Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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05/04/2025

La piazza operaia dell’USB denuncia l’emergenza salari e dice no al riarmo

Quando dal palco dell’Usb di piazza SS Apostoli ha preso la parola la madre di Patrizio Spasiano, giovanissimo operaio “morto sul lavoro” perché investito di ammoniaca, tutti hanno compreso che oltre a quelle oltre i confini c’è una guerra interna che fa centinaia di vittime ogni anno: quella sul lavoro, contro la quale i governi recalcitrano, la politica latita e i lavoratori muoiono.

L’assemblea operaia in piazza convocata da tempo dall’Unione Sindacale di Base sull’emergenza bassi salari e lavoro povero – oltre che sul no al riarmo – ha inteso mettere al centro dell’attenzione una questione diventata decisiva per milioni di lavoratrici e lavoratori.

I bassi salari in Italia sono adesso rilevati un po’ da tutti come problema – dai centri studi alle istituzioni preposte – ma se ne guardano bene dall’affrontare la questione. E non ci sono solo i salari fermi ormai da decenni in ogni categoria, ci sono anche i salari divorati dal costo degli affitti e dalla speculazione sulla situazione abitativa che erode quantità insopportabili dei redditi da lavoro. E poi ci sono i salari divorati dalle spese sanitarie dove ormai si deve scegliere se pagare i privati per curarsi o rinunciare alle cure stesse.

“Questo trend ci porterà tra quindi anni a quindici milioni di poveri assoluti e a 22milioni di persona in povertà relativa” ha denunciato Guido Lutrario che ha ricostruito sia il crollo che la disparità dei salari dei lavoratori italiani rispetto agli altri paesi.

E dentro questo contesto i governi dell’Unione Europea intendono spendere 800 miliardi per il riarmo e le spese militari dopo che hanno dissanguato con i tagli alle spese e ai servizi, l’austerità e i vincoli di bilancio intere società per decenni. Sta dentro questa contraddizione la forza dello slogan “Abbassate le armi, alzate i salari” che il sindacato da tre anni evoca in tutte le piazze, le manifestazioni, gli scioperi.

Lo hanno denunciato i molti interventi che si sono alternati dal palco dell’Usb in piazza SS Apostoli. Abbiamo ascoltato intervenire lavoratori e delegati di servizi ormai strategici come i trasporti e la logistica, protagonisti degli scioperi di questi mesi. E poi le fabbriche come la Jabil e i portuali, i dipendenti pubblici e della scuola e quelli ultraprecarizzati delle cooperative sociali e dei multiservizi, gli inquilini che resistono agli sfratti e i movimenti per il diritto all’abitare, i lavoratori della sanità taglieggiati e imbrogliati dalla politica che li ha chiamati eroi nell’emergenza pandemica e poi gli riserva salari e condizioni di lavoro impossibili.

“Perchè i lavoratori dovrebbe essere coinvolti in una guerra che è solo un aspetto della competizione capitalista” è stato dichiarato nelle conclusioni dal palco da Cristiano Fiorentini. Una asserzione che ribadisce che la funzione di un sindacato confederale e conflittuale è quello di difendere gli interessi dei lavoratori ma con questi anche quelli dell’umanità.

Qui sotto tutti gli interventi dell’assemblea operaia in piazza SS Apostoli dell’Usb


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17/03/2025

C’è un futuro oltre la fabbrica. Il 5 aprile in piazza per i salari e contro il riarmo europeo

Oltre cento tra delegate e delegati del settore industria dell’USB si sono riuniti a Napoli, dalla siderurgia, alla chimica, alla metalmeccanica passando per l’automotive, l’aerospazio, la ricerca applicata all’industria e l’informatica. Una complessità e una ricchezza che rispecchia la crescita dell’USB, anche nel settore industria. Le operaie e gli operai della Jabil hanno fatto gli onori di casa, un ingresso recente in USB dove hanno ritrovato il sostegno per la lotta in difesa dell’occupazione.

Il Futuro oltre la fabbrica. Un’assemblea nata con lo scopo di superare la dimensione meramente aziendale dei delegati e delle delegate; per rompere l’accerchiamento ed il condizionamento padronale che relega all’aziendalismo.

All’assemblea hanno portato il loro contributo i settori operai dei porti e della logistica, anch’essi legati alla catena del valore. Un’asse di lavoro quello della categoria operaia, che mira a ricomporre il protagonismo e la forza contrattuale della classe lavoratrice, oggi divisa dall’organizzazione del lavoro, piegata dalle politiche di svendita e compartecipazione di Cgil, Cisl e Uil.

Sia gli interventi che il documento finale approvato dall’assemblea hanno sottolineato come le crisi industriali pur avendo una dimensione generale, siano state tenute ben separate tra loro, lasciando mano libera al padronato che oggi si prepara a scaricare sui lavoratori e sul Paese i costi della riconversione industriale assieme a quelli di una politica industriale assente e fallimentare.

La condizione di costante abbassamento dei salari, la perdita di potere di acquisto, la crisi del settore industriale, l’innovazione tecnologica, la guerra e la questione ambientale, sono temi in stretta relazione tra loro.

