, dotato, fantasioso (fin troppo interessato a me fisicamente).
Lo trovo bello, mi piace, lo stimo. Mi piace anche il suo modo di pensare, ha obiettivi simili ai miei e ci adoperiamo per raggiungerli, in piena sintonia.
...ma lo tradisco.

A un corso di teatro ho incontrato due uomini, molto diversi tra loro e diversi da lui.
Il primo è stato un colpo di fulmine: estetica folgorante, molto più giovane di me, mi è subito parso bello e impossibile. Quando poi ho saputo la sua età se avessi avuto una mezza idea concreta ci avrei messo una croce sopra.
Ma allora non ce l’avevo affatto.

Beh, all’inizio ci evitiamo (io lo evito proprio in virtù del rischio che sento nell’attrazione, lui lo percepisce e mi crede spocchiosa)… poi accade qualcosa.
Abbiamo gli stessi interessi cinematografici, cominciamo a parlare su Facebook, mi fa due complimenti goffi da ragazzino e io lo fermo.
Guardiamoci: 15 anni di differenza e io sono impegnata. No.
Ma continuiamo a cercarci, a parlarci, a confidarci. Lui mi parla dell’università, io del mio lavoro, della mia vita, di quello che viviamo e che abbiamo vissuto. Cominciano ad intrecciarsi le mani.
Da una parte lo vedo “piccolo” e mi viene da proteggerlo e guidarlo, mi ricorda un po’ me a quell’età, dall’altra, da vicino, sono ormoni impazziti tenuti faticosamente a bada da entrambe le parti.
E succede qualcosa. Memorabile per l’emozione e non per il fatto in sé.
Ma nel frattempo si cementa qualcosa sotto, di bello, di pulito, luminoso.
Sono diversi lui e il mio compagno, è diverso tutto e non mi sento in colpa.
Nessun legame, so che presto si allontanerà prendendo la sua strada e sono in pace con questo.
Vorrei andasse lontano, riuscisse, realizzasse i suoi sogni… anche se lontano da me.
Non è il sesso che conta, insieme non è granché e non lo cerchiamo nemmeno più di tanto: ci sosteniamo, ci cerchiamo le mani, ci facciamo bene all’autostima (e al cuore… che romanticona!).

Non amo meno il mio compagno, ANZI.
Sono più sicura di me, lo amo ancora di più.
Con omissioni gli parlo dell’altro come di un mio amico.
All’altro parlo di Lui, come dell’uomo migliore del mondo e lui lo ammira, “da grande” vorrebbe essere come Lui: appassionato, intelligente, sicuro di sé.
Si vedono, si conoscono, senza troppa tensione da perte dell’altro, mentre il mio compagno ignaro è tranquillo.

E poi accade di nuovo.
Terzo uomo, 15 anni di differenza al contrario: separato con una storia triste che ancora brucia, intellettualmente stimolato da me, io da lui, piacente ma non appariscente.
Altri interessi in comune, una cosa che nasce piano piano e si concretizza con una naturalezza incredibile. Anche qui non è il sesso la chiave ma lo è il dialogo, i suoi ricordi che vengono a galla e vengono ricolonizzati da abbracci e carezze, la sua mente che si scioglie e il suo cuore che si libera, stralci di cose lavorative e vissute che si legano, ci fanno capire e ci fanno sentire grati l’uno all’altra.
La sua visione delle cose che mi affascina, la sua tenerezza.
Di nuovo nessun legame, nessuna promessa.
Sa che non voglio cambiare la mia vita, che c’è Lui, (anche se a tratti cambierei volentieri in meglio la sua), ci regaliamo il piacere di vederci, di parlarci, di sentirci e starci vicini.

Sono tre piani distinti, sono tre me ma con alla base sempre la mia piena identità.
Sono me stessa e sincera con tutti e tre (anche se non sanno in termini completi l’uno dell’altro e devo omettere un po’).
Non prometto, non esagero.

Un po’ mi sento in colpa perché mi hanno insegnato che è brutto, che non si fa, che si ferisce.
Ma io adesso non vedo dolore, vedo solo gioia di stare insieme, fino a che si vuole, senza togliersi niente e togliere niente agli altri.
È avere liberamente quello che fa stare bene, le peculiarità di ognuno.

La cosa che mi spiace è di non avere il coraggio di essere trasparente, specie nella mia relazione (anche quella senza legami scritti, conviviamo “solo”).
Ho tanta paura di perderlo perché io non voglio andare via, non lo faccio per andare via: io voglio Lui. Il mio futuro in coppia lo vedo solo con Lui, la vita quotidiana solo con Lui. E tutti lo sanno.
Se vi state chiedendo come starei al contrario ve lo dico sinceramente: mi basta che torni, di essere quella speciale… se io non arrivo a dargli tutto quello di cui ha bisogno preferisco saperlo FELICE piuttosto che “mio”.
Quando a letto è insistente e io non ce la faccio a stargli dietro coi ritmi piuttosto che vederlo torvo preferirei davvero che avesse un’altra a farlo felice, a renderlo sereno. Ma che poi tornasse da me.

Forse sono cattiva.
Forse sono pazza a pensare di poter dare amore così, senza pretendere nulla in cambio che non sia veder star bene.
Forse sono egocentrica, egoista, un mostro… se credo che questa storia della fedeltà a tutti i costi sia parecchio sopravvalutata nella società.
Mi sento in colpa per essere felice, per sentirmi completa.

Ma AMO, e dove non amo nella completezza del termine voglio bene davvero, tanto.
Questo mi fa sentire tremendamente VIVA.

Ciao e grazie dell’attenzione, per il tuo impegno e la tua utilissima attività!
L.

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Avere diciassette anni e dover ricorrere all’aborto clandestino

Ho letto la storia della ragazza di 17 anni che ha abortito con il Cytotec. Da tempo quel farmaco viene usato soprattutto dalle donne straniere assieme ad altri metodi altrettanto rischiosi per la propria vita. Nessuno però si ferma a pensare che se l’aborto clandestino è diventato nuovamente un enorme rischio per le donne si deve all’assenza di educazione sessuale, ai troppi obiettori di coscienza e alla disinformazione sull’aborto. Davvero le ragazze sanno che si può abortire legalmente solo entro le prime dodici settimane, che diventano 21 in caso di aborto terapeutico? Le ragazze sanno che i metodi contraccettivi più sicuri deve consigliarteli qualcuno in un consultorio? Chi sa se i minorenni possono o non possono farsi prescrivere contraccettivi, pillole del giorno dopo o possono abortire? Perché una ragazza di 17 anni e anche il ragazzo hanno avuto paura di dirlo agli adulti?

Io sono molto scossa da questa vicenda perché è accaduto anche a me. E’ stato un po’ diverso ma io capisco le paure e capisco come quella ragazza sia arrivata a farsi comprare un farmaco dannoso per abortire senza dirlo a nessuno. Quello che non ho capito da come viene trattata la notizia è perché lui si sia beccato una denuncia per procurato aborto se anche lei era d’accordo. Lei è minorenne e lui un ventenne, ma cosa cambia?