Rearm Europe o il piano di difesa europea, aggiorna in peggio il piano di riconversione industriale di Mario Draghi, sono altri 800 miliardi tolti dalla ricchezza prodotta dai lavoratori e destinati all’industria bellica e al complesso militare.

L’assemblea ha lanciato la mobilitazione contro la guerra, per il rinnovo dei contratti, i salari e lo stato sociale, mobilitazione che vivrà dentro e fuori le fabbriche, con striscioni, volantinaggi, assemblee ed iniziative di sciopero

In un paese saccheggiato da banche e multinazionali, che hanno tolto e tolgono risorse al welfare, alle infrastrutture e che impongono a salari già bassi di stare sotto l’inflazione, Alzare i salari abbassate le armi parla a tutta la classe lavoratrice.

Un percorso di lotta che confluisce e attraversa il secondo e importante appuntamento del 5 aprile a piazza Santi Apostoli a Roma, dove una grande iniziativa di piazza, vedrà tutta la confederazione USB rivendicare aumenti dei salari, delle pensioni, il salario minimo, riduzione dell’orario di lavoro, basta appalti, basta precariato, servono investimenti pubblici in case e infrastrutture. No al riarmo e No alla guerra.

USB – Lavoro Privato
Categoria Operaia dell’Industria


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28/05/2023

Fermare il treno della guerra, è tempo di mobilitarsi

Tre ore fitte di discussione e diciassette interventi hanno animato l’assemblea dei firmatari dell’appello “Fermare la guerra, imporre la pace” tenutasi sabato a Roma.

Michela Arricale, giurista del Cred, ha introdotto i lavori sottolineando l’urgenza di porre fine ad una guerra che vorrebbe essere la sostituzione dell’ordine internazionale fondato sul diritto con quello fondato su “regole” come viene definito dalle potenze della Nato.

Sono poi intervenuti Sergio Cararo, Josè Nivoi del CALP di Genova, Angelo Baracca, Salvatore Izzo, Giorgio Cremaschi, Davide Tutino del comitato promotore dei referendum contro l’invio di armi, Fabio Marcelli, Giacomo Marchetti, Jorge Ceriani (PRC), Luciano Vasapollo, Marta Collot (Potere al Popolo), Guido Lutrario dell’USB, Simone del Comitato No basi militari di Coltano, gli studenti universitari di Cambiare Rotta, Patrizia Sterpetti (Wilpf), Francesco Vitanza.

Il confronto si è concluso con l’impegno a lavorare per far convergere in una manifestazione nazionale in ottobre tutte le forze che intendono fermare il treno della guerra e una serie di appuntamenti intermedi.

Qui di seguito il documento prodotto dall’assemblea.
L’assemblea dei promotori e firmatari dell’appello “Fermare la guerra, imporre la pace”, riunita a Roma sabato 27 maggio 2023 presso il cinema Aquila,

– constata che le ragioni enunciate nell’appello risultano più che mai attuali data l’evidente assenza di ogni prospettiva di negoziato e l’escalation quotidiana verso sempre nuovi e incontrollabili livelli del conflitto, che assume sempre più le caratteristiche di una contrapposizione militare globale tra Russia e NATO;

– afferma quindi la necessità urgente di rilanciare in modo intransigente e capillare le ragioni del cessate il fuoco e del negoziato;

– denuncia il crescente coinvolgimento dell’Italia nel conflitto in netta e grave violazione del principio del ripudio della guerra enunciato dall’art. 11 della Costituzione repubblicana;

– individua nei referendum promossi contro l’invio delle armi al governo ucraino uno strumento fondamentale per dar modo al popolo italiano di esprimere la propria opposizione alla guerra;

– decide di promuovere per ottobre una grande manifestazione nazionale contro l’invio delle armi e ogni altro possibile coinvolgimento italiano nel conflitto ucraino, per il cessate il fuoco e l’apertura di un negoziato basato sui principi del diritto internazionale applicabile, che consenta una soluzione pacifica basata sul rispetto dell’autodeterminazione di tutte le popolazioni coinvolte e della sicurezza di tutti gli Stati interessati;

– invita a partecipare alle manifestazioni contro la guerra già convocate in alcune città per il 2 giugno;

– invita a partecipare all’assemblea nazionale contro le basi militari che si terrà il 4 giugno a Coltano (PI);

– valuta positivamente la proposta di una manifestazione nazionale dell’opposizione al governo della guerra per sabato 24 giugno a Roma.

Roma 27 maggio 2023
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07/04/2019

Gilet Gialli in assemblea nazionale. La seconda giornata

Da Saint Nazaire. Nella giornata di sabato la seconda “assemblea delle assemblee” dei Gilets Jaunes svoltesi a Saint Nazaire è entrata nel vivo, definendo anche una propria agenda politica di mobilitazione che “attraversa” le elezioni europee ed arriva fino all‘opposizione al G7, che si svolgerà dal 24 al 26 agosto a Biarritz.

E proprio i GJ della regione basca dello Stato francese si sono proposti come organizzatori della terza Assemblea delle assemblee dei GJ, in previsione di questo importante appuntamento.

Molte sono le mobilitazioni in corso con cui GJ vogliono apertamente convergere, intercettando gli attori sociali che le stanno animando in maniera più organica di come fatto fino ad ora: da quelle contro la riforma del sistema scolastico, volute dal ministro Blanquer, alle lotte legate ai cambiamenti climatici che anche in Francia hanno coinvolto una notevole porzione di giovanissimi, fino ai sindacati che vivono, come i GJ, una feroce repressione ed un clima di aperta ostilità da parte dell’Esecutivo.

Due appuntamenti importanti saranno la manifestazione per “il diritto di manifestare” – che si svolgerà a Parigi ed in altre città d’oltralpe il 13 aprile, promossa da una cinquantina di realtà – contro la torsione autoritaria e la prassi liberticida del governo.

Un altro momento ritenuto di capitale importanza è il 1 maggio, in cui i GJ vogliono essere insieme alle “giacche rosse” del sindacato in testa ai cortei, ridando un significato di lotta alla giornata.

È stata proposta anche, all’interno delle molteplici attività con cui “attraversare” la campagna elettorale europea, una mobilitazione a Bruxelles ed un appello a tutti i popoli d’Europa per parteciparvi, prima della scadenza elettorale di fine maggio.

Una iniziativa che ha contenuti chiari, quali la denuncia del carattere anti-democratico della UE e l’azione della Commissione Europea dominata dalle lobby, chiarendo che – come ha detto una delle relatrici del tavolo di lavoro alla plenaria – “siamo contro l’Unione Europea, ma per i popoli”.

Il saluto nei confronti delle mobilitazioni del popolo algerino fatto questa mattina in conferenza stampa, con tanto di “acclamazione”, è stato un segno tangibile dello spirito fortemente internazionalista che guida i delegati dei GJ.

È stata ribadita la propria contrarietà alla formazione di liste elettorali GJ, ed alla “consegna” di voto per chicchessia, ribadendo la centralità dell’azione di “educazione di massa” sulla natura della UE all’interno di questa campagna, che comunque lascia libertà d’azione alle varie realtà locali.

Oltre a queste iniziative, il tavolo “strategia” ha proposto un'ipotesi di mobilitazione – di cui si è occupato un preciso gruppo di lavoro sulle azioni (che ha relazionato “a porte chiuse”) – con lo scopo della “rimobilitazione e la convergenza”, come è stato detto per riuscire a produrre un rapporto di forza favorevole, in grado di interloquire con coloro che ancora non si sono attivati, intercettando il blocco sociale con tre settimane di iniziative che dovrebbero convogliare in una settimana di azione comune dopo il 1 maggio, in cui contemporaneamente in tutto l’Esagono la marea gialla “colpirebbe” gli stessi obbiettivi.

*****

Per i GJ riuniti a Saint Nazaire si è trattato di un esercizio di non facile pratica di “democrazia diretta”, visto che a questa discussione hanno partecipato circa 400 delegati in rappresentanza di 250 realtà di GJ, più un numero elevato di osservatori.

Grazie ad una organizzazione impeccabile, e all’aiuto di circa 100 volontari giunti nella città della Loira Atlantico – alcuni dei quali hanno svolto il fondamentale ruolo di “facilitatori” all’intero dei tavoli di discussione, mentre altri si sono occupati del “vitto” – ed una dose elevata di autodisciplina, le discussioni si sono svolte in maniera virtuosa e sono stati rispettati i tempi previsti per le varie attività.

È stato raggiunto un buon punto di equilibrio tra il lavoro nei singoli tavoli di discussione, diviso in tre fasi: brainstorming, lavoro su ciò che è emerso e elaborazione di proposte concrete – gruppi di discussione ampliati rispetto ai sei previsti – e la discussione in plenaria in cui veniva sinteticamente riportato il frutto del lavoro dei tavoli talvolta divisi in sotto-gruppi per le tematiche specifiche incontrate o semplicemente per il numero dei partecipanti (verbalizzato da un facilitatore). I singoli tavoli avevano la facoltà di poter far votare oggi alla plenaria delle proposte in via consultiva, per comprendere in linea di massima il gradimento di una proposta o meno.

Questo “sondaggio” è stato appannaggio dei soli delegati “armati” di tre cartellini: uno giallo per esprimere il proprio consenso, uno verde per il proprio dissenso e il bianco per significare l’astensione.

Così oggi, dopo la conferenza stampa mattutina e la relazione dei tavoli di lavoro di ieri, si sono tenuti nel pomeriggio altri tavoli di lavoro ed un’altra plenaria, e successivamente il proseguimento dei tavoli di lavoro stessi.

In serata i GJ si incontreranno per provenienza geografica, cercando di coordinarsi a livello regionale: Ile-de-France (cioè la regione parigina), Grand Sud-Ouest, Bretagna, Est, Occitania, ecc.

Domani mattina si svolgerà una plenaria, con veloci relazioni dai tavoli di lavoro, che avrà come nodo principale il funzionamento e lo “statuto” della Assemblea delle Assemblee, e si procederà alla dichiarazione finale, di cui oggi è stato letto il paragrafo elaborato dal gruppo di lavoro sull’ecologia che ha spinto affinché la tematica avesse una propria centralità, accogliendo l’unanimità e l’acclamazione di tutta l’assemblea.