Avevo sedici anni quando ingenuamente ebbi rapporti non protetti con il mio ragazzo che allora aveva diciotto anni. Sono rimasta incinta e quando è saltato il ciclo ho fatto il test. Ero più o meno di tre settimane e ci prese il panico. I miei genitori non erano così aperti e disponibili. Non raccontavo niente della mia vita perché anche solo per aver perso la verginità mi avrebbero punita per il resto della vita. I genitori del mio ragazzo erano separati e lui non parlava con nessuno dei due e viveva con sua nonna, troppo anziana per aiutarlo. Dopo aver cercato di capire se ci fosse un metodo legale che mi autorizzasse ad abortire senza dirlo ai miei alla fine il mio ragazzo fece un viaggio e con l’aiuto di un’amica comune che viveva in un’altra nazione comprò il farmaco antiabortivo, l’ru486, che lì si poteva comprare in farmacia.

Adottai tutte le precauzioni che consigliavano su alcuni siti online e tuttavia sono stata molto male. Non ho rischiato di morire ma ho interpretato alcuni dolori come pericolosi per la mia salute. Quando lo dissi a mia madre lei mi urlò contro tutto il male possibile e diede anche lei la colpa al mio ragazzo, perché si resta incinte per incoscienza di colui che ti penetra e non di quella penetrata, questa è la convinzione errata di molte persone. Mio padre lo prese a pugni e lo cacciò via quando lui si presentò dai miei per assumersi le sue responsabilità. Voleva scusarsi con loro per aver messo a rischio la mia vita, anche se non era vero, e si scusò per non aver pensato ad un metodo contraccettivo che mi evitasse quel dolore. Mio padre lo cacciò a pedate e fui costretta a non vederlo per un po’ di tempo. Convinsi i miei a non denunciarlo e ancora adesso lui non è visto benissimo da mio padre. Quando mi sono laureata io e lui ci siamo sposati e ora abbiamo due splendidi bambini.

Credo di essere una buona madre e lui è di sicuro un buon padre. Siamo genitori di due figli voluti e non siamo pentiti di quell’aborto fatto di comune accordo quando eravamo troppo giovani per assumercene la responsabilità.

Allora mi chiedo perché tante cattiverie dette contro la ragazza, o contro quel ragazzo che è stato di certo incosciente ma al di là del reato, per cui deciderà un giudice, mi chiedo perché sono così in tanti quelli che si sgravano di qualunque responsabilità attribuendo il danno a questi due ragazzi invece che cercare di capire come evitarlo. Invece che condannare due capri espiatori di una situazione difficilissima che riguarda tante donne in Italia perché non si rivolge l’attenzione a chi o cosa – obiettori, regole assurde, disinformazione voluta, paura dell’educazione sessuale –  potrebbe averli costretti a quella scelta?
  
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30/09/2015

Cacciata dall’occupazione perché promiscua

Quando ho occupato, assieme ad alcuni ragazzi, la casa dove abitavamo insieme, non pensavo di trovare lì persone che mi avrebbero giudicata. Attorno ai compagni si realizzano molte aspettative. Sono tutti buoni, dalla parte giusta, meravigliosi, antifascisti, antirazzisti, antisessisti. Non ho avuto alcun problema ad essere l’unica donna tra gli uomini. È vero che i primi tempi mi sono data molto da fare nella cura della casa. Mi sentivo in obbligo, come se qualcuno mi avesse fatto il lavaggio del cervello e io non riuscissi a liberarmi del ruolo di cura che ti consegnano alla nascita se tu sei femmina.

Pulivo, cucinavo, mentre loro parlavano di rivoluzioni e lotte contro il sistema. A volte è facile spostare le lotte altrove senza però mettere in discussione nulla di quello che accade vicino a te. Uno di loro faceva il “capetto” e tutti pendevano dalle sue labbra, e a me era permesso intervenire a meno che per i tanti impegni dentro o fuori casa non potessi partecipare. In realtà preferivo pensare all’orto. Facevo la spesa risparmiando. Cercavo di sedare inimicizie e atteggiamenti competitivi. A poco a poco per me fu naturale dormire prima con uno e poi con l’altro. In vari periodi della nostra convivenza ho fatto sesso con ognuno di loro. Piaceva a me e piaceva a tutti. Saldava la nostra convivenza e salvo un caso in cui uno di loro manifestò gelosia nei miei confronti andò tutto a meraviglia. Fu così almeno fino all’arrivo di Manuela.

Più giovane di me, disse che aveva bisogno di stare lontana da contesti che non la stimolavano intellettualmente, così decidemmo che sarebbe potuta restare. C’è stato un breve periodo in cui lei tentava di ingraziarsi me per avere ruolo in quel gruppo. Poi andò a letto con uno degli occupanti e tutto cambiò. Lei partecipava a tutte le assemblee vicina al suo compagno. Interveniva spesso e la sua voce veniva ascoltata seriamente. Nel frattempo io continuavo ad accettare le lusinghe dei compagni che mi baciavano e abbracciavano perché ero una magnifica cuoca, il perno dell’occupazione, senza di me non ci sarebbe stato quello spazio e quindi continuavo a cucinare, pulire, e nel mio tempo libero studiavo molto.

Un giorno uno di loro, molto ubriaco, mi abbracciò e andammo a letto insieme. Il sesso fu godibile. Mi fece molto ridere il modo in cui mi parlava. Poi sussurrò all’orecchio che la tipa che avevamo accettato di includere nel nostro gruppo diceva in giro che il fatto che io andassi a letto con tutti diventava una distrazione. Toglieva armonia al gruppo. E mi disprezzava molto, contrariamente a quello che pensava dei compagni la cui promiscuità non era minimamente messa in discussione. In realtà era lei che aveva assunto un atteggiamento molto competitivo e che mi dava sostanzialmente della zoccola perché era forse gelosa del suo partner, con il quale avevo fatto sesso anch’io, o perché semplicemente voleva diventare intima, ancora più parte del gruppo di quanto fossi io.

Non diedi peso alla cosa, pensai che l’ubriaco straparlava e continuai la mia vita divisa tra mille impegni e la militanza di gruppo. Un giorno il “capetto” disse che era necessario che io fossi presente alla riunione serale. Avevano qualcosa da dirmi, così andai. Erano lì schierati, come se volessero fucilarmi da un momento all’altro. Nessuno sedette accanto a me e fu lei, l’altra, ad aprire l’assemblea con un intervento che poneva l’accento sull’importanza dell’azione militante del gruppo e sul fatto che sarebbe stato davvero terribile se qualunque cosa avesse il potere di ledere quell’equilibrio.

Continuò il capetto che mi fece una vera e propria paternale. Non accennò al fatto che aveva più volte goduto sessualmente della mia compagnia. Disse che forse sarebbe stato il caso di allontanarmi perché la mia presenza destabilizzava un po’ tutti. Chiesi chi fossero quelli destabilizzati della mia presenza, a parte l’altra donna lì presente, e nessuno seppe dirmi senza abbassare gli occhi per non incontrare il mio sguardo. Volevano che io me ne andassi in quanto “zoccola”, senza alcun dubbio. Di mezzo c’era un atteggiamento sessista e paternalista e anche la solita mania di controllo e di accentramento di certe donne che non sanno far di meglio che cercare una nemica per distruggerla. Agli occhi degli altri. Agli occhi del mondo intero.

Dissi che meritavo di restare perché quel posto l’avevo costruito con le mie stesse mani. Avevo sgobbato per farlo diventare molto più abitabile e poi non avevo alcun luogo in cui andare. La tizia allora disse che sarebbero stati certamente comprensivi. Per gentile concessione potevo restare ma non troppo a lungo. Mi davano il tempo – che carini – di cercare un altro posto in cui stare. Avevano grande rispetto per me ma a quanto pare non facevo gioco di squadra. Forse intendevano che non ero disponibile a seguire la loro morale in fatto di sesso ma non mi pare che qualcuno di loro sia mai stato messo in discussione, e, come al solito, è una donna quella che deve fuggire via con una lettera scarlatta attaccata al corpo.