*****

A parte il gruppo degli informatici, che si è riunito per dare strumenti il più possibile efficaci e sicuri al movimento, i gruppi di lavoro che si sono incontrati hanno avuto il loro focus su: repressione, elezioni europee, strategia, rivendicazioni, assemblee e “municipalismo”, comunicazione, azione, aperture di “maison du peuple”, convergenze ecologiche.

Impossibile dare un quadro esaustivo di ciò che è emerso, ma rispetto a ciò che si trova all’inizio di questo contributo alcune questioni appaiono abbastanza rilevanti: come intervenire a livello locale anche nelle decisioni delle amministrazioni, come affrontare una repressione sempre più feroce e come dotarsi di nuovi spazi fisici visto lo sgombero delle rotatorie, costituendo – sull’esempio di Saint Nazaire – Maison du Peuple, come dotarsi di strumenti comunicativi efficaci e “centralizzati” verso l’esterno considerando che come è stato detto: “ogni GJ deve diventare giornalista di sé stesso...”.

Particolarmente interessante il lavoro del gruppo sulla repressione – che ha dovuto dividersi in tre sottogruppi – che ha elaborato un quadro dell’inasprimento della repressione e del mutato paradigma con cui l’attuale esecutivo tratta la marea gialla, “da avversario a nemico”, come è stato detto.

Ha cercato di fare tesoro delle esperienze capitalizzate nella lotta anti-repressiva da differenti realtà presenti, socializzandole e mettendole a sistema, e proponendo alcuni strumenti per migliorare le capacità dei GJ: dall’assistenza legale, alla sicurezza informatica, dal sostegno agli arrestati e alle famiglie (anche a livello psicologico), al monitoraggio costante, oltre alla convergenza con altri settori di lotta (come i sindacati) presi di mira dal governo.

Alcuni aspetti relativamente inediti sono emersi nella discussione: una maggiore tossicità dei gas “lacrimogeni”, che ha portato al ricovero in ospedale per più settimane di alcuni manifestanti, l’uso del reato associativo del codice penale francese: “L’association de malfaiteurs” utilizzato contro i GJ, e le minacce delle forze dell’ordine nei confronti dei manifestanti fin dentro le camere d’ospedale quando vengono ricoverati.

La proposta dell’amnistia per le lotte dei GJ è più volta risuonata come coro nel corso della plenaria.

La marea gialla sta lanciando una sfida politica a tutto il continente, sarebbe di una mostruosa cecità politica non accorgersene.

Fonte

06/04/2019

Gilet Jaunes in assemblea nazionale. Un modello di concretezza

Da Saint Nazaire. Venerdì 5 marzo si è svolta la prima giornata della seconda “assemblea delle assemblee” dei Gilets Jaunes, nella “maison du peuple”. È previsto l'intervento di circa 300 delegazioni, per un totale di 800 persone in rappresentanza di 10.000 GJ.

Nel primo pomeriggio le delegazioni dei vari gruppi di GJ – 4 delegati per ogni rappresentanza – venuti nella città della Loira Atlantico sono stati divisi in vari gruppi (circa una decina) in cui si è preceduto alla presentazione delle varie attività svolte localmente, verbalizzando la sintesi di questo primo momento di confronto.

Alle cinque, dopo mezz’ora di pausa, è stato dato spazio – un minuto circa – alle varie proposte di discussione giunte in precedenza agli organizzatori, che hanno strutturato i vari gruppi di discussione che si sono confrontati per due ore sulle 9 proposte emerse, e che continueranno la discussione successivamente.

Il dibattito dei vari gruppi si svolge in tre passaggi: una prima panoramica delle questioni (brainstorming), una elaborazione di queste e poi le proposte vere e proprie, orientando così la discussione verso proposizioni da esporre all’assemblea generale.

Particolarmente rilevanti sono stati tre nodi affrontati: una proposta di azione continentale durante le elezioni europee ed in generale come porsi di fronte a questa scadenza elettorale, il tema delle possibili alleanze e convergenze e come costruire delle “maison du peuple” considerando la sete di spazi del movimento dopo lo sgombero delle rotatorie.

In generale, è palpabile la preoccupazione di “allargare” la partecipazione, di essere il più comunicativi possibili, di essere strumento di indagine delle istanze popolari, oltre a trovare istanze di rappresentanza adeguata.

Nel gruppo di discussione su come affrontare le europee è emersa chiaramente l’indicazione di non sostenere la creazione di liste GJ alle europee, di attivare una campagna di sensibilizzazione sulla natura antidemocratica della UE e sulle conseguenze che le politica dell’Unione hanno sulla vita delle persone, oltre a pensare dei momenti per ampliare il fronte di lotta, elaborando un appello agli altri popoli europei e pensando ad un momento di mobilitazione continentale a Bruxelles prima delle elezioni di fine maggio.

Il gruppo di discussione ha voluto chiarire come l’indicazione di voto o meno non sia qualcosa che possa essere deciso, ma che pertiene alle singole realtà, così come le forme con cui si affronterà in quei giorni questa scadenza, convergendo sul fatto che il fine principale consiste nel penalizzare Macron ed il movimento da lui creato.

Da segnalare che il gruppo di discussione sulle alleanze e le convergenze ha posto con forza il problema di un maggiore coinvolgimento dei giovani ed una maggiore attenzione alle mobilitazioni giovanili sul cambiamento climatico, e di come la militanza in una sigla sindacale combattiva e l’essere GJ non siano in contrasto, ma anzi parti integranti di una unica lotta.

Un gruppo di discussione specifico è sorto sulla questione ecologica, indice del fatto che sia un nodo centrale nella vera discussione dei GJ.

La giornata di oggi sarà un altro momento di intenso dibattito e di coordinamento e partirà con la conferenza stampa in mattinata.

Lo sforzo organizzativo è stato notevole, così come la capacità di gestione della discussione, andando subito al cuore dei problemi e prefigurando le proposte dentro un confronto ampio molto disciplinato, così come è notevole il livello di coscienza politica maturato in questi mesi, lontano anni luce dalle chiacchiere inconcludenti tipiche del ceto politico residuale della sinistra nostrana.

Fonte e foto

27/01/2019

Francia - La prima “assemblea delle assemblee” dei Gilets Jaunes


Sabato 26 gennaio a Commercy si è svolta la prima “assemblea delle assemblee” del movimento dei Gilets Jaunes. Questa prima tappa di confronto e di coordinamento nazionale ha visto discutere circa 75 realtà territoriali che hanno espresso una delegazione (un uomo ed una donna).

Chi ha introdotto l’assemblea ha ricordato la natura “processuale” data a questa esperienza, che è un vero e proprio laboratorio di educazione politica, come ha affermato un GJ intervenuto: “la democrazia non è facile, bisogna impararla”.

La sala che ha ospitato l’incontro era stipata, oltre i portavoce erano presenti osservatori e operatori dell’informazione anche a livello internazionale, che hanno potuto partecipare al meeting e filmare solo nella prima delle tre fasi dell’incontro, a differenze degli organi d’informazione dei GJ.

Questa prima giornata, dopo l’accoglienza mattutina e il pranzo, ha dato voce a realtà dei GJ di tutto l’Esagono, che hanno relazionato sull’attività svolta facendo una breve storia delle mobilitazioni locali, affrontando poi i punti previsti dall’ordine del giorno e che saranno maggiormente sviscerati nei differenti gruppi tematici la domenica.

Più interventi hanno stigmatizzato negativamente il “Grand Dèbat” proposto da Macron: “abbiamo deciso di fare un Grand Dèbat, ma di farlo nelle strade”, ha sottolineato un GJ durante un intervento.

Erano presenti differenti realtà della regione parigina, che hanno presentato uno spaccato di come questo movimento si stia sviluppando all’interno dell'ambiente metropolitano – nella regione dell’Ile de France dove vive circa un quarto dell’intera popolazione d’oltralpe – incentrato sui temi specifici che riguardano il corpo sociale urbano: la questione abitativa, la situazione dei senza fissa dimora, la condizione migrante e tutte le forme di vulnerabilità sociale che sono il “lato oscuro” della capitale e della sua area circostante.

Le realtà parigine sono diventate dei vettori per le mobilitazioni nella capitale, proponendo dei pre-concentramenti “periferici” in grado di facilitare la confluenza nelle manifestazioni nel centro cittadino.

Interessante è stato anche il contributo dei gruppi specifici, come delle donne Gilets Jaunes di l’Ile de France e il gruppo d’insegnanti.

Il primo ha posto l’attenzione sulla condizione femminile (tra cui la violenza di genere) – “siamo le prime ad essere colpite dall’austerity”, ha giustamente affermato ribadendo le ragioni di coniugare mobilitazioni specifiche a quelle più generali, come ribadito da altre GJ nel corso dei loro interventi – e il secondo sulle riforme che questo governo ha intrapreso e sulla condizione degli istituti scolastici più periferici e delle zone rurali.

Un altro importante contributo è venuto dal gruppo di Rugis, una “piccola famiglia” costituitasi attorno ai blocchi avvenuti a dicembre al più grande deposito agro-alimentare europeo, su proposta dei VTC de France, che recentemente hanno sostenuto gli operai di Geodis che lavorano in questo importante polo logistico della periferia parigina.

Il movimento nato con i presidi sulle rotatorie, ha visto queste esperienze essere oggetto di sgombero e di distruzione delle rudimentali costruzioni edificate, e spesso la rioccupazione dei terreni e la riedificazione delle cabanes più volte nello stesso punto, o l’occupazione di terreni limitrofi concessi dai proprietari.

È emersa da più parti sia la necessità di non abbandonare questo retroterra organizzativo – le rond-points – così come di trovare altri luoghi più stabili che siano punti di riferimento.

Saint-Nazaire ha descritto e proposto la costituzione di “maison du peuple” (case del popolo), avendo occupato un edificio sfitto con questa funzione.