Avevo già intenzione di andare all’estero, perché l’Italia non mi offriva molte possibilità. Perciò decisi di anticipare la mia partenza e dopo aver spedito le mie cose, con pacchi destinati alla casa di un mio amico, salutai tutti e presi il primo volo disponibile. Di loro non ho poi saputo granché. Ogni tanto leggo sul loro blog interventi della tizia che pensa di essere il padreterno. Credo che abbiano deciso di ospitare anche un’altra persona, un’amica della tizia, cacciata però poco tempo dopo con chissà quali pretesti. Io me la godo, qui dove sto, e voglio solo ricordare questi fatti, accaduti un po’ di tempo fa, perché è giusto dire che se non si fa la rivoluzione nel proprio privato, nell’intimità, non c’è rivoluzione che tu possa fare fuori.

Ho scoperto, a mie spese, che le dinamiche di un gruppo, per quanto “compagno”, sono esattamente le stesse che in qualunque altro posto. E, per finire, affermo che continua a piacermi fare sesso con molti uomini. Così sono io. Se tu e tu e tu non lo tollerate allora immagino che voi siete compagn* tanto quanto può esserlo un fascista qualunque. Non sono io quella sbagliata. E non mi convincerete del contrario.

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12/08/2015

La relazione tra i corpi secondo me

“La premessa da fare è che questo mio coso potrebbe essere scambiato per una sparata moralista su usi e costumi di chicchessia, però così non è.

Dunque.

Ci stiamo buttando via.
Io vedo i miei coetanei, donne-uomini-alieni-ufo-animali a pelo corto e pelo lungo, e parlo con loro e assisto, indirettamente sia chiaro, alla loro vita sessuale, al loro modo di relazionarsi con altri individui, di viversi il proprio tempo.
Non so, di certo non ho la verità in tasca, però mi sembra che ci sia poca consapevolezza del sé nelle persone, poca consapevolezza del proprio valore.
Nietzsche parlerebbe di volontà di potenza.
Non scomodo Foucault perché sennò non finisco più.
Il mio non è un giudizio morale, quello l’ho sospeso a vent’anni, quando ho scoperto che la donna per la quale provavo un sentimento molto simile all’amore, nella sua manifestazione borghese, si prostituiva per pagarsi il soggiorno in Inghilterra.
Da quel momento smisi di giudicare le persone secondo la morale.
Il mio è un giudizio politico, se vogliamo.

Il sesso, sostanzialmente, viene trattato come un bisogno prettamente fisico. Io invece trovo che sia tutto l’opposto. E non sto dicendo che non si debba ballare il mambo orizzontale se non si hanno serie intenzioni o se non c’è – mioddio – l’ammmore.
Dico che, secondo me, farlo per dieci minuti bam bam bam non ha senso. Trovo, anzi, che sia la perfetta fotografia di questi tempi, in cui tutto è apparenza senza contenuto. Secondo me ogni esperienza deve arricchire d’un qualcosa, deve lasciare una sensazione sulla pelle, bella o brutta che sia.
Non si può vedere il corpo altrui solo come l’oggetto della soddisfazione dei propri pruriti sessuali – per quello uso la mia mano, e sono anche ambidestro, e confesso che si fa anche molta meno fatica –.

Un corpo è un libro da conoscere, una terra da esplorare. Ogni corpo è diverso da un altro, ogni ansa, ogni curva. Ogni vagina differisce dalle altre, ogni piacere è diverso.
Trovo molto triste che i miei consimili dotati di pisello non si dedichino troppo alla scoperta del corpo femminile e si limitino solo a un ritmico e ripetuto movimento che, generalmente, culmina nel piacere di uno solo.
Perdio, voglio dire, conosco soggetti che credono che il clitoride, IL CLITORIDE, sia verso l’ano.
E trovo molto triste che molte mie amiche siano orientate solo al piacere dell’uomo e non pretendano di provarne anche loro. O che non siano riuscite a vivere un’esperienza che non sia “mmm, ci sta”.

Per dio, le persone dovrebbero stabilire che meritano molto di più di un “mmm, ci sta”.
Io credo che l’autodeterminazione passi anche attraverso il sesso e credo che il sesso, nella stragrande maggioranza dei casi, sia oggi totalmente sovradeterminato da una struttura che affida agli attori dei ruoli prestabiliti.

Perché, ad esempio, l’uomo deve per forza arrivare a fine corsa e la donna anche se non ci arriva pace?
Perché, ad esempio, nell’immaginario comune il sesso orale è visto solo come fellatio e mai come quella grandissima pratica che si chiama cunnilingus?

Non dico tutte, ma alcune delle donne con le quali mi è capitato di trovarmi nudo, seguivano dei noiosissimi schemi prestabiliti.
Saran cazzate, ma perché la donna aspetta di essere spogliata? A me è capitato di essere letteralmente privato dei vestiti – nel senso che è stato più o meno un assalto improvviso – ed è stato una cosa bellissima.
A me sta sui coglioni che in molte cose, la maggior parte impercettibili, si sia sovradeterminati in questo modo.

La cosa triste è che a volte basta davvero far provare un orgasmo alla propria partner per essere considerati alla stregua di un’esperienza indimenticabile.
Questa è una cosa che più di una volta mi ha fatto riflettere.

Che poi magari sbaglio io a politicizzare in questo modo il sesso, però sono convinto che le pretese che si hanno per il proprio io sono poi quelle che si hanno per il proprio divenire.
E io voglio fare la rivoluzione, quindi non posso accontentarmi di uno scialbo rapporto da dieci minuti netti che culmina col rumore d’un accendino, del fumo nella stanza e un ammiccamento da faccia da schiaffi del tipo “sono incredibile”.

Dirò di più.
Molte persone sono insoddisfatte perché fanno un sesso di merda.
Cosa che dipende dalla qualità del partner che si sceglie, ma anche dalle pretese che si ha nei confronti del proprio corpo.
Anziché dire “ho questo, mi accontento”, sarebbe opportuno iniziare a stabilire cosa si vuole.
Secondo me far sesso per lenire un prurito è come chi scende in piazza quando s’indigna e basta. In piazza bisogna starci sempre, anche senza l’indignazione, perché la rivoluzione non la si fa con l’indignazione, ma costruendo mattone su mattone tutti i giorni.

Sono andato un po’ a stream of consciousness, spero si capisca cosa voglio intendere.

Sarebbe bello venisse insegnata un’educazione sessuale che insegni a vivere i corpi, ad esplorarli, ad esplorarsi, capire se stessi in relazione agli altri.
Sarebbe bello venisse spiegato che il piacere non sta nella conclusione del rapporto, ma in tutto quello che accade tra l’inizio e la fine.
Io sono triste, ogni volta che eiaculo, perché devo aspettare per poter essere in grado di ritornare a provare tutti quei piaceri diversi che comporta il rapportarsi nudo ad un corpo nudo.
A provare quella sensazione d’immortalità che è poi una delle interpretazioni etimologiche di amore – dal latino a-mors, assenza di morte -, perché io penso anche che non sia necessario desiderare dei figli insieme per chiamare amore quello che si sente nello stomaco.

Io dico che ci stiamo buttando via perché viviamo – direi vivono ma mi sta sul cristo fare l’inquisitore – relazioni di plastica, dove si tromba ma non ci si conosce mai per davvero, dove il giorno dopo del corpo dell’altro non si ricorda niente.
Io sono amareggiato ogni volta che sento un mio conoscente che mi racconta un qualche rapporto.
Sono stanco delle persone che si accontentano, che non si pongono dei quesiti, che non indagano.

Che è poi tutto riassumibile in una mancanza di sensibilità verso se stessi e verso gli altri, figlia di una indifferenza di fondo che porta a fregarsene dei problemi sociali della comunità – che sono poi anche i propri – e ad indignarsi solo se muoiono più di duecento individui da qualche parte nel globo, nello stesso modo in cui non ce ne importa nulla del piacere proprio o altrui, ma ci si incazza solo nel caso ci vengano in faccia.

In sostanza odio gli indifferenti, e trovo che, oggi, nella maggior parte dei casi si trovi nelle persone un sesso indifferente, talmente piatto che, come detto, basta praticare del dozzinale cunnilingus per sentirsi dire “sei molto generoso”.

Quando ne parlo in giro mi guardano come fossi scemo, spero non sia l’impressione che ho dato a te!
Ho finito le minchiate sparse, spero siano minimamente comprensibili.
Buon proseguimento e complimenti, è interessante leggerti.
Soprattutto rincuorante sapere che almeno qualcuno prova a creare dibattiti politicamente e socialmente stimolanti.”
   
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23/06/2015

Se il family day usa i bambini come scudo umano

Il family day, anglicismo curioso per chi sostiene di difendere i valori tradizionali, del fine settimana ha il merito di aprire una serie di analisi dedicate al governo dei comportamenti nella società italiana. Intendiamoci, che reti di associazioni, e comportamenti diffusi, di destra che si mobilitano sul tema della “famiglia” siano fenomeni destinati a permanere è un fatto consolidato. Come è accaduto in Spagna ed in Francia e, tanto più, negli Stati Uniti dove il diritto di famiglia esteso alle coppie formate da persone dello stesso sesso non ha certo fatto scomparire la destra repubblicana (per quanto appare in crisi di leadership dopo la stagione del Tea Party).

In Italia, a maggior ragione, questo genere di destra ha occasione di mobilitarsi: non deve difendere una sorta di riserva indiana dei valori tradizionali ma piuttosto mantenere l’apparato legislativo, ed educativo, sulla famiglia, per quanto possibile, per come è. Una parte di questa destra è direttamente al governo con il PD ed è possibile che lo condizioni. Infatti, l’NCD se magari cede al PD sulle politiche di bilancio, o su qualche immunità tolta in parlamento, su un tema che riguarda la propria base elettorale, e che trova orecchi comunque sensibili in Vaticano, è più facile che possa fare resistenza. Riuscendo magari a mandare nel binario morto, per l’ennesima volta, una legge sulle unioni civili.

Due sono i bersagli del family day: il ddl sulle unioni civili, il cui iter si preannuncia comunque accidentato (nonostante le prove di dialogo Pd-M5S), e i corsi e progetti sull’educazione sessuale nella scuola. Quest’ultimo punto ha, a sua volta, due bersagli: il comma 12 dell'articolo 2, del ddl di riforma della scuola, che semplicemente prevede presso docenti, studenti e genitori l'incoraggiamento all’educazione sessuale nel rispetto delle differenze; la serie di progetti e corsi scolastici che risultano in essere, a partire dal primo settembre, e che tengono conto delle indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (con standard di qualità educativa che, evidentemente, non tengono conto dei dogmi integralisti).

Su quest’ultimo punto l’attacco delle associazioni cattoliche, quelle che hanno dato vita al Family Day, è stato particolarmente virulento e tutto giocato sulla disinformazione di rete. Tra Twitter e Facebook, celebrati a suo tempo come la rivoluzione neoliberale dell’informazione funzionano benissimo anche per Isis e integralisti cattolici, sono partiti appelli contro le scuole che faranno praticare la masturbazione di massa dei bambini (sic) e scempiaggini simili. Il bello è che nel lessico della politica ufficiale questi soggetti sarebbero i moderati, i cui comportamenti sono improntati alla massima temperanza.

Come tutti gli aspetti ideologici, in questo caso pure fideistici, c’è sempre il risvolto economico di un comportamento. Prima di tutto, per molte associazioni cattoliche, il mondo dell’educazione alla prima infanzia, e successivi, è comunque un bel business. Se questo mondo deve confrontarsi con gli standard dell'Organizzazione Mondiale della Sanità che, di fatto, lo delegittimano, e proprio nei cardini del progetto educativo, la cosa diventa prima di tutto un problema materiale. In materia di convenzioni, affidamenti, appalti e consulenze con il settore pubblico nel momento in cui lo stato acquisisce, magari su spinta Ue, questi standard. Poi, in prospettiva, si rischia di delegittimare anche la scuola “parificata” cattolica che si basa su standard educativi ben diversi da quelli del rispetto delle differenze. Infine, se la legge sul terzo settore può consegnare, alle associazioni cattoliche, pezzi di servizio pubblico, certi standard di assegnazione servizi, come quelli OMS, possono impedire l’operazione. Come si vede, i criteri di valutazione e di calcolo degli istituti di governance, e delle legislazioni nazionali e continentali, non pongono solo problemi a sinistra (ammesso, e non concesso, che la sinistra sia in grado oggi di porsi problemi). Pongono anche seri problemi all’economia, basata sul disciplinamento tradizionale, degli istituti religiosi. E qui qualche entusiasta di Papa Francesco forse qualche domanda in più sul significato delle parole del Papa contro “l’Europa senza anima” magari sarebbe meglio se la facesse.

La chiesa punta chiaramente a continuare un governo, e una economia complessa, di tre tipi di corpi: espulsi dalla società liberista, migranti e bambini. Il Family day, per quanto non completamente in sintonia con Francesco, punta ad inserirsi nei conflitti tra economia della chiesa, che si basa sui corpi dei bambini, e governance europea sullo stesso terreno del governo dell’infanzia. Conflitti mai distruttivi, almeno ai nostri giorni, per le parti ma permanenti. I toni isterici e deliranti, sulla masturbazione insegnata nelle scuole, fanno quindi spettacolo ma si inseriscono nell’economia, in tutti i sensi, di questi conflitti.