Il ritmo della mobilitazione è stato scandito dai vari atti i sabati successivi al 17 novembre, così come le azioni locali: operazioni pedaggi e parking gratuiti, blocchi di realtà economiche, ecc.

Quasi tutte le realtà hanno riportato di assemblee generali locali che si svolgono settimanalmente, la strutturazione in vari gruppi di lavoro, e il contatto con le realtà lavorative locali.

Il tema dello sciopero generale, proclamato dalla CGT il 5 febbraio, e della sua adesione da parte del movimento dei GJ è stato al centro di numerosi interventi, così come la necessità di dare una risposta alla repressione che colpisce il movimento, tra cui la legge “anti-casseurs” che sarà in discussione le prossime settimane.

Emerge con forza lo sforzo comunicativo intrapreso dalle varie realtà, con volantinaggi costanti nei mercati, negli ospedali, alle fermate della metro nelle realtà cittadine, e la raccolta nei cahier de dolèance delle richieste della popolazione in una sorta di inchiesta di massa in grado di mappare i bisogni popolari e contrastare le deformazioni mediatiche proposte al grande pubblico.

Il governo si è dimostrato sordo alle richieste dei GJ a cui ha “concesso” solo delle briciole (“miettes”), ma come dichiara un intervento con un felice slogan che ha caratterizzato le mobilitazioni: “non vogliamo le briciole, ma tutto il panificio!”, ribadendo la volontà di una messa in discussione organica.

Oltre alle richieste “sociali” emerge una volontà di maggiore capacità decisionale di cui la rivendicazione del RIC (referendum di iniziativa cittadina) è ripresa in più interventi.

Realtà metropolitane come quella parigina, si sono alternate a quelli di realtà della “Francia profonda” con qualche migliaio d’abitante – spesso abbandonata a sé stessa – così come  quelle di importanti città: Bordeaux, Strasburgo, Rennes, Montpellier, Digione...

In generale è emerso la volontà di coordinarsi all’interno della propria regione, un obiettivo che è venuto fuori da diversi interventi e che si sta concretizzando in differenti dipartimenti anche grazie allo scambio avviato e alla pratica delle “mobilitazioni a rotazione” di sabato in cui a turni i gilets jaunes di una intera regione convergono su un centro cittadino ogni volta diverso.

In generale il dato della partecipazione massiccia anche nelle realtà più piccole è stato messo in evidenza, numeri importanti che si sono consolidati anche negli ultimi atti e che di fatto sbugiardano le cifre fornite dal governo.

Allo stesso tempo le realtà che vivono un territorio di confine hanno messo in evidenza la convergenza e lo scambio con le realtà GJ fuori della Francia.

La discussione dopo una panoramica di tutte le situazioni che hanno espresso dei delegati ha affrontato il primo punto.

L’AG di Commercy ha recensito e sinterizzato le varie rivendicazioni giunte prime dell’appuntamento, richieste alle varie realtà territoriali compiendo un censimento che a detta di tutti è una ottima base di lavoro da ripresentare – dopo l’elaborazione dei vari gruppi di lavoro – alle varie assemblee locali per poi essere rielaborato in un appuntamento successivo.

Sono emerse chiaramente due esigenze che hanno trovato una conciliazione sostenuta con due votazioni dei delegati (entrambe senza alcun voto contrario) sull’elaborazione di un nuovo appello finale che inviti alla partecipazione diretta e che sintetizzi i temi consensuali emersi nelle rivendicazioni recensite.

Da un lato la necessità di mantenere un processo decisionale il più possibile orizzontale e partecipato, l’altro bisogno è quello di essere in grado di comunicare il prodotto dell’incontro che sia il più possibile comprensibile e che ponga con forza alcuni aspetti principali che “impone” la fase che va aprendosi: la condanna della repressione e l’opposizione alla legge “anti-casseurs” che verrà discussa dalla prossima settimana, l’adesione allo sciopero generale del 5 febbraio, il contrasto alle riforme dell’istruzione.

In generale la discussione ha registrato una certa difficoltà dettata probabilmente dalla necessità di coniugare delle forme di democrazia diretta che non scavalchino le realtà locali e non by-passino la necessità di ulteriore sviluppo del confronto sia con coloro che già partecipano alle mobilitazione sia con una cerchia più ampia, che presuppone tempi più lunghi, e una necessità di intervenire tempestivamente in una situazione in cui la repressione governativa non da tregua: “non abbiamo tempo, non abbiamo tempo” ha ribadito un intervento.

In effetti la necessità di costruire una alternativa organizzativa alle mobilitazioni “dirette” dalle figure più in vista e mediatizzate senza che queste vengano effettivamente discusse, così come al tentativo di recupero politico attraverso auto-proclamate liste elettorali GJ (tra l’altro funzionali a LREM), necessità di un processo di auto-apprendimento che non può bruciare le tappe di un metodo il più possibile ispirato ai principi della democrazia diretta, della presa di decisioni consensuali e della partecipazione il più possibile ampia e capillare al processo complessivo, tenuto conto del generale clima di sfiducia e di delegittimazione del quadro politico.

Da Commercy non traspare alcun segnale di riflusso ed emerge la volontà di dare strumenti organizzativi adeguati ad un movimento che è un gigantesco processo di politicizzazione di massa che tutti i partecipanti ribadiscono voler essere antirazzista, anti-sessista e solidale: un immagine del futuro...

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05/12/2017

Potere al Popolo, l'assemblea livornese

Giovedì sera, alla sala della ex Circoscrizione 1 in via Gobetti, si è svolta l’assemblea cittadina per la presentazione del percorso “Potere al popolo”, come sta accadendo in diverse città d’Italia (per ora circa 45). La relazione principale è stata quella di Salvatore Prinzi dell’ex-Opg occupato “Jè so pazzo” di Napoli.

La partecipazione della serata è stata davvero buona con circa 150 presenti, basta vedere le foto pubblicate su facebook nel profilo dell’evento. Un tipo di partecipazione che mostra come la sinistra dal basso sia comunque attenta ai temi della ricomposizione politica. Certo, il tema, rilanciare una aggregazione elettorale di sinistra a partire dal conflitto territoriale, è di quelli da far tremare i polsi, ma è anche vero che il pubblico è attirato proprio da questi temi. Del resto il flop del percorso del Brancaccio, aggregazione di sinistra che intendeva coalizzare dal basso (fallendo) su temi che sono anche di potere al popolo, ha lasciato improvvisamente uno spazio politico. Per questo c’era e c’è curiosità, per capire quali sono le proposte politiche in campo. Prima di Prinzi c’è stata l’introduzione, a cura del comitato organizzatore della serata, sui temi non solo nazionali, oggetto della convocazione, ma anche locali. Quelli di una forte depressione economica che, nelle intenzioni dei promotori, può essere superata solo con una forte mobilitazione permanente dal basso.

A una sala attenta Prinzi ha parlato della spinta che l’ha portato a proporre il progetto a Livorno in rappresentanza dell’ex Opg: dallo specifico locale a quello nazionale. Prinzi ha parlato di ricomposizione da operare, prima ancora che sul piano politico, sul piano sociale autenticamente prepolitico. Poi, nelle intenzioni dei promotori della piattaforma, si tratta di trasformare e mettere a rete nazionale tutte le esperienze territoriali di conflitto e di tessitura del legame sociale. In quel modo una lista elettorale può essere perlomeno rappresentativa di parti significative della società italiana. Per quanto riguarda il programma, la cui bozza è apparsa in rete pochi giorni fa, è stato definito emendabile e da discutere. Del resto l’assemblea nazionale del 17 dicembre a Roma, serve proprio a questo. Dopo Prinzi c’è stata una serie di interventi piuttosto miscelata. Interventi più tradizionali, o legati a organizzazioni già conosciute, si sono alternati a interventi più attenti all’analisi della situazione politica attuale o a quella della condizione sociale che stiamo attraversando.

Le impressioni

Che questo percorso incontri sia attenzione che scetticismo non è una novità. Anzi, è un classico dei percorsi che, giocoforza, nascono da situazioni di movimento per collocarsi altrove pur mantenendo le radici originarie. Del resto l’Italia, dei tanti laboratori politici che è stata, può fregiarsi il titolo di laboratorio politico dei fallimenti di questo tipo di percorso. Allo stesso tempo una reale spinta dal basso c’è, altrimenti l’assemblea non sarebbe riuscita nonostante i pochi giorni di preavviso. Decisive, per capire il successo dell’iniziativa, saranno le prossime settimane. Sia sul piano nazionale che locale. Dall’assemblea nazionale del 17 a Roma, alle prossime territoriali, si capirà se l’articolazione del movimento messo in piedi è solida e in grado di tenere sul piano della campagna elettorale. Certo, il vuoto pneumatico che esprime la sinistra ufficiale è spaventoso. Paradossalmente mette in condizione chi sa operare politicamente di poterlo fare. Perché il livello di rigor mortis della sinistra ufficiale è così esteso da non poter rappresentare un ostacolo per i movimenti di base e le sue istanze.

Fonte


18/11/2017

Eurostop all’assemblea di Roma. “Senza rottura non c’è cambiamento possibile”


La “pazziata” convocata dai compagni di Napoli ha risolto un problema per molti: adesso c’è una idea e una proposta sul campo per affrontare la scadenza elettorale.

L’ipotesi del Brancaccio è fallita perché era il residuo di un piccolo e ormai insopportabile mondo antico della sinistra italiana.

La prospettiva che può indicare l’assemblea di oggi è priva di quella opprimente sensazione di sconfitta o di quel senso da ultima spiaggia, al contrario potrebbe rilanciare in avanti.

Oggi è necessario rimettere in campo una visione decisiva: quello di un cambiamento radicale di un sistema di disuguaglianze sociali e autoritarismo diventato ormai insostenibile e insopportabile proprio perché è fondato sulle disuguaglianze e l’autoritarismo. Il modello repressivo di Minniti incarna perfettamente questo sistema. Quindi è un’assemblea che vorrebbe mettere fine alla stagione del meno peggio o dell’illusione di poter tirare la giacca a governi amici e alla politica istituzionale.

Di fronte a questo stato mentale delle esperienze della sinistra, la gente, il nostro popolo o non va a votare o “vota per vendetta” – come dimostrano le ultime elezioni nelle periferie o i risultati delle Rsu nelle fabbriche metalmeccaniche – anche contro una sinistra ormai percepita come parte del sistema e del problema e non una sua alternativa.

Se rimettiamo finalmente in campo l’idea del cambiamento, dobbiamo rimettere in circolazione anche l’idea che questo non è possibile senza una rottura con la situazione esistente. E sul quadro esistente pesa un convitato di pietra – rimosso troppo spesso dall’analisi e della discussione – e che detta fin nei minimi dettagli (a livello di governo centrale e di amministrazioni locali) i limiti dentro cui è consentito muoversi.

Questo convitato di pietra è la gabbia costruita intorno all’Unione Europea, alla Nato e all’Eurozona. E’ una gabbia fatta di vincoli e automatismi in cui non c’è spazio per la democrazia, la sovranità popolare, le risorse o i margini per cambiare concretamente l’ordine delle priorità sociali (l’esperienza della Grecia lo ha dimostrato). E questi trattati vincolanti sono incompatibili con la Costituzione che abbiamo difeso con efficacia nel referendum del 4 dicembre dello scorso anno.

La Piattaforma Eurostop guarda positivamente alla proposta messa in campo dai compagni di Napoli e su questo discuterà e deciderà nella sua assemblea nazionale del prossimo 2 dicembre.

In coerenza con la sua ragione sociale, Eurostop ritiene centrale e decisiva la questione della rottura con l’Unione Europea, l’euro e la Nato come presupposto inevitabile di ogni vera ipotesi di cambiamento politico, democratico e sociale nel nostro e negli altri paesi.

A nostro avviso questo è uno spazio politico e sociale praticabile con efficacia per le forze progressiste – come si è visto in Francia – ed è l’unico, insieme all’antifascismo militante, che può contendere lo spazio alla destra tra la nostra gente, nelle periferie come nei luoghi di lavoro.

Discutiamone presto e lealmente e lavoriamo ad una sintesi possibile.

Piattaforma Eurostop

Roma, 18 novembre


Fonte

23/10/2015

Irruzione di polizia e Digos all' ex Gea di Pisa pistole alla mano

aggiornamento ore 21.45:

terminata ora l'assemblea alla facoltà di lettere occupata. Centinaia di persone hanno ribadito che non si lasceranno intimidire dalla brutalità di questo sgombero; l'appuntamento è quindi per domattina alle 10.00 di fronte a lettere, per muoversi per le facoltà e richiedere a gran voce che i vertici dell'università si prendano le loro responsabilità!

aggiornamento ore 20:30:

centinaia di #studenti occupano la facoltà di lettere in risposta allo sgombero di oggi. Ora è in corso un'assemblea per rilanciare le lotte

aggiornamento ore 20:20:

il corteo ha raggiunto la mensa universitaria per poi rilanciare

aggiornamento ore 19:52:

Il corteo continua a crescere, in oltre 400 attraversano con rabbia la città mentre dalla facoltà di storia ci si dirige alla mensa universitaria.

aggiornamento ore 19:25:

Il corteo numeroso sta bloccando i lungarni di fronte al rettorato chiedendo le dimissioni del rettore di Pisa e quelle di Mazzantini, il responsabile all'economato che ha dato l'ok all'azione di polizia.

Si susseguono anche lanci di uova e scatolame all'indirizzo del Rettorato.

aggiornamento ore 19:10:

Si conferma che non ci sono stati fermi, tutti rilasciati gli studenti precedentemente bloccati all'interno dell'ExGea. In oltre trecento ora in corteo dal polo Fibonacci all'aula studio Pacinotti, per poi raggiungere gli altri poli dell'ateneo.
La rabbia è tanta e il corteo prosegue determinato scandendo cori contro la polizia e denunciando il vile accaduto.

aggiornamento ore 18:50:

gli studenti all'interno sono stati fatti uscire e ora si muovono in corteo per denunciare quanto accaduto!

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Vergognosa irruzione meno di una ora fa all'ex Gea all'interno del Polo di Pisa. Poliziotti e digos sono entrati puntando le pistole nel magazzino occupato due giorni fa dagli studenti e dalle studentesse in protesta contro i nuovi parametri ISEE che minano l'accesso allo studio di centinaia di iscritti all'Ateneo.

L'operazione di polizia è totalmente volta a intimidire una protesta che fa paura in quanto sempre più allargata; riprova ne è stata la grande assemblea universitaria in città che ha visto centinaia e centinaia di partecipanti. La scusa additata per questa irruzione è quella di furto di libri in un magazzino che ne stipa migliaia a insaputa di tantissime persone da anni!

Un atto intimidatorio inaccettabile che vede in questi istanti trenta studenti bloccati dentro e la risposta solerte di oltre un centinaio di solidali che si sono subito riversati all'esterno dell'edificio.

La Redazione di Infoaut fa appello ad accorrere quanto prima in solidarietà a chi si trova all'interno e contro questo inaccettabile sopruso!

A breve maggiori e più dettagliate informazioni su quanto sta accadendo!

Fonte