Esibire i bambini – nella solita versione angelica e cherubinica in cui praticamente si nega l’esistenza di una complessa fase di sessualità infantile – come scudi umani che non devono essere toccati dallo stato, o dalle mani viste come adunche dei gay, non è solo la consueta costruzione del totem. Non c’è infatti solo da esaltare il totem, abituale portatore di valori alti quanto autoritari, per far circolare l’energia che tiene assieme le associazioni, i gruppi, il senso dei singoli comportamenti. Come sempre lo scudo umano dell’infanzia deve difendere, e se possibile alimentare, una microfisica economica della scuola dell’infanzia che si sente minacciata. La battaglia contro la cosiddetta ideologia gender non è allora solo questione di qualcuno che si eccita andando oltre le righe. E’ anche questione di qualcuno che ha fatto bene i conti.
L’altro bersaglio contro cui si è agitato il family day, con il consueto scudo dei bambini come arma sia difensiva che contundente, è il ddl sulle unioni civili. L’intento è piuttosto chiaro: mandare nel binario morto il disegno di legge o, quantomeno, stravolgerlo il più possibile. E qui per semplificare, e comunicare i problemi, guardiamo a uno scenario possibile che non ci piace: ad un terzo settore del futuro, una volta compiuti i passaggi legislativi in materia. Un settore in cui, in nome della sussidiarietà, il privato sociale drena risorse private, e contributi pubblici, e esercita in prima persona i servizi sociali mentre il pubblico interviene solo con l’impianto di norme o in casi di emergenza. In questo scenario, se il diritto di famiglia prevedesse l’equiparazione delle coppie dello stesso sesso con le altre, lo stesso istituto della sussidiarietà, il cui compimento è stato pure invocato a lungo dalla chiesa cattolica, subirebbe una netta mutazione di asse. Con associazioni laiche, se non direttamente atee, in grado di intervenire sui servizi sociali nel settore mentre quelle cattoliche perderebbero l’egemonia culturale – con un normativa in cui tutte le coppie hanno pari diritti e dignità – arretrando sul piano della possibilità di egemonia economica e organizzativa. Pur essendo nettamente contrari alla sussidiarietà, che è un concetto neoconservatore che pone il pubblico come attore secondario nelle politiche sociali producendo una società gerarchizzata da nuove filantropie di ogni ordine e grado, è chiaro quindi che si tratta di capire cosa realmente agita certi movimenti e quale è la posta in gioco. Una posta destinata a ricadere sulle mutazioni dei servizi pubblici, desertificati dall’avanzo primario di bilancio regolato direttamente da Bruxelles, e sui nuovi, futuri equilibri tra pubblico e privato in materia di governo del sociale. La questione gay, come si vede, è qualcosa che impatta non solo sul diritto di famiglia, e quindi su equilibri politici e sociali, ma, come tipicamente fa proprio il diritto di famiglia, anche sull’organizzazione economica dei servizi. E qui scoprire, o meglio riscoprire, la capacità del diritto di creare valore economico, anche in tema di biopotere, non può fare che bene ad una politica senza idee che ha bisogno di confrontarsi con temi controversi.

E sul piano dei conflitti, con movimenti come quelli del family day, è chiaro però che non si sta parlando solo di economia ma anche di dimensione sociale. E quindi di consenso a questa o quella forza politica a seconda di come si dispone la società. Il riconoscimento pubblico della sessualità, sul piano normativo e simbolico, nel mondo globalizzato si è allargato alle coppie dello stesso sesso con molta forza negli ultimi 15-20 anni. Del resto, con la crisi delle tradizionali communities, che regolavano strettamente lo status pubblico della sessualità, alla fine del fordismo nei paesi anglofoni, e non solo, si erano imposti i primi Pride come espressione di conflitti tipici dell’uscita da un ordine sociale. E’ il periodo in cui, in Italia, si riconosce pubblicamente, e si regola normativamente, sia divorzio che aborto. Ora, era impensabile che la stratificazione sociale – mobile, complessa, conflittuale – formatasi nel neoliberismo e nella globalizzazione non cambiasse status e forme del riconoscimento pubblico della sessualità in molte parti del pianeta. Non esistono cambiamenti economici che mutano solo gli assetti di proprietà. Inoltre la rivoluzione digitale e della comunicazione (che è solo trasferimento di informazione soltanto per le mummie di sinistra, mentre ricombinare informazione è mutare composizione sociale) ha radicalizzato tutti i comportamenti sociali usciti da questo genere di trasformazioni strutturali (quando non direttamente agenti di tutto questo). Così oggi qualsiasi inclinazione sessuale è estremamente meno isolata, sul piano comunicativo e quindi logistico ed infine sociale, di 15-20 anni fa. Questo ne favorisce la permanenza, maggiore legittimità sociale e, infine, impone il problema del riconoscimento. Non solo simbolico ma anche normativo.

Per dire che l’integralismo religioso del Family Day è destinato a scontrarsi, in modo non episodico, con larghe fasce di società che sono frutto di mutazioni che fanno parte di paradigmi economici, per quanto non gradevoli ma nemmeno la fabbrica fordista lo era, che sono altrettanto permanenti.

Lo scudo umano dei bambini, agitato come la più estrema delle certezze sul piano della legittimazione sociale, ha molto da farsi vedere in una situazione del genere. Trovando alleati nuovi, come l’Imam di Centocelle che è andato al Family Day solidarizzando con i cattolici in difesa della famiglia tradizionale. E’ evidente che quello che Vattimo ha chiamato, riferendosi alla chiesa cattolica, “il governo degli orifizi” è qualcosa di odioso e minuto quanto strategico per quelle che vengono chiamate le grandi religioni. Perché per quanto sia astratta, guardando all’infinità azzurra dei cieli, la teologia senza una presa di potere che arriva fino alle tenebre domestiche delle lenzuola è difficile, per una religione, avere realmente influenza nelle società. Lo scontro – tra ricombinazione della tradizione in nuovo scenario e legittimazione dei comportamenti differenti dalla tradizione – è destinato a durare. Come si vede, e come sempre in questi casi, il problema non è solo ideologico o identitario. Al suo interno si gioca tutta una economia della società che riguarda anche il futuro dei servizi sociali.

In tutto questo la confusione delle associazioni del mondo Lgbt sembra però sovrana. In molti il pragmatismo “né di destra né di sinistra”, in questo perfetto riflesso della confusione culturale della politica generalista, non fa cogliere ad esempio tutta la dimensione normativa, di organizzazione amministrativa, di modelli economici, di tipo di governo di società presenti nelle differenti opzioni politiche destra-sinistra. Il punto non è infatti azzeccare, con senso dell’equidistanza, l’equilibrio delle forze politiche, che onestamente sembra non esserci mai, per ottenere un voto sulle unioni civili. Se queste associazioni vogliono avere un futuro per sé stesse, e non rimanere comitati d’opinione destinati a scontrarsi su Facebook in modo permanente con l’integralismo cattolico, devono fare un salto di qualità. Passando direttamente a prefigurare quale tipo di stato sociale – che è sempre legato in ultima istanza al diritto di famiglia – intendono perseguire. Cercando alleati nella società per uno stato sociale inclusivo, di massa, del benessere e non della carità, pubblico ben consapevole delle profonde mutazioni economiche che stanno attraversando, e ancor più attraverseranno, questo paese. Altrimenti l’altro pericolo, quello della balcanizzazione, di pezzi di futuro privato sociale gay friendly, isola autoreferenziale a regno della sussidiarietà, è dietro l’angolo. E in una società dove masse sempre più ampie di marginali cercano il capro espiatorio ora nell’immigrato ora nei gay, il pericolo assume una dimensione concreta e politica. E tutto questo, oltre a essere frutto di scenari di ineguaglianza, iniziative come il family day lo sanno sfruttare.

In una società spoliticizzata come la nostra, frutto di lustri d'inaridimento del sapere politico sia diffuso che astratto, la comunicazione che parla agli istinti e alle pulsioni è, ancor più che nel passato, un fatto direttamente politico. Non a caso, come nel liberismo degli anni ’20 e all’epoca della grande depressione, chi sa parlare alla paura è in grado di guadagnare terreno politico. Sul terreno della sessualità, e della sua carica di connessione sociale, invece la capacità di parlare agli istinti, e anche alle pulsioni, è neutralizzata da un linguaggio rivendicativo sterile, tutto ripiegato sul piano della partita doppia dei diritti e rispettoso di tutte le compatibilità politiche. Anche perché il terreno è abitato, ancora oggi, da orde di normalizzatori (provenienti dalle professioni della sessualità dal campo medico a quello dei servizi sociali) che tanto più neutralizzano la carica politica di questa dimensione tanto più provano (invano) a concertare il tema sul piano dei diritti. Eppure, la carica politica proveniente da questa dimensione primaria del biopotere è stata forte, ed ha cambiato veramente in meglio la società, quando si è imposta come rivoluzione e liberazione sessuale negli anni ’60 e ’70. Quando la produzione di discorso su questo terreno era immediatamente politica e non solo, o non tanto, tentativo di riconoscimento di un diritto tra i tanti. In una società che ha perso la bussola come tale, che è per larghi tratti politicamente analfabeta, recuperare la carica di comunicazione politica di una sessualità che guarda al linguaggio primario dei rapporti tra persone è un bene fondamentale.

Altrimenti lo scenario di futuro è già scritto in un bel libro di Mel Gordon, docente di storia del teatro all’università di Berkeley, sulla Berlino dei primi anni ’30. In Voluptuous Panic, Gordon ci parla di una metropoli in cui, di fronte ai colpi della grande depressione e all’avanzare del nazismo, i costumi – individuali e collettivi – si fanno sempre più libertari, il linguaggio del cinema e del teatro sempre più liberati mentre Hitler, velocemente, si prende tutta la Germania. Finirà che nessuno uscirà vivo di lì, in senso letterale. Gordon ci racconta che così è il destino delle avanguardie, in ogni senso, quando la loro dinamica di emancipazione non è più in grado di parlare al corpo sociale complessivo nel mezzo di una crisi economica epocale.

Saper rispondere a tono a chi agita i bambini come scudi umani assume quindi un senso maggiore di quello della semplice difesa di un settore di società. Per chi questi problemi vuol vederli. Altrimenti buone polemiche su Facebook con gli integralisti cattolici e, per chi vuol capire uno scenario possibile su come potrebbe andare a finire continuando in quel modo, l’invito a comprarsi su Amazon il libro di Gordon.

Redazione, 21 giugno 2015

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14/03/2014

Per le ragazze sporche (#LessonOne: masturbati con sentimento!)

Il pezzo della Borromeo sulle adolescenti mi procura un gran fastidio a pelle. Lo devo dire: è moralista. Ed è anche strapieno di stereotipi o comunque ne rafforza un bel po’. Passa l’idea di sedicenni che fanno a gara per trovare un pene e conseguire lo sverginamento come status sociale. Ci piazza dentro anche il pregiudizio secondo cui queste ragazze userebbero la pillola del giorno dopo come soluzione per riparare alle loro leggerezze, aggiunge un po’ di parole sporche che fanno inorridire, se accostate all’adolescente che ha da apparire linda e pudica, e il gioco è fatto. Quello che ne viene fuori, per dirla come direbbe mia figlia, è il tratteggio di una identità mediaticamente spendibile per farci megapuntatone a Porta a Porta. E ha ragione, perché stuzzica pruriti, è anche morboso, e non capisco come e perché un servizio del genere possa essere considerato un buon mezzo per indagare la vita delle adolescenti.

Ci sono alcuni punti che io vorrei rilevare: il diritto alla sessualità consapevole delle ragazze che non viene mai citato, il diritto ad ottenere informazioni certe sulla contraccezione che manca e parlo dell’assenza, spesso, di strutture di riferimento per accedere alla contraccezione. Il racconto che viene fuori dall’articolo non so perciò a quale realtà davvero si riferisce. Cioè: dove stanno tutti questi fantomatici luoghi in cui non esisterebbe ombra di obiezione di coscienza e che mollano un contraccettivo d’emergenza a una ragazza senza, come minimo, imputarle un po’ di decadimento di valori morali?

La ragazza spregiudicata che fa pompini, seghe, ovvero partecipa attivamente ad una vita sessuale tra adolescenti, non mi sconvolge neanche un po’. E’ la maniera di raccontare queste cose che mi sembra giudicante e allora mi viene in mente la sollecitazione, sempre più frequente, che arriva anche da certe donne moraliste, di portare a scuola non l’educazione sessuale ma quella sentimentale, perché è tutto un rieducare soprattutto le fanciulle a coprirsi per salvaguardare la loro dignità e a dare valore al sentimento invece che all’acquisizione di consapevolezza che serve per vivere meglio la sessualità. Nel senso che certe adulte hanno difficoltà a parlarti di sesso e se proprio devono farlo ti diranno di masturbarti con sentimento.

Mi viene in mente anche che entrare nell’intimità di una ragazza basandosi sulla testimonianza di una o due fanciulle, un po’ come farebbe Lucignolo su Mediaset o qualunque altro programma in cerca di sensazionalismo sui disagi dei gggiovani, non è neppure un’inchiesta. E non è per mettere in dubbio quello che dicono ma semplicemente perché la generalizzazione certamente non aiuta. Cosa vogliamo dire? Che queste ragazzine sono un po’ tanto zoccole e che quello che fanno rappresenta appieno il degrado dei valori? La mossa successiva quale sarà? Dire che non hanno una figura autoritaria che le rimette a posto? Che hanno bisogno del papà machista? Che gli serve fare educazione domestica e pensare che domani dovranno essere madri?

E tutto questo ruotare attorno alla faccenda della verginità? Che ce ne frega quando le ragazze perdono la verginità? E’ quello il punto? Che la perdono per gioco, per scommessa, non per amore, o chi lo sa? E abbiamo noi da suggerire quale dovrebbe essere il modo giusto? Quello di conservarsi pure fino al grande amore? Ma poi, anche sull’uso di certi termini, sulle ragazze “indemoniate”, ovvero quelle che la danno facile e che inibirebbero i ragazzini, ma vi sembrano concetti universalizzabili? Io non lo so quant* tra voi ricordano i 16 anni ma di sicuro se a quell’età vuoi scopare non ti metti con un fanciullino che ha meno consapevolezza di te. Li cerchi un po’ più grandi, comunque un minimo consapevoli, e anche questo potrebbe essere uno stereotipo perché comunque non si sa. Di sicuro non ti metti a stuprare la psiche dei ragazzetti che vengono descritti come se fossero Woody Allen con il terrore in corpo all’avvicinamento di una tetta.

In Sicilia, giusto per fare un esempio, non molto tempo fa tre ragazzini di 14 anni, all’incirca, hanno stuprato, picchiato e ucciso una bambina di 13 anni. Ci sono quelli che ti pigliano per il culo, usano una fotografia fatta nell’intimità e poi ti ricattano per ottenere sesso non consensuale le volte dopo. Ci sono quelli che partecipano ad un rapporto consensuale e poi però è lei che deve cambiare scuola invece a loro nulla o quasi viene detto. Chissà come e perché alla fine, insomma, la morale non libera la sessualità, la ricerca del piacere, il gioco erotico, ma ti pone due sole alternative per cui l’adolescente se non è vittima è sempre colpevole. Allora raccontare la sessualità delle ragazze come se fosse, nel 2014, ancora roba del demonio non aiuta. Non aiuta affatto nella individuazione delle complessità.

Il mondo perso delle adolescenti bacate e dalle cosce aperte comunque in questi ultimi tempi ce lo stanno descrivendo in tutte le salse. Le babyzoccole, le babysverginate, che poi a 16 anni non so quanto sei baby, e lo sguardo è paternalista, con un moralismo atroce calato dall’alto che implica e spinge verso soluzioni autoritarie.

Queste ragazze, insomma, sono sbagliate e andrebbero aggiustate. Next Stop sarà la spiegazione su come farlo.

Che dite: gliela raccontiamo noi la sessualità delle adolescenti? Ditemi, se volete: abbattoimuri@grrlz.net .

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15/05/2013

Le orge di Arcore dell'alleato del PD

Gradimir Smudja è un virtuoso del fumetto serbo, residente in Italia, che ci risulta essere anche un'ottima forchetta. E' autore di una serie di raccolte dedicate alle vicende di donne di bordello nella Parigi di Tolouse Lautrec. La prostituzione in Smudja è un pretesto per suggerire un passaggio d'epoca. Quello tra '800 e '900 in una metropoli, per quanto nell'ottocento già rappresentata come spavento e ignoto, leggibile ancora con categorie e figure romantiche ma preludio ad una in cui il concetto di città si faceva sempre più complesso, inquieto ed inafferrabile.

C'è oggi da chiedersi quale passaggio d'epoca sia rappresentato dalla prostituzione di Arcore, sfruttata persino in forma orgiastica, i cui effetti politici chiamano il Pd a sostegno dell'artefice ed utilizzatore finale di un simile commedia umana. Sicuramente quello in cui i due partiti principali, precedentemente alternativi ma funzionali al neoliberismo italiano dell'ultimo ventennio, sono costretti a trovare una più stretta convivenza politica. In nome di una governance europea che produce disastri e i cui effetti accompagneranno il paese ancora per diversi lustri.

Le orge di Arcore, che si sostiene essere frutto del tardo berlusconismo, accompagnano così storicamente il passaggio dalla sola responsabilità Pdl, nel sostegno alla governance europea, a quella in cui il Pd assume il pieno peso politico dell'alleanza con il centrodestra in questo genere di appoggio. Ruby, Nicole Minetti, Maristelle Polanco e la loro sistemazione giudiziaria, e nel dibattito politico, sono il carico di responsabilità, verso il paese, assunto dal Pd in nome della governabilità e del senso di responsabilità (verso la posizione processuale di Lele Mora, evidentemente).

In questo gravoso compito di governo sono scomparse velocemente le figuranti, le donne di centrosinistra che hanno inscenato, un paio di anni fa, la protesta più blanda possibile contro i comportamenti del reuccio di Arcore. Protesta blanda perché, con l'Olgettina, non ci si poteva giocare un alleato che sarebbe tornato utile in vista di possibili larghe intese. Sembrano le cronache del demenziale eppure è quanto è accaduto. Cesare Damiano, uno a cui sfugge il senso del patetico abbondantemente presente in sé stesso e nel suo partito, ha affermato che bisogna separare le vicende giudiziarie di Berlusconi da quelle del governo. Come se i reati di concussione, di corruzione, fondi neri e induzione alla prostituzione, da parte di uomo che aspira a mantenere il controllo del paese, fossero questioni personali quanto una multa per divieto di sosta o un conguaglio Iva. Del resto, come segretario aggiunto della Fiom, Cesare Damiano si è abituato a svendere lavoratori figuriamoci se oggi si impressione di fronte ad un affare di prostituzione di uno strategico alleato.

L'accordo tra Pd e Pdl, sul quale si regge instabilmente il governo Letta, non ha niente del profilo politico. Difficile, a parte l'esigenza di aspirare risorse da parte dell'Ue e delle banche, un qualche tentativo di legittimazione di questo governo che non affondi in un profondamente vertiginoso senso del ridicolo.
E per chiudere il cerchio della vergogna ecco scendere in campo uno dei principi delle svendite, di diritti e di salario, oggi segretario del Pd: Guglielmo Epifani.

Nel discorso informe di investitura, nel quale non è riuscito a nominare una sola volta la parola "Pdl" e quella "Berlusconi, retto solo con effetti orwelliani, Guglielmo Epifani in cerca di qualche consenso si è messo a parlare di femminicidio. Evidentemente pensa ad un elettorato in piena dissociazione mentale dove si ascoltano discorsi aulici sul femminicidio mentre si sta al governo con il più famoso organizzatore di ammucchiate, a quanto pare a pagamento e con minori, dell'intero pianeta.
E questo mentre la presidente della camera censura la contestazione "sessista" nei  confronti delle deputate Pdl a Brescia tacendo che, nelle stesse ore, di sessismo nel comportamento dell'ex presidente del consiglio vi si trova corposa e monumentale materia di studio e persino con inedite sfumature.

Ma che importa, l'accordo politico a protezione delle orge di Arcore veglia sul patto di stabilità, sull'Europa e sul rigore. In una maniera così sinistra che difficilmente un Tolouse Lautrec potrebbe addolcire questo passaggio storico nella sua rappresentazione.

redazione 13 maggio 2013

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14/11/2012

Petraeus disarcionato per la più classica delle "disattenzioni"

La caduta di Petraeus ricorda a tutti che il gioco del potere ha regole precise e inviolabili, persino o soprattutto per i "capi". Non si può essere leader se si è ricattabili...

Stare al potere acceca. Stare vicini agli uomini o donne di potere acceca anche di più.

L'indagine dell'Fbi che ha portato alle dimissioni del capo della Cia David Petraeus è iniziata con una sorta di “lei non sa con chi ha a che fare”. Paula Broadwell, la sua amante segreta, inviava e-mail minatorie ad un'altra donna, che vedeva come una minaccia per la sua relazione. Ed erano probabilmente messaggi molto convincenti, visto che la destinataria si rivolse agli agenti federali per avere protezione e capire chi era che le mandava quelle mail.

Le indagini dell'Fbi portarono infine a Paula Broadwell e anche alle e-mail dal contenuto erotico che si scambiava con Petraeus. Fu a quel punto che l'Fbi, hanno rivelato tre alti funzionari al Washington Post, capì di aver scoperto per caso che il generale, sposato e padre di due figli, aveva una relazione clandestina con la sua biografa. L'identità della donna che ha ricevuto le minacce e la natura del suo rapporto con Petraeus non è stata rivelata, ma secondo le fonti, l'Fbi in un primo momento sospettava che un hacker fosse riuscito a entrare nel computer del capo della Cia. Ma poi, ne venne fuori una vasta e 'bollente' corrispondenza che era la prova che in realtà il capo del servizio di intelligence più potente del mondo aveva una relazione che lo rendeva ricattabile. Una condizione che metteva a rischio la sicurezza nazionale.

Qui il moralismo non c'entra nulla. Un capo del servizio di spionaggio più potente del mondo non può e non deve essere nemmeno teoricamente ricattabile per questioncelle private. E' la regola numero uno. La storia dei servizi segreti trabocca di donne fatali e maschi fascinosi messi sulla strada di leader politici, industriali o dello spionaggio nemico. Da Mata Hari a Christine Keeler, fino alla Stasi di Markus Wolf. Il problema, insomma, non è cosa fa dentro il proprio letto un boss dell'intelligence, ma con chi lo fa. La promiscuità che caratterizza la società “normale” a questo livello di venta un pericolo, anche se solo potenziale.

Persino molto meno importanti protagonisti dei movimenti d'opposizione, sia innocui “professorini” studenteschi che determinati leader guerriglieri, sono stati spesso oggetto delle “attenzioni” dei servizi tramite “body toys” affascinanti. E' una tecnica antica quanto il mondo o, se volete, è la variante “spy” del mestiere più antico del mondo. Bisogna saperlo, quando si decide di “fare politica”; sia contro il potere che al suo interno. Quel che sembra un bel fiore che aspetta solo di esser colto si rivela spesso una manetta che ti condizionerà il resto della vita. Il moralismo, per l'appunto, non c'entra nulla. La posta in gioco è infatti l'autonomia delle scelte, l'indipendenza o la dipendenza nei comportamenti.

L'anziano generale, invece, se n'era dimenticato, forse convinto che nessuno avrebbe osato mettere il naso nei suoi affari privati. Così aveva continuato a scambiarsi messaggi per un anno - dall'estate 2011, all'inizio della storia, fino a qualche mese fa - con Paula Broadwell, l'atletica e attraente scrittrice di vent'anni più giovane di lui, a sua volta sposata e madre di due figli.

David Petraeus è uno dei più stimati militari americani. Un uomo di 60 anni del quale, dopo i successi alla guida delle forze Usa in Iraq e Afghanistan, si era parlato come possibile candidato repubblicano alla Casa Bianca quattro anni fa, e ancora come possibile vice di Mitt Romney nella corsa di quest'anno. Un uomo con un passato e un tale patrimonio di credibilità che diversi commentatori oggi avanzano diversi dubbi e sollevano polemiche. A partire dal fatto che, apparentemente, l'Fbi, nonostante stesse indagando sin dalla tarda primavera scorsa, ha informato il diretto interessato solo un paio di settimane fa, stando a quanto riferiscono fonti di stampa.

Ma non solo. Via Twitter, il magnate Rupert Murdoch ha inoltre sostenuto, ad esempio, che «i tempi sono sospetti». Un riferimento al fatto che la settimana prossima Petraeus era atteso per una audizione a porte chiuse al Congresso sull'attacco dell'11 settembre al consolato Usa a Bengasi, in cui sono morti quattro americani tra cui l'ambasciatore Chris Stevens e per cui la Cia è finita sotto accusa da parte di molti. Ma anche un modo per insinuare che l'amministrazione Obama non poteva non sapere e ha tenuto la cosa nascosta al Paese fino a dopo le elezioni. Il che appare probabile e addirittura scontato. Nessun altro presidente si sarebbe dato una martellata tafazziana nei giorni che precedono le elezioni.

Sugli schermi della Fox News, il commentatore politico Steve Hayes ha dal canto suo affermato che «se il direttore dell'Fbi Robert Mueller ha tenuto la cosa segreta o il presidente l'ha tenuta segreta al Paese, è uno scandalo enorme». Citando un funzionario dell'amministrazione, il New York Times scrive che il presidente Obama è stato informato solo giovedì mattina, quando è tornato alla Casa Bianca dopo le elezioni. «Era sorpreso e deluso», ha detto la fonte. E quando nel pomeriggio ha incontrato Petraeus che gli ha portato la lettera di dimissioni gli ha detto: «Ci penserò su stanotte». Non voleva accettarle, ma poi venerdì ha infine detto sì. Anche il gioco delle “fonti” che spifferano qualcosa ai giornali, d'altro canto, segue le regole del potere. Sono “soffiate” sincere o “orientate”? Piuttosto difficile saperlo...

Intanto, è iniziato il balletto delle previsioni della stampa su a chi, Obama, intenda ora affidare la guida della Agenzia di Langley. Il più quotato sembra essere l'attuale vicedirettore Michael Morell, che ha già assunto l'interim e ha 30 anni di esperienza all'interno della Cia. Ma si parla anche di John Brennan, consigliere della Casa Bianca per l'antiterrorismo, o di Tom Donilon consigliere per la sicurezza nazionale. E anche di una donna, Jane Harman, che fino al 2011 ha guidato la commissione del Camera sull'intelligence e che gode di ampia stima.

Chiunque sia, ci possiamo scommettere, metterà un memorandum ben visibile sulla propria scrivania: “mai rispondere a un sorriso disarmante”.

Fonte

La vicenda Petraeus oltre a prestarsi per un mare di speculazioni e analisi su ciò che ha comportato e comporterà a livello geopolitico, è anche una buona cartina di tornasole per verificare come, nella società occidentale, la destabilizzazione sessuale sia un'arma politico-mediatica di prim'ordine.
L'ormai ex direttore della CIA è l'ultimo personaggio influente che è stato disarcionato per fatti di letto, il recente passato ha infatti registrato il medesimo copione per Silvio Berlusconi (lapidato non per la sua contiguità con gli ambienti mafiosi e l'affarismo peggiore, ma perché beccato a gozzovigliare in festini di dubbio gusto) e Dominique Strauss-Kahn accusato di uno stupro rivelatosi poi infondato.
Il filo che lega gli ultimi due personaggi, oltre l'inguaribile passione per le donne, è l'essere divenuti improvvisamente indigesti al potere che fino al giorno prima li aveva usati e tutelati. Probabilmente vale lo stesso discorso anche per l'ex direttore della CIA.

16/03/2012

Se la crisi ammazza il sesso

Se la crisi ammazza la sessualità divertimento

Avete ancora in mente l'immagine dell'italiano latin lover? Ricodificate. Tra i dati emersi dall'indagine del Censis circa le cose "che davvero contano", la famiglia, la libertà e l'amicizia tornano a farla da padrone, mentre la sessualità "conta davvero" solo per 36 persone su 100. Un terzo. Troppo poco per continuare ad ambire alla palma d'oro del paese più focoso e appassionato.

In compenso è molto istruttivo notare come i temi imposti dai media influenzino la nostra percezione della realtà. I meno imberbi tra di voi ricorderanno certamente come nel ventennio berlusconiano le nostre preoccupazioni gravitassero tutte intorno alla violenza, alla criminalità, agli stupri, all'immigrazione e al terrorismo. Non passava giorno che bande di delinquenti, generalmente provenienti dall'Europa dell'est, non irrompessero in qualche villa privata seminando morte e distruzione. Non c'era edizione di giornale che non riportasse dell'ennesimo caso di stupro, consumato quasi sempre da un rom. I barconi degli immigrati riempivano tutte le prime pagine e la minaccia del terrorismo islamico incombeva sulle nostre teste inducendo spesso i cittadini a disertare le linee della metropolitana, le manifestazioni, i viaggi verso gli Stati Uniti o l'Inghilterra, nonché ad accettare misure restrittive impensabili fino a poco prima.

Oggi tutta questa apprensione è svanita nel nulla. Cosa è successo? Forse che le rapine siano passate di moda? I Rom hanno smesso di importunare le fanciulle? I nord africani hanno smesso di arrivare e i terroristi, impietositi dallo stato di prostrazione dell'economia mondiale, hanno deciso di non minacciare più l'occidente degli infedeli?

Molto più semplicemente, l'agenda degli organi di informazione è cambiata. Nella società del Divide et Impera un nemico ci vuole sempre, per carità, solo che oggi quel nemico è la crisi. In sintonia con l'entourage di quelli che io chiamo fabbricatori di ansia, stipendiati dalle organizzazioni di news, questi sono i nuovi spauracchi che oggi infestano i nostri peggiori incubi e ci impediscono di vivere una vita serena.

 Fonti di preoccupazione italiani agenda media informazione Claudio Messora Byoblu Byoblu.com

Tutt'a un tratto, come potete vedere, le nostre città non sono più neppure inquinate. Anzi: i dottori, ai bambini con difficoltà respiratorie, prescrivono una bella boccata di biossido di piombo da assumersi due volte al giorno nelle arterie cittadine, rigorosamente durante le ore di punta. Solo 23 persone su 100 sono ancora preoccupate per l'immigrazione e meno ancora (appena tre) sono quelle spaventate dal terrorismo.

In compenso, oggi gli italiani si eccitano per lo spread. Che Monti si avvii a diventare l'ideale sostituto di Rocco Siffredi nell'immaginario della casalinga di Voghera? Forse... Per adesso ha iniziato col farci un bot così a tutti.

Fonte